IN CERCA DI EQUILIBRIO

Democrazia liberale a rischio senza opposizione

di Sergio Fabbrini

4' di lettura

Non pochi cambiamenti sono in corso nella politica italiana. Il governo in carica afferma la sua discontinuità radicale dai governi precedenti. Il discorso pubblico è monopolizzato dal linguaggio dei leader dei due partiti che lo costituiscono. Tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini è in atto una concorrenza sfrenata per accrescere il rispettivo tasso di popolarità, oltre che per stabilire la tematica che il Paese deve considerare come prioritaria. Un sistema comunicativo senza precedenti, basato sulla mobilitazione dei social media e l’utilizzo di tecnologie sofisticate per la diffusione di immagini e messaggi, è al loro servizio. Un nuovo ceto politico populista, imponendo il proprio stile aggressivo alla discussione pubblica, ha accentuato la polarizzazione sociale.

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Chi non la pensa come chi governa, è un «cretino del pensiero unico» (nella migliore delle ipotesi) oppure un «servo del vecchio regime» (nella peggiore delle ipotesi). Si può comprendere che, osservatori europei e americani, si domandino se l’Italia stia diventando un regime illiberale. È una preoccupazione giustificabile? La mia risposta è che l’Italia sia diventata piuttosto una democrazia sbilanciata, anche se il suo sbilanciamento (se si cronicizza) può produrre esiti illiberali. Provo a spiegarmi.

Se la democrazia liberale è il regime politico in cui l’esercizio del potere di governo è circoscritto, allora non è plausibile sostenere che l’Italia di Di Maio e Salvini sia assimilabile alla Turchia di Erdogan o al Venezuela di Maduro.

Contrariamente a ciò che avviene in queste ultimi Paesi, chi governa, in Italia, continua a farlo all'interno di un sistema multiplo di controlli e bilanciamenti (la cui esistenza e legittimazione sono indipendenti dal governo stesso). È indubbio che Di Maio e Salvini siano impegnati a conquistare risorse e posizioni pubbliche con cui controllare il funzionamento di istituzioni importanti per il successo del loro governo, ed è indubbio che entrambi mostrino una scarsa (se non nulla) considerazione per le procedure dello stato di diritto interno o per gli obblighi derivanti dal rispetto del diritto esterno. Peraltro, la loro insofferenza verso quelle procedure (che impediscono di tenere le persone prigioniere in una nave militare italiana) o quegli obblighi (che richiedono di dare il nostro contributo al bilancio dell'Unione europea o Ue) è politicamente profittevole per entrambi. Alimentando il risentimento dei cittadini (contro gli immigrati, contro l'Europa), la loro popolarità cresce.

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Ciò nonostante, l'infrastruttura liberale del nostro sistema repubblicano continua a funzionare. Lo stato di diritto non è in pericolo, anche se è minacciato.In pericolo, invece, è l'equilibrio tra i poteri politici. La nostra democrazia è sbilanciata perché manca il principale contrappeso politico del governo, l'opposizione parlamentare. Non si tratta, occorre ricordare, di un fenomeno recente. La storia della Seconda repubblica (dopo il 1992) è stata caratterizzata da governi senza opposizioni. L'assenza di opposizioni esterne aveva quindi favorito la formazione di opposizioni interne allo stesso governo o alla stessa maggioranza (Bertinotti contro Prodi, Fini o Tremonti contro Berlusconi, Bersani contro Renzi). Dopo il lungo periodo dell'opposizione ideologica che aveva connotato la Prima repubblica, l'opposizione è sembrata scomparire nella Seconda repubblica. Tuttavia, dopo le elezioni del 4 marzo scorso, la questione dell'opposizione è diventata di più ingarbugliata.

Sulla destra, Forza Italia non riesce a fare l'opposizione ad un governo costituito da un partito (la Lega) con cui è alleata in molti governi locali e regionali (e con il quale si era presentata alle elezioni parlamentari). Sulla sinistra, il Pd non sa se deve fare l'opposizione ad un governo costituito da un partito (Cinque Stelle) che ritiene sia stato votato da settori del suo elettorato. Forza Italia non spinge la sua opposizione per non interrompere i rapporti con la Lega e il Pd fa altrettanto per non compromettere una futura collaborazione con i Cinque Stelle. L'esito è che le due opposizioni sono internamente paralizzate, lasciando così un grande spazio di manovra a chi governa.Di qui lo sbilanciamento della democrazia italiana. L'opposizione è pre-emptied, svuotata ancora prima di formarsi. E continuerà ad essere paralizzata fino a quando le sue componenti non riusciranno a cambiare il loro schema di riferimento. Il riequilibrio politico della democrazia italiana non può avvenire attraverso una “nuova sinistra” mobilitata contro un “governo di destra” (versione Pd) o attraverso una “nuova destra” mobilitata contro un “governo di sinistra” (versione Forza Italia).

Quel riequilibrio sarà possibile quando le opposizioni si renderanno conto che sinistra e destra sono categorie politiche poco utilizzabili per definire il governo Di Maio/Salvini. Quel governo persegue un programma sovranista che, in quanto tale, può anche includere posizioni tradizionalmente di destra (rispetto all'immigrazione o all'uso privato delle armi) o di sinistra (rispetto al lavoro o alle pensioni). Un programma sovranista che può condurre (se incontrastato politicamente) all'indebolimento dell'infrastruttura liberale della nostra repubblica. Dopo tutto, se si continua a delegittimare le leggi che ostacolano il conseguimento di un obiettivo politico (“chiudere i porti italiani”, ad esempio), e nessuno avanza proposte alternative nel quadro di quelle leggi, allora la democrazia illiberale finirà prima o poi per attecchire.Insomma, il problema della democrazia italiana è l'assenza di una opposizione politica al governo sovranista. L'opposizione è necessaria per creare le condizioni di un confronto pubblico nel merito delle politiche proposte o perseguite, così circoscrivendo il populismo del governo e il moralismo dell'anti-governo. L'opposizione è una istituzione della democrazia, prima ancora che una forza partigiana. Come ha spiegato più di mezzo secolo fa Robert Dahl, tutti i regimi politici hanno un governo, ma solamente le democrazie liberali hanno anche un'opposizione. I cambiamenti che stanno attraversando l'Italia hanno fatto nascere un nuovo governo. Occorre che facciano emergere presto anche una nuova opposizione.

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