IL 50% DELLA DOMANDA DI VOLI RESTA INEVASA

Derby con Pisa, ma 4 milioni di passeggeri sono costretti a scegliere scali fuori regione

I due hub sono cresciuti con modelli di business diversi

di S.Pi.


3' di lettura

Toscana Aeroporti lo ripete ad ogni occasione: «Gli scali di Firenze e di Pisa sono complementari, in quanto gestore unico abbiamo interesse a svilupparli entrambi».

Eppure questa affermazione - scontata per una società che nel 2015 ha promosso la fusione dei vecchi gestori dell’aeroporto fiorentino Vespucci (Adf) e pisano Galilei (Sat), dando vita appunto a Toscana Aeroporti - suscita ancora qualche malumore nelle due città toscane che distano 90 km e che per lunghi anni si sono guardate in cagnesco, ciascuna “gelosa” del proprio scalo e timorosa delle mosse altrui. Anche se non ce ne sarebbe motivo dal momento che in Toscana resta una domanda inevasa di voli pari al 50 per cento.

A fronte di oltre 8 milioni di passeggeri che arrivano e partono da Firenze e Pisa, infatti, ne restano 4 milioni costretti a utilizzare scali fuori regione. Firenze, 2,7 milioni di passeggeri nel 2018, e Pisa, 5,5 milioni di passeggeri, in realtà sono cresciute su un modello di business assai diverso: Firenze votata al traffico business e turistico, con la prevalenza di voli di linea; Pisa che, fin dagli anni Novanta, ha puntato sui voli low cost e in particolare su Ryanair che oggi assorbe il 60% del traffico passeggeri. Il risultato è che Firenze ha una marginalità più alta di Pisa ma è frenata nello sviluppo dalle limitazioni della pista (2.000 metri di lunghezza e una montagna che sorge proprio davanti).

Negli ultimi anni il “derby” tra Firenze e Pisa si è, per così dire, addormentato, salvo risvegliarsi nell’aprile 2018 con l’entrata in funzione del “people mover” che collega, senza autista, la stazione ferroviaria di Pisa all’aeroporto della città, con una fermata intermedia che serve i parcheggi scambiatori. Il Comune di Pisa ha ordinato ai bus carichi di passeggeri aeroportuali in arrivo da Firenze, e in genere da fuori città, di non fermarsi più di fronte al terminal, ma di far tappa al parcheggio scambiatore che dista 700 metri, obbligando così i trasportati a salire sul people mover con disagi (bagagli al seguito), costi (biglietto) e perdita di tempo. L’obiettivo ufficiale era quello di evitare l’inquinamento, l’obiettivo reale era di riequilibrare i conti del people mover evitando così il ripiano a opera del Comune ai concessionari che lo gestiscono. Nell’occasione tra Firenze e Pisa sono tornate a volare scintille. Screzi riapparsi anche di recente, quando Toscana Aeroporti ha spiegato che lo stop alla nuova pista di Firenze comporterà un rallentamento dell’investimento (circa 37 milioni, si veda intervista in pagina) annunciato per ampliare il terminal di Pisa e portarlo così ad avere una capacità fino a 6,5 milioni di passeggeri. La società aeroportuale ha spiegato che, mutato lo scenario, il piano finanziario dev’essere rivisto, ma da Pisa si sono levate parole grosse: «Toscana Aeroporti mantenga gli impegni presi e confermi gli investimenti su Pisa, a cominciare dall’ampliamento del terminal che è divenuto ormai improcrastinabile», ha detto il sindaco Michele Conti (Lega), in carica da un anno. L’aeroporto Galilei ha aggiunto è «la porta d’accesso principale della Toscana» e che «i 64 milioni (investimento totale, da realizzare in due fasi, su Pisa, ndr) sono necessari e urgenti». A favore del potenziamento di Pisa, del resto, sono anche i detrattori della nuova pista fiorentina, secondo i quali Firenze dovrebbe rimanere un “city airport”, mentre sarebbe fondamentale migliorare i collegamenti ferroviari Firenze-Pisa per avvicinare le due città. Ma Toscana Aeroporti ribatte con i numeri del 50% della domanda inevasa di voli e per questo punta a sviluppare entrambi gli aeroporti.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...