regge l’intesa m5s-pd

Delrio: resta possibile la revoca su alcune concessioni autostradali

«Renderemo più efficiente e razionale – ha confermato il premier Conte – il sistema delle concessioni operando una progressiva e inesorabile revisione di tutto il sistema»

di Giorgio Santilli


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2' di lettura

La partita autostradale si arricchisce di due tasselli che non mettono in discussione l’impianto dell’accordo M5s-Pd ma lo rafforzano. La dichiarazione più forte l’ha fatta ieri Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera e “firmatario” per i Dem dell’accordo di governo. Sulle concessioni autostradali – ha detto Delrio – «siamo stati molto chiari: la revisione dei sistemi concessori, non solo autostradali, è importante per tutelare sempre al meglio l’interesse pubblico. Alcune concessioni, in particolare quelle collegate alla tragedia del ponte Morandi, vanno viste, come sta facendo già la Presidenza del Consiglio, con gruppi di esperti che potranno anche arrivare fino alla revoca».

L’altro tassello viene dall’intervento del premier alla Camera. È in sintonia con quel che dice Delrio, a conferma che il patto è solido. «Renderemo più efficiente e razionale – dice Conte – il sistema delle concessioni operando una progressiva e inesorabile revisione di tutto il sistema. Quanto al tema di concessioni autostradali avviato a seguito del crollo del ponte Morandi, porteremo a completamento il procedimento senza nessuno sconto per gli interessi privati, avendo quale obiettivo esclusivo la tutela dell’interesse pubblico e la memoria delle 43 vittime, una tragedia che rimarrà una pagina indelebile della nostra storia patria».

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Il titolo di Atlantia a Piazza Affari ieri ha avuto un ribasso che sfiora il 2% dopo queste dichiarazioni. Nella sostanza l’accordo resta però quello raccontato dal Sole 24 Ore già dal 30 agosto. E le parole di ieri lo confermano. Tre i pilastri: 1) revisione severa del sistema delle concessioni, con riguardo soprattutto a un sistema tariffario unificato per tutte le concessionarie sulla base di un price cap e all’accelerazione degli investimenti; 2) decisione sulla revoca affidata al premier sulla base di pareri giuridici e non di posizioni politiche di bandiera; 3) tempi della decisione sulla revoca non immediati ma quando tutti gli elementi necessari per decidere consentiranno il completamento del procedimento amministrativo.

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Per Conte la revisione sarà «inesorabile» e il punto di confronto aspro sarà la tariffa. Il governo intende rifarsi alla delibera 71/2019 dell’Autorità di regolazione dei trasporti che impone un price cap (inflazione programmata meno X di efficientamento) con l’obiettivo di garantire miglioramenti di efficienza della gestione e tempestiva realizzazione degli investimenti programmati.

Quanto alla revoca, nessuno l’ha mai esclusa. Ma sarà alla fine del procedimento e tenendo conto del parere richiesto dal precedente governo. Secondo quel parere, per evitare indennizzi e risarcimenti miliardari, sarà meglio rinegoziare che revocare. Nulla è scontato, ma all’orizzonte si profila una dura stagione di rinegoziazioni.

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