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Derivati, Grilli: causa a Morgan Stanley? Per Italia rischio default

di Redazione Online

(ANSA)

3' di lettura

Il ministero del Tesoro ha fatto bene a non avviare un contenzioso con Morgan Stanley a fine 2011 quando la banca americana chiese di far scattare la clausola di chiusura anticipata di un derivato che costò alle casse pubbliche 3,1 miliardi in contanti. Lo ha affermato Vittorio Grilli, ex dg del Tesoro dal 2005 al 2011 e poi ministro dell'Economia con il Governo Monti dal 2012 al 2013. «Aprire un contenzioso voleva dire automaticamente per l’Italia metterla in condizione di pre default o di default, non saremmo stati più capaci di ripagare un debito da 500 miliardi l'anno; portare una controparte in Tribunale avrebbe avuto una conseguenza devastante» per il debito pubblico. Secondo Grilli bene ha fatto la dirigente del Tesoro Maria Cannata a tentare di rinegoziare il contratto con la banca Usa.

Grilli: da contenzioso in 2011 rischio pre default
«Per non pagare a Morgan Stanley 3,1 miliardi di euro in contanti» ha spiegato Grilli - si mettevano a rischio 500 miliardi di rifinanziamento del debito
l'anno. «Pur non essendo parte della negoziazione avvenuta - ha aggiunto - è stata presa una decisione giusta. In generale ma specie in quel momento, portare in tribunale Morgan Stanley avrebbe avuto conseguenze devastanti». Grilli ha poi provato a dare una spiegazione, “da esperto”, sulla decisione di Morgan Stanley di chiudere in maniera anticipata la clausola proprio in quel momento: «è una domanda giustissima - ha risposto a Brunetta - penso che Morgan Stanley, cambiando natura da banca di investimento a banca normale, si era vista cambiata la regolamentazione». In questo senso ha pesato «il costo di mantenere l’esposizione» verso l’Italia (il cui spread era schizzato in quel periodo) vista la stretta delle autorità di vigilanza e «per questo hanno smontato la posizione».

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«Informato su clausola a fine 2011»
L’ex ministro ha quindi aggiunto di essere stato informato dell’esistenza della clausola di early termination (contenuta nel contratto con la banca Usa) dalla responsabile Maria Cannata a fine 2011 «credo a novembre, quando ero direttore generale mentre poi nelle negoziazioni ero già ministro» (lo divenne nel 2012). A questo punto Brunetta ha definito «gravissimo che un suo subordinato come la Cannata l’abbia informata solo in quel momento di una clausola così onerosa». Grilli ha poi proseguito ricordando come la Cannata gli propose poi di provare a novare il contratto con la controparte e ha definito «non irrituale» che le negoziazioni siano state condotte dall'amministrazione. In ogni caso «se non fossero scattate quelle clausole, mi spiegò la Cannata, il Tesoro avrebbe dovuto fare un flusso di pagamenti sempre più grande visti i tassi di mercato a zero. Senza l'attivazione del rimborso anticipato il flusso di pagamenti sarebbe stato
maggiore».

Mps, Grilli: Tesoro avvertì fondazione rischi aumento capitale
Quanto alla vicenda Mps, Grilli ha riferito che nel 2011, in occasione dell’aumento di capitale di Mps, il Tesoro «avvisò la Fondazione Mps dei rischi
della partecipazione a quella operazione» per la quale si indebitò con altri istituti di credito per 600 milioni di euro. Secondo l’ex dg e ministro del Tesoro «quando autorizzammo l'operazione, e il Tesoro è un vigilante non di merito ma formale, specificammo bene nella lettera di risposta che i membri della deputazione della fondazione Mps dovevano essere ben consapevoli dei rischi» anche perché l’ente non aveva iniziato il percorso di diversificazione dell'investimento. Grilli ha poi risposto di “non ricordare” un incontro
nell'aprile del 2011 con i vertici della fondazione, della banca e l'allora ministro Tremonti ma «ci fu comunque una interlocuzione fra Tesoro e la fondazione». E a chi gli chiede se lui avesse espresso la sua contrarietà, Grilli risponde: «È riflesso nelle carte come ci fosse preoccupazione».

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