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Democratici a dibattito, Elisabeth Warren attaccata dai moderati

La chiara dimostrazione che Elizabeth Warren, con la sua robusta agenda progressista, è oggi in testa ai sondaggi tra gli elettori democratici che dovranno scegliere lo sfidante di Donald Trump nel 2020 è arrivata dal numero di duri attacchi che ha ricevuto sul palco dell’ultimo confronto tra candidati alla nomination

di Marco Valsania


Usa, impeachment e Turchia dominano il dibatitto dei democratici

4' di lettura

NEW YORK - La chiara dimostrazione che Elizabeth Warren, con la sua robusta agenda progressista, è oggi in testa ai sondaggi tra gli elettori democratici che dovranno scegliere lo sfidante di Donald Trump nel 2020 è arrivata dal numero di duri attacchi che ha ricevuto sul palco. Tanti nemici, durante il dibattito tra gli aspiranti alla nomination martedì 15 ottobre nel cuore industriale dell’Ohio, tanto onore. Warren, senatrice del Massachusetts, è finita sotto il tiro incrociato dei rivali, soprattutto dei candidati moderati, dal più noto Joe Biden ai più arrembanti, quali il sindaco di South Bend in Indiana Pete Buttigieg alla senatrice del Minnesota Amy Klobuchar. Hanno sostenuto che le sue proposte di riforma sono troppo radicali e costose per unire il Paese e conquistare la Casa Bianca, a cominciare dalla creazione di un sistema sanitario pubblico.

Un sondaggio pubblicato poche ore prima del dibattito dalla George Washington University ha consacrato l’avanzata di Warren: in una corsa ancora fluida e a mesi di distanza dalle primarie, vanta il 28% dei consensi, seguita dall’altro portabandiera della sinistra del partito democratico Bernie Sanders con il 21%, e con Biden distante terzo al 18 per cento. Con la candidatura di Biden che appare in difficoltà - in parte proprio per le appannate performance durante i dibattiti compresa quest'ultima - i restanti aspiranti moderati sono parsi giocare le loro carte per raccogliere se necessario il testimone. Ma Warren ha anche allargato il proprio consenso tra la base meno militante del partito e degli indipendenti vicini a democratici, strappando i consensi del 33% di chi si definisce semplicemente “liberal”.

I riflettori sono stati così puntati (quasi) tutti su di lei. Buttigieg l’ha accusata di non rispondere «con onestà all'opinione pubblica» alla domanda su come finanzierà un sistema sanitario pubblico, battezzato Medicare for All, se in particolare alzerà generalmente le tasse. Klobuchar l’ha incalzata definendo il piano come un «miraggio» e chiedendo a chi «manderà la fattura». Warren ha però mantenuto fede alla sua linea: ha dichiarato che non firmerà alcuna legge sanitaria che aumenti i costi per i ceti medi, anzi che «non tagli i costi per le famiglie medie». L’onere di fornire le risorse per la riforma toccherà anzitutto ai «grandi patrimoni e corporations».

Sanders, autore in realtà della proposta sostenuta da Warren, è intervenuto per affermare che le imposte dovrebbero aumentare per tutti ma che i ceti medi e popolari a conti fatti risparmieranno molto, perchè il nuovo sistema ridurrà drasticamente i costi dell’assistenza oggi gonfiati a dismirura da compagnie di assicurazioni e società farmaceutiche. Sanders, reduce da un attacco cardiaco, ha anche offerto assicurazioni sulla propria salute e ha annunciato prossime adesioni significative alla sua campagna, secondo indiscrezioni a cominciare da quella della popolare neodeputata della sinistra di New York Alexandria Ocasio-Cortez.

Warren, nonostante gli attacchi, ha tenuto banco tra i 12 duellanti del quarto dibattito democratico durante l’intera serata. È stata chiamata in causa e ha parlato più a lungo di tutti, quasi 23 minuti, seguita a distanza da Biden con oltre 16 minuti. Ha difeso e rilanciato numerose delle sue proposte, da alcuni democratici attaccate come «punitive»: da un’imposta sui grandi patrimoni per pagare asili d’infanzia, cancellare il debito degli studenti e rendere gratuite le università pubbliche, al breakup dei colossi dell'economia digitale e di Internet. Fino alla lotta contro la corruzione a Washington, contro l’influenza di grandi aziende e grandi lobby. Warren ha vantato di essere, assieme a Sanders, l’unica candidata a non accettare contributi da grandi finanziatori e società alla sua campagna.

In uno momento di scontro diretto tra Warren e Biden, Warren ha preso di petto la tesi di Biden di essere lui il candidato più qualificato per i risultati legislativi ottenuti nella sua carriera. Warren ha ricordato di aver ideato la nuova, efficace agenzia federale per la protezione dei diritti finanziari dei consumatori nata all’indomani della grande risi del 2008, il Consumer Financial Protection Bureau. Biden ha vantato di essere stato cruciale nel sostenere quella agenzia. Ma Warren ha ringraziato Barack Obama per il supporto e rimarcato che gran parte di Washington era invece contraria e definiva il suo progetto irrealizzabile per l’opposizione delle banche, come oggi considera impossibile Medicare for All per il no dell’industria della sanità.

Non sono mancati, durante gli scambi pure intensi tra i candidati, momenti di unità anti-Trump tra i democratici. Unità sull'importanza di procedere con l'impeachment del presidente per gli abusi di potere e le violazioni alla Costituzione emerse con le pressioni sull'Ucraina affinché aprisse indagini considerate infondate su Biden e su suo figlio Hunter. Nessuno ha criticato i Biden per i rapporti di business di Hunter in Ucraina e Cina. Unità è emersa anche sulla denuncia d’una politica estera caotica che ha fatto adesso precipitare una grave crisi in Siria, permettendo l'invasione turca per assalire i curdi. Come, in politica interna, sulla difesa dei diritti delle donne a cominciare dall’aborto, oggi nel mirino di numerose leggi statali negli Usa con l’appoggio dell'amministrazione repubblicana.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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