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Design al servizio delle città: un Manifesto per i candidati sindaco

Le proposte dell’Associazione Italiana del Design propone per migliorare la vita nelle città, usando il design come elemento sistemico di sviluppo

di Giovanna Mancini

2' di lettura

È una questione di visione. Il design non è un concetto limitato all’estetica dei prodotti, ma un modo di affrontare i problemi e offrire soluzioni e servizi. Vale per le aziende e a maggior ragione può valere per le nostre città , per renderle migliori. Da qui, l’idea dell’Associazione per il disegno industriale (Adi) di stilare un breve manifesto con quattro proposte da consegnare ai candidati sindaco delle principali città italiane, che mette al centro proprio l’idea del design come «visione di insieme».

«Città migliori, città di design» è il titolo di questo manifesto in quattro punti: «Il primo e più importante, alla base di tutto, è l’istituzione di una figura di Design Manager in ogni grande città – spiega il presidente Adi, Luciano Galimberti –. Esiste a Copenhagen, a Parigi e in molte altre grandi città. Possibile che proprio in Italia non ci sia, nonostante la tradizione che abbiamo nel design?».

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Un design manager in ogni città

Un design manager, spiega Galimberti, è una figura che lavora per integrare in un’unica visione i tanti aspetti di cui si compone il complesso mosaico della gestione cittadine: «È proprio un modo diverso di pensare, in modo orizzontale, mettendo assieme tutti i piani, e non verticale, per singoli settori, come avviene oggi». Un simile approccio, assicura Galimberti, porterebbe anche a una migliore e più efficace gestione delle risorse pubbliche, degli spazi e dei servizi ai cittadini.

Il design nei bandi pubblici

Punto secondo, interviene il presidente di Adi Foundation, Umberto Cabini, «l’inclusione della qualità del design tra i requisiti dei bandi delle amministrazioni locali», prvedendo l’assegnazione di punti aggiuntivi a prodotti o servizi «di buon design». Anche qui, non si tratta di criteri estetici, formali o soggettivi: «I criteri di design riguardano aspetti legati alla sostenibilità dei materiali, alla loro durevolezza, al recupero a fine vita, ma anche alla loro funzionalità e capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini – precisa Cabini –. Criteri oggettivi, che insieme compongono la qualità di un prodotto e che sono oltretutto elementi intrinsechi nel Dna delle nostre aziende».

Sostegno alla cultura del luogo

Altro tema messo nero su bianco nel manifesto, è quello del «sostegno alla cultura del luogo»: è importante mettere in relazione e sinergia il lavoro delle tante fondazioni culturali presenti sul territorio in tutte le città italiane, da Milano a Roma, da Torino a Bologna. «Il modello è quello della collaborazione tra pubblico e privato che è stato ad esempio vincente nel caso del nostro museo – spiega Luciano Galimberti –. L’obiettivo è valorizzare il lavoro di ciascuno coordinandoci tutti assieme per supportare e amplificare un’iniziativa, oppure per evitare inutili e dannose sovrapposizioni».

L’educazione al consumo responsabile

Infine (ultimo, ma non ultimo), il tema dell’educazione legata al design, che si traduce in una «educazione al consumo responsabile di tutti i cittadini, fin dalla scuola». Perché una cultura della sostenibilità e della convivenza civile si possono costruire davvero solo cominciando dai più piccoli, trasmettendo loro sin da piccoli l’amore e il senso per la bellezza, la qualità e il rispetto.

Riproduzione riservata ©

  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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