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LE INCHIESTE DI FIUME DI DENARO

Depardieu, Arnault e Monsieur Auchan: il Belgio è l’Eldorado fiscale dei vip

dagli inviati Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi


I “nomadi fiscali” trovano casa in Belgio

11' di lettura

Che ci fa un mostro sacro del cinema mondiale come Gerard Depardieu in un villaggio desolato del Belgio al confine con la Francia? È da poco passata l’ora di pranzo e a Néchin, una frazione del comune di Estaimpuis - cento chilometri a ovest di Bruxelles - non si vede un'anima per strada. C'è la filiale di una banca. Chiusa. Un bar. Chiuso. Una friggitoria e un panificio, chiusi anche loro. E poi una chiesa, una scuola elementare, trattori, mucche, campi di patate e in lontananza pale eoliche che girano al vento. Il cielo è grigio, di un colore che appiattisce ogni prospettiva. Solo l'erba è di un verde intenso. Un muggito rompe il silenzio.

Questa non è Parigi e neppure Londra o New York. E allora, cosa spinge in una landa così isolata un attore tra i più famosi al mondo, amante della vita godereccia e sregolata? A Néchin, tra l'altro, non c'è neppure il cinema.
A farlo capitare da queste parti è il fisco, ovviamente. Depardieu, infatti, non vive qui ma in questo paese ha la domiciliazione fiscale. Perché il Belgio è un “paradiso” dell'Unione europea per chi scappa dall'”inferno” di casa propria.

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A fuggire, però, non sono migranti come quelli che sbarcano in Italia ma ricchi imprenditori, uomini d'affari e professionisti di ogni tipo. Vip con tanti, tantissimi soldi, protagonisti di una migrazione che prosegue da anni. I “nomadi fiscali”, come li definisce Xavier Oberson, avvocato svizzero docente all'Università di Ginevra, stringono d'assedio (per modo di dire) il Belgio su due fronti contrapposti: dalla Francia a ovest, dall'Olanda a nord-est. Il paese è oggetto di una duplice immigrazione fiscale, una manovra a tenaglia, e il governo - naturalmente - è felice di spalancare le porte agli “invasori”.

IL LABIRINTO FISCALE EUROPEO I regimi di tassazione per le imprese nel confronto tra Italia e Belgio. (Fonte: Led Taxand Italia)

I francesi che scappano dall'imposta sulle fortune economiche, la tassa che colpisce i redditi più elevati d'oltralpe (cancellata nel gennaio 2018 da Emmanuel Macron e trasformata in una meno gravosa Imposta sulla ricchezza immobiliare) scelgono la Vallonia, in particolare le province del Brabant Wallon e dell'Hainaut. I facoltosi olandesi fanno rotta invece sulle Fiandre, verso Anversa e la provincia del Limburgo. Entrambi amano installarsi a ridosso dei rispettivi confini, zone dove il valore delle abitazioni di lusso è schizzato alle stelle.

Come ti azzero le imposte
Ma non è solo questo a fare del Belgio un “paradiso” in terra europea. Insomma, nel paese non c'è soltanto una tassazione sulle persone fisiche inferiore a quella imposta in Francia e in Olanda per i redditi più elevati (e solo per quelli, perché per il resto le tasse sono alte). Ci sono anche quelle che il deputato belga del Partito del lavoro, Marco Van Hees, chiama le «nicchie fiscali» e cioè alcune leggi tributarie che come in un gioco di prestigio riducono o azzerano l'imposizione delle grandi multinazionali. Misure finite più volte nel mirino dell'altro governo di Bruxelles, la Commissione europea, e che l'esecutivo belga ha dovuto via via modificare o cancellare per evitare l'arrivo di sanzioni per aiuti di Stato.

Tanto per dire, grazie a una particolare “nicchia fiscale” - il cosiddetto interesse nozionale - nel 2011 la Arcelor Mittal Financial & Service Belgium, la società che funge da polmone finanziario del gruppo siderurgico dell'imprenditore indiano Lakshmi Mittal (lo stesso che ha rilevato l'Ilva di Taranto) ha realizzato un utile di un miliardo e 600 milioni di euro prima delle imposte. Dopo le tasse la cifra entrata nelle casse della multinazionale non è cambiata: sempre un miliardo e 600 milioni. Perché grazie alla legge Arcelor Mittal non ha dovuto pagare neanche un euro al fisco belga e il suo tasso di imposizione fiscale si è inchiodato allo 0,00%. Una pacchia quasi completamente finita dopo le minacce di sanzioni della Commissione Ue.

Gerard Depardieu - REUTERS/Tobias Schwarz (GERMANY - Tags: SOCIETY ENTERTAINMENT)

Le società di Cyrano
E allora bisogna venire qui a Néchin per comprendere perché il Belgio è l'Eldorado di una selezionata ed esclusiva lista di privilegiati, che si tratti di individui o di società.

Sulla via che porta all'antica dogana di Estaimpuis sorge una villa a due piani costruita nel XIX° secolo e dipinta interamente di bianco. Gli abitanti di Néchin la conoscono come “villa blanche”, la villa bianca. Battezzata anche “white cloud”, l'abitazione si estende per 450 metri quadri e possiede un grande giadino posteriore. Sulla cassetta postale ci sono i nomi di tre società controllate da Gerard Depardieu, tre Sprl (Società privata a responsabilità limitata), domiciliate proprio a “Villa blanche”.

La prima si chiama Espace Depardieu, si occupa di gestioni immobiliari ed è gestita da Michel Boyard, stretto collaboratore e amico dell'attore francese. Nell'ultimo bilancio disponibile (relativo al 2015) ha registrato una perdita di 34mila euro, dopo i 62mila euro di rosso dell'anno precedente. La Lille 50 - altra società il cui nome compare sulla buca delle lettere - si occupa invece di compravendite immobiliari e nel 2016 ha perso 25mila euro. C'è poi la Cyran'R, che gestisce l'aereo personale di Depardieu e che nel 2016 ha chiuso il bilancio in attivo di 331mila euro.

Nella villa ha sede anche un'altra società della star francese che ha impersonato Cyrano de Bergerac e Obelix, la Holding 2712 (come la sua data di nascita visto che Depardieu è nato il 27 dicembre 1948). La holding (35.600 euro di perdite nel 2016) controlla quote di minoranza della Cyran'R e della Lille 50.
Depardieu non sembra avere gran fiuto per gli affari, a giudicare dai bilanci, ma ha scelto Néchin per stabilire il suo domicilio fiscale e quello delle sue società proprio perché in Belgio non si paga l'imposta di solidarietà sulla ricchezza (Isf) e perché sia le tasse sulle plusvalenze in caso di cessioni di società sia le imposte di successione sono più basse che in Francia.

Daniel Senesael (a sinistra), sindaco di Estaimpuis, con l’attore francese Gerard Depardieu - AFP PHOTO / PHILIPPE HUGUEN

L’enclave francese in Belgio
Ma Depardieu è in ottima compagnia. «Estaimpuis ha 10mila abitanti ed è il comune con la più alta percentuale di francesi in Belgio, il 33% - spiega il sindaco Daniel Senesael, deputato socialista al Parlamento di Bruxelles -. Sono attratti dall'ambiente bucolico, dalla sicurezza ma anche da motivi fiscali. Il nostro cittadino più celebre è Gerard Depardieu, che ha scelto Néchin per la vicinanza alle grandi infrastrutture dei trasporti: l'aeroporto di Lille, le autostrade. Ma anche per usufruire delle facilitazioni che il fisco belga può offrire e per evitare l'imposta sulle ricchezze al tasso dell'80% che Francois Hollande aveva istituito in Francia. A Estaimpuis - aggiunge Senesael - ci sono anche molti esponenti della famiglia Mulliez, che ha fondato grandi società come Auchan e Decathlon. L'ambiente rurale, la vicinanza con la Francia e le agevolazioni fiscali sono i motivi per cui qui ci sono 3.400 residenti francesi».

Un bel record. E basta fare un giro lungo la Rue Reine Astrid per rendersene conto. La lunga strada costeggiata di ville porta direttamente al confine con la Francia. Meno di quattro chilometri separano la residenza di Depardieu dall'abitato di Toufflers, primo paese francese sulla linea del confine. La chiamano la “via dei ricchi” proprio perché su questa strada ci sono le ville dei facoltosi francesi che hanno deciso di stabilire qui la loro residenza: gli “esiliati fiscali”. Come per esempio Patrick Mulliez, figlio di Gerard, il fondatore dei supermercati Auchan, oppure Genevieve Mulliez o Alix Mulliez. Qualcuno l'ha anche battezzata (ironicamente) “Rue Mulliez”. Insieme a Depardieu, i Mulliez sono infatti i più famosi cittadini di Estaimpuis. Hanno varcato un confine e magicamente hanno ridotto la pressione fiscale che grava sui loro redditi. Pochi passi e sono arrivati in “paradiso” (fiscale).

Gerard Mulliez, proprietario tra gli altri del gruppo Auchen e Leroy Merlin - AFP PHOTO / PHILIPPE HUGUEN / AFP PHOTO / PHILIPPE HUGUEN

L’oasi di Monsieur Lvmh
Bernard Arnault, l'uomo più ricco di Francia e patron del gruppo Lvmh, il “paradiso” l'aveva cercato invece a Uccle, un comune residenziale a ridosso di Bruxelles noto per essere l'oasi dorata dei francesi in Belgio. Qui Arnault aveva fissato il suo domicilio quando nel 2011 aveva chiesto la cittadinanza belga scatenando violentissime polemiche in Francia. La richiesta fu poi ritirata ma nel frattempo la decisione di stabilirsi a Uccle aveva sollevato la curiosità dei magistrati di Bruxelles, attirati anche da un aumento di capitale da 2,9 miliardi di euro di una delle società che Arnault possiede in Belgio, la Pilinvest.

BELGIO CROCEVIA DEL GRUPPO LVMH
BELGIO CROCEVIA DEL GRUPPO LVMH
BELGIO CROCEVIA DEL GRUPPO LVMH

La procura aveva aperto un'inchiesta, anche per il reato di falsa domiciliazione del magnate francese, conclusa nel giugno 2017 con una transazione tra il miliardario e la giustizia belga. Il patron di Lvmh avrebbe versato - secondo alcune indiscrezioni - 2,5 milioni di euro per chiudere la faccenda.

In un comunicato del 13 giugno 2017, la procura di Bruxelles aveva annunciato il “patteggiamento” di Arnault. «Nel 2012 - scriveva il ministero pubblico - è stata aperta un'indagine dal mio ufficio in seguito alla domanda di naturalizzazione belga, poi ritirata, da parte di Bernard Arnault. Al termine di questa indagine... il ministero pubblico ha proposto al signor Arnault di porre fine all’azione pubblica con la conclusione di una transazione, senza alcun pregiudizio di riconoscimento della colpa da parte sua. Nel ribadire le sue obiezioni, il signor Arnault ha accettato questa proposta nel giugno 2017».

Nel luogo dove Arnault aveva stabilito la sua residenza nessuno però lo ha mai visto, come ha documentato un'inchiesta trasmessa dalla tv francese France 3 nel programma Pièces à conviction.

Bernard Arnault, l'art de payer moins d'impôts ”, questo il titolo del reportage, racconta come - secondo i giornalisti di France 3 - il quarto uomo più ricco del mondo secondo la classifica di Forbes, con un patrimonio stimato in 76 miliardi di dollari, sia solito utilizzare paradisi fiscali per abbattere il peso delle tasse sulle sue ricchezze. Un talento dell’ottimizzazione fiscale. Ma tutto perfettamente lecito. Anche il Sole 24 Ore ha provato più volte a raggiungere direttamente il patron del gruppo Lvmh attraverso la società che ne cura in Italia i rapporti con la stampa ma non ha avuto successo.

In Belgio - sostengono i giornalisti francesi - le società legate ad Arnault hanno realizzato nel 2016 profitti per 2,7 miliardi di euro e hanno pagato imposte per 83 milioni. Per esempio la holding Le Peigne SA, che controlla tre società belghe di Arnault, avrebbe registrato un tasso effettivo di imposizione del 9,1% nel 2017 e del 5,5% nel 2016, grazie anche alle normative fiscali che esonerano le società dalle plusvalenze e dai dividendi (a certe condizioni). Tutto legale, naturalmente. Nel dicembre 2017, inoltre, è stata varata una riforma fiscale che riduce il tasso di imposizione sulle società al 29% e lo abbassa ancora al 25% a partire dal 2020.

Bernard Arnault con i figli - AFP PHOTO / DOMINIQUE FAGET (Photo by DOMINIQUE FAGET / AFP)

La fondazione Protectinvest
Il 23 dicembre 2008 la società belga Pilinvest (fondata nel 1999 da due Srl olandesi ma controllata da Bernard Arnault) costituisce a Bruxelles la Protectinvest, una fondazione privata. Dopo aver ricordato che Bernard Arnault è azionista del 99,99% delle azioni della Pilinvest, lo statuto della Protectinvest dice chiaramente che «la fondazione ha come scopo disinteressato, a partire dal decesso del signor Bernard Arnault e fino al 23 ottobre 2023, la protezione degli interessi finanziari e patrimoniali della società Pilinvest». Indirettamente, invece, e per lo stesso periodo, la fondazione ha per obiettivo, attraverso la Pilinvest, «la protezione degli interessi finanziari e patrimoniali degli eredi in linea diretta del signor Bernard Arnault», in relazione alla loro futura partecipazione nel capitale della Pilinvest nata dall’eventuale decesso di Arnault.

L’obiettivo della fondazione è dunque quello di “proteggere” la proprietà del gruppo in caso di decesso di Arnault fino al 2023. La fondazione, infatti, cesserà di esistere il 31 dicembre di quell’anno.

E allora dalla stazione centale di Bruxelles si sale su un autobus e in circa mezz'ora si arriva a Uccle, il comune a sud della capitale dove vivono 10mila francesi. L'abitazione scelta da Arnault è all'interno di un gruppo di costruzioni di marmo bianco a due piani nascoste dagli alberi e da un giardino in una zona residenziale e periferica di Uccle. Abitazioni di lusso, sicuramente, ma non tali per uno degli uomini più ricchi del mondo. Per Arnault potrebbe essere un piccplo pied-à-terre. E infatti qui il miliardario francese era un fantasma. Nessuno lo ha mai visto.

Bruxelles, crocevia strategico
Da Uccle a Ixelles, altro comune della regione di Bruxelles-Capitale, il passo è breve. Qui al numero 326 di Avenue Louise sorge un grattacielo di vetri blu, non a caso chiamato Blue Tower. Questa è la sede delle società belghe di Arnault ma in particolare di due di queste, attraverso le quali passa il controllo dell'intero gruppo Lvmh, il più grande polo mondiale del lusso con 70 brand nei settori della moda, degli champagne, degli orologi e della distribuzione, proprietario di maison come Luis Vuitton, Dior, Fendi, Loro Piana, Givenchy, Hermés, Guerlain, Krug, Moet & Chandon, Veuve Cliquot e Dom Perignon, solo per citarne alcune. Per dare un'ordine d'idee della grandezza del gruppo, basti pensare che nel 2017 Lvmh ha registrato un fatturato di 42,6 miliardi di euro e che conta 145mila dipendenti.

Le società di Arnault che hanno sede nella Blue Tower sono la Pilinvest Participations e la Pilinvest Investissements, nate nel 2016 da una scissione della Pilinvest. Nella prima è stata conferita la proprietà del 26,49% del Groupe Arnault, la società francese che attraverso la Financiéere Agache e la Christian Dior controlla il gruppo Lvmh. Nella seconda è stato invece conferito l'usufrutto del 38,41% dello stesso Groupe Arnault. Pilinvest Participations e Pilinvest Investissements sono controllate per il 99,99% direttamente da Bernard Arnault mentre un'azione di ciascuna delle due entità è nelle mani di Delphine, la primogenita del miliardario francese, legata a Xavier Niel, l'uomo d'affari proprietario di Iliad, operatore mobile delle telecomunicazioni da poco sbarcato anche in Italia.

Dunque, il 64,9% dell'impero di Arnault è controllato direttamente o in usufrutto attraverso le due società domiciliate in Belgio. E qui arrivano i dividendi. Chissà come l'hanno presa i francesi quando hanno appreso che storiche maison transalpine sono controllate attraverso due società del vicino Belgio, bersaglio di facili e ingiuste ironie .

Marco Van Hees, deputato belga del partito del Lavoro - Afp BELGA PHOTO DIRK WAEM

Come pagare lo 0%
Ma è solo un caso? Certamente no. Forse ha ragione Marco Van Hees a parlare di potenza delle «nicchie fiscali». Dopo aver lavorato come ispettore delle imposte e come giornalista, Van Hees è diventato un esponente di punta del Partito del lavoro ed è stato eletto deputato al Parlamento federale di Bruxelles. Ha scritto diversi libri ma uno in particolare merita di essere letto, se non altro per il suo titolo irriverente e provocatorio: “ Anche i ricchi hanno il diritto di pagare le imposte ”. Sì, diritto e non dovere, perché anche se lo desiderassero ardentemente, ci penserebbero le “nicchie fiscali” a renderlo quasi impossibile.

Nel suo ufficio del Parlamento di Bruxelles, Van Hees si dilunga proprio sul caso di Bernard Arnault, un caso che ha studiato nei particolari, ma allarga lo sguardo anche al mondo delle società. Anche se, premette, le leggi sono molto cambiate sulla spinta dele pressioni dell'Unione europea e oggi alcune “nicchie” che hanno avuto molto successo negli anni passati sono state depotenziate. Per essere magari sostituite da altre misure meno eclatanti.

Grazie alle “nicchie” in Belgio ci sono state per anni (e forse ci sono ancora) società che hanno registrato un tasso di imposizione fiscale dello 0%, come nel caso della Arcelor Mittal Finance and Services Belgium. Per esempio la multinazionale della birra Anheuser-Busch Inbev oppure la Exxonmobil Petroleaum & Chemical o la Pfizer. Altri, come ha documentato Van Hees nel suo libro, hanno addirittura registrato tassi d'imposizione negativi, come la Solvay che nel 2011 ha ottenuto un -11,76%.

Lakshmi Mittal, Ceo del gruppo ArcelorMittal - AFP Mustafa Yalcin / Anadolu Agency

A una dozzina di chilometri dall'edificio della ArcelorMittal, in direzione nord-est, nel comune fiammingo di Zaventem c'è inoltre la sede sociale della società anonima Ikea Service Center, che nel 2013 ha ottenuto un tasso di imposizione degli utili del 4% tondo. Ikea Service Center è la banca interna del gruppo, collegata alla Ingka Holding (casa-madre) e alla Inter Ikea Service (detentrice del marchio), entrambe domiciliate in Olanda, e alla Inter Ikea Holding (che distribuisce gli utili generati dal marchio alla famiglia del fondatore Ingvar Kamprad, scomparso nel 2018) impiantata nel granducato del Lussemburgo. Ikea Service Center grazie alla grande quantità di capitale che controlla versa in Belgio imposte bassissime.

Ingvar Kamprad , fondatore del gruppo Ikea, scomparso nel 2018 - AFP PHOTO / THORD NILSSON SWEDEN OUT

Il regalo degli interessi nozionali
Perché? Grazie agli “interessi nozionali”. Questa “nicchia fiscale” era destinata originariamente a sostituire il sistema dei centri di coordinamento, un regime di esenzione fiscale per le multinazionali con sede in Belgio, di cui l'Unione europea ha imposto la soppressione nel 2001.

La misura era dunque nata nel 2006 creando interessi figurativi per remunerare gli azionisti che contribuiscono al capitale della società. Chiamato anche “detrazione fiscale per il capitale di rischio”, l'interesse nozionale consente alle società di dedurre dal loro reddito imponibile un interesse fittizio calcolato sui propri fondi (patrimonio netto).

Da quest'anno però la deduzione dell'interesse nozionale non è più calcolata sul totale del patrimonio netto ma solo sull'incremento del capitale di rischio. La pacchia è parzialmente finita ma il sistema fiscale belga resta competitivo e in grado di attrarre le più importanti multinazionali del mondo. Forse anche troppo, se i riflettori della Commissione europea non accennano a spegnersi sul governo di Bruxelles.

Twitter: @Angelo_Mincuzzi

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