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Deliveroo, Glovo-Foodinho, Just Eat, Uber eats sotto scacco dei pm milanesi: sanzioni per 733 milioni

Le quattro principali società di consegne di pasti a domicilio messe alle strette da un’inchiesta della Procura. Obbligo di assunzione per 60mila lavoratori

di Stefano Elli

Riders, Deliveroo condannata per l'algoritmo: "Sentenza storica"

2' di lettura

La maggior parte dei reati contestati sono sotto l’ombrello della legge 81 del 2008 che tratta le norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. Ma le conseguenze sanzionatorie per le big four, Deliveroo, Just Eat, Glovo-Foodinho, Uber eats potrebbero rivelarsi esiziali per la prosecuzione del business e per le società bersaglio del provvedimento. La maxi-inchiesta della procura di Milano, coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano (dipartimento salute e sicurezza pubblica) che si è perfezionata questa mattina con la notifica agli amministratori delle quattro società coinvolte degli atti di prescrizione, si è incardinata intorno al decreto legislativo del 19 dicembre 1994 numero 758 intitolato «Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro».

Si tratta di una porta anti panico per evitare conseguenze peggiori penali. Un lavacro possibile e senz’altro percorribile e conveniente sia per le persone giuridiche sia per quelle fisiche eventualmente colte in fallo. Naturalmente purché si paghi. Entro 90 giorni. E in questo caso profumatamente. Visto che un calcolo della procura stima le sanzioni erogabili in circa 733 milioni di euro al netto delle eventuali sanzioni comminate da Inps e Inail.

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Le indagini sono state effettuate e dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro delegato alle indagini. Nel corso delle verifiche ispettive effettuate nel corso dell’inchiesta, durata oltre un anno, i Carabinieri del Ncil hanno riscontrato attraverso le testimonianze di mille rider non solo a Milano ma anche in altri centri italiani, elementi di particolare criticità e violazioni di obblighi di sicurezza incompatibili con la condizione di lavoratori autonomi conferita ai rider, cioè a coloro che consegnano in bicicletta e con una condotta di guida spesso “garibaldina” perché condizionata da algoritmi precisi che ne misurano rendimento, velocità e disponibilità alla ricezione degli ordini, i pasti a domicilio a clienti impossibilitati a muoversi durante la pandemia.

Oltre a questo vi sarebbero violazioni di obblighi in materia assicurativa e in materia di dotazioni di sicurezza dei mezzi. Oltre al fatto che la particolare natura del rapporto di lavoro (definito dagli inquirenti di “caporalato digitale”) impediva la regolare contribuzione all’Inail e a quella previdenziale dell’Inps. Secondo quanto spiegato dalla Procura di Milano, oltre «60mila lavoratori» di queste società dovranno essere assunti dalle aziende come “lavoratori coordinati e continuativi”, ossia passare da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati. «Diciamo al datore di lavoro - è stato spiegato - di applicare per quel tipo di mansione che svolgono i rider la normativa, di applicare i contratti adeguati e quindi ci devono essere quelle assunzioni». Altrimenti saranno presi «provvedimenti» specifici.

La procura milanese ha poi delegato il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano di approfondire le tematiche fiscali emerse nel corso dell’inchiesta che sono suscettibili di approfondimenti investigativi, in particolare per quanto attiene alla canalizzazione e all’eventuale dispersione dei flussi di denaro provenienti dai pagamenti dei clienti retail . È quindi possibile l’apertura di un ulteriore fascicolo di inchiesta su ipotizzati reati di natura tributaria.

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