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Design per il gusto di giocare

di Sara Deganello

3' di lettura

Con la riapertura delle scuole una delle preoccupazioni delle mamme e dei papà è riuscire a creare l’ambiente più adatto per stimolare la voglia di apprendimento dei loro figli. «I nuovi genitori sono sempre più sensibili al design, inteso come capacità di creare elementi per far giocare meglio o far immaginare storie ai loro bimbi, per farli crescere», conferma Paola Noè, creatrice di Unduetrestella, spazio dedicato alla creatività per i più piccoli, dal 2008 online e dal 2010 a Milano: un negozio di design, giochi e arredo, nonché laboratorio e osservatorio sul mondo dell’infanzia. All’ultimo Salone del Mobile ha organizzato una rassegna sul tema al Museo dei Bambini di Milano. Tra i marchi presenti, i brasiliani di Lowii con le ironiche sedie “mangiucchiate” Picolézinho, i lussemburghesi di Studio Delle Alpi con la linea in faggio Snow White, e Nidi, con le collezioni Kids e Teens.

Il design nella camera dei bambini

Il design nella camera dei bambini

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Oggi le possibilità sono invece numerose. Lo testimoniano la moltiplicazione degli appuntamenti di settore («il più importante, Playtime, nato a Parigi, oggi è anche a New York, Tokyo, Berlino», continua Noè), gli spazi nelle fiere, come l’area Kids Style inaugurata nel 2015 da Homi (prossimo appuntamento: 15-18 settembre), le grandi aziende che lanciano linee dedicate come Kartell Kids lo scorso anno – una collezione che si è arricchita nel 2017 di Componibili Smile di Fabio Novembre, rivisitazione a sua volta di un classico che ha compiuto 50 anni. Ma anche Magis accresce di anno in anno la sua collezione Me Too dedicata ai bambini: tra gli ultimi pezzi c’è Little Big dello studio Big-Game, una sedia regolabile in tre misure che segue la crescita del bambino.

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Per contestualizzare lo sviluppo di questa sensibilità, si può visitare “Giro giro tondo”, la grande mostra alla Triennale di Milano dedicata al design for children, fino al 18 febbraio 2018. «Ricordiamoci che noi abbiamo avuto Bruno Munari – racconta ancora Noè –: il suo Abitacolo (struttura in acciaio con letto e vari accessori integrati, ndr) è ancora in produzione».

La progettazione a partire dalle esigenze dei piccoli è l’approccio più interessante. Max in the Box degli austriaci di Perludi, per esempio, disegnato da Thomas Maitz, è composto da due moduli in betulla che si possono combinare creando una sedia e un tavolo per bambini, uno sgabello per adulti, una mensola per libri. L’arte combinatoria è alla base anche del lavoro dei francesi di Makémaké, che offrono pezzi in compensato di betulla assemblabili in casa senza colla o viti come la sedia Grande Vitesse o il tavolino Météore. O anche Totem n°1 che, secondo loro, può essere «una casa di bambole, un garage, uno zoo, una libreria, una scultura: lasciate scegliere ai vostri bambini».

Io kids, con sedi a Londra e Stoccolma, propone invece il Bunk Pod, una grande struttura-contenitore in legno di betulla, che comprende un letto e una scrivania, oppure due letti, se viene aperta. Anche gli sgabelli Sieni dei finladesi di Lumokids sono oggetti ibridi: ci si siede sopra, certo, ma se si toglie la copertura (anche in una divertente finitura Mushroom) si scoprono contenitori porta giochi.

Un altro percorso di avvicinamento al bambino è quello che passa per le versioni “piccole” di arredi pensati per grandi. È il caso della Baby Utrecht di Gerrit T. Rietveld prodotta da Cassina, con le stesse caratteristiche per adulti, ma dimensioni ridotte del 30%. Tra i progetti più recenti: Saya Mini, di Lievore Altherr Molina per Arper e Snow Junior di Odo Fioravanti per Pedrali, entrambe usate in casa ma anche nelle scuole. Infine, ci sono i pezzi di storia del design che vengono apprezzati anche dai bambini: l’appendiabiti colorato Hang It All (1953) che Charles e Ray Eames hanno disegnato per Vitra o l’iconico portaoggetti Boby (1970) di Joe Colombo che la padovana B-line ha rimesso in produzione nel 1999 e che ripropone quest’anno nella tonalità tender rose.

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