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Delusione Inter. E per i nerazzurri incognita sul futuro

L’ultima gara di Europa League persa 2 a 3 contro il Siviglia. L’Inter ha perso una finale, ma rischia di allontanare il futuro

di Giulio Peroni

Juve, tifosi sollevati per la sconfitta dell'Inter: "Giusta punizione per Conte"

2' di lettura

L’Inter ha perso una finale, ma rischia di allontanare il futuro. È decisamente peggio. Antonio Conte, visto venerdì sera, sembra ormai distante da tutto. Vicino solo a se stesso. Nel post partita ha evitato l’analisi di una sconfitta senza riserve e rimpianti. Maturata più per reale sostanza dei propri contenuti, che per effettivi demeriti. O per la forza discreta ma sopportabile dell’avversario. Il tecnico ha detto che lui e società hanno idee diverse. L’ha fatto parlando al passato. In ogni suo periodo.

Del suo cortometraggio con l’Inter non ha raccontato trama e scenografia. Si è soffermato solo sulla scena finale. Focalizzato sui titoli di coda. Lo ha fatto con assenza emotiva, formale riconoscenza. Troppo poco per un sanguigno come lui. Sembra più di un addio. Non per reale indisponibilità a tornare indietro. Ma perché Conte sa che la sua richiesta a Suning di cambiamento strutturale, radicale, forse di filosofia, ha un costo elevato. Gli stravolgimenti esterni richiedono sacrifici, destabilizzazione. Che forse la proprietà nerazzurra non ha messo, non vuole mettere in conto.

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Forte di un progetto che avanza. Che sicuro non arretra per una sconfitta in una finale di Europa League. Che semmai ne accelera la crescita. Suning ha costruito una macchina che dopo dieci anni di stanziale oblio cammina. Conte gli ha trovato il giusto carburante. Il presidente Zhang e Marotta non possono non tenerne conto. La squadra che cede 3-2 al Siviglia (sesta vittoria nella competizione) dà comunque la sensazione di essere andata oltre se stessa. Un merito. Ma anche una dichiarazione di attuale incompatibilità con il successo. L’Inter ha perso per un’autorete del suo uomo migliore (Lukaku), non ha vinto per mancanza di autorevolezza.

I nerazzurri hanno problemi in mezzo al campo. Ma è lì che si costruiscono identità, grandezze. Nessuno dei mediani nerazzurri, laterali inclusi, sa dare uno strappo alla gara. Un dribbling, un’incursione, un’intuizione senza palla. Brozovic, Gagliardini, Young e D’Ambrosio. Il loro è un calcio lento, pulito, ma di ordinata tessitura. Mai di genio, imprevedibilità. Barella rispetto a loro ha una marcia in piu. Che puntualmente annulla con inutile irruenza, cartellini gialli evitabili, troppo condizionanti. L’Inter ha preso due reti su calci piazzati, ne ha infilati due (uno su rigore) senza mai spaventare l’avversario.

Senza mai costringerlo alla rielaborazione del proprio credo. Un tiro poco convinto di Gagliardini, una accelerata di Lukaku, con conclusione parata. Al netto delle due marcature, la squadra nerazzurra questo ha prodotto. E dopo la terza rete spagnola, le si è spenta la fiducia. Otre al fuoco sacro di chi si gioca l’ultima carta con l’azzardo. L’Inter sconfitta nella finale di Colonia, nei due scontri diretti con la rivale Juventus, è diventata competitiva, futuribile se ampiamente corretta. Ma non ancora credibile in certi giorni. Quelli che contano. L’area di criticità è nelle gambe di troppi, nella testa di molti. Serve personalità, leadership. Caratteristiche che ha Lukaku, non ancora Lautaro Martinez (venerdì sera impalpabile), sicuramente Conte in panchina. Nel bene e nel male, uno come Antonio è difficile da trovare. L’Inter riparta (anche) da questa certezza.

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