a strasburgo

Destini incrociati di M5s e Lega sulla strada delle elezioni europee

di Roberto D'Alimonte


(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Per il M5s le prossime europee rappresentano un doppio problema. Il primo sta nel risultato elettorale. Se i sondaggi degli ultimi mesi non mentono il movimento di Di Maio si vedrà superato dalla Lega Nord come primo partito del Paese. A questo punto infatti sembra altamente improbabile che possa ripetere in questa tornata elettorale il clamoroso risultato delle ultime politiche. L’arena delle europee non è la più favorevole al M5s. Era già successo sei anni fa. Alle politiche del 2013 aveva ottenuto il 25,6 per cento. Alle Europee del 2014 è sceso al 21,2. L’insuccesso aveva innescato una crisi interna che riportò Grillo in campo e produsse una serie di modifiche organizzative che rafforzarono il centro privilegiando la dimensione verticale del movimento rispetto a quella orizzontale. Sarà interessante se un risultato modesto a maggio, produrrà gli stessi effetti con l’aggiunta di ulteriori tensioni con l’alleato-rivale al governo. Forse il conflitto con la Francia di Macron si spiega anche con la necessità di trovare temi con un qualche appeal per migliorare le prospettive elettorali.

Il secondo problema riguarda la sua futura collocazione nel Parlamento europeo. A Strasburgo per contare, e per avere finanziamenti, occorre far parte di un gruppo. Esistono regole precise per formarne uno. Occorre un minimo di 25 deputati eletti in sette stati. Anche prima delle elezioni del 2014 si era posto questo problema, data la natura peculiare del M5s nel panorama dei partiti europei. Allora fu risolto con l’alleanza con lo Ukip di Farage e altre formazioni minori di varia estrazione. Si formò così il gruppo denominato “Europa della libertà e della democrazia diretta” (EFDD). Brexit ha messo in crisi questa alleanza, visto che lo Ukip non sarà più rappresentato nel parlamento europeo. Alla luce di questo nuovo scenario Grillo in persona si era già mosso a gennaio 2017 per trovare una nuova collocazione per il Movimento. Il tentativo fu fatto con il gruppo dei liberali europeisti (ALDE). Una brusca inversione di rotta che colse molti di sorpresa e produsse solo una brutta figura, visto che i Cinque Stelle furono respinti per incompatibilità programmatica.

Adesso siamo punto e a capo, con Di Maio e Di Battista che si stanno dando da fare per trovare alleati in sette paesi. Tra i candidati figurano i liberisti finlandesi di Liike Nyt, i populisti croati, ma soprattutto i gilet gialli di Eric Drouet. Una compagine molto eterogenea cui i Cinque Stelle vorrebbero dare una unità di intenti con un loro Manifesto per l’Europa. Non è scontato però che questo gruppo veda la luce. Non è tanto la regola dei 25 membri a essere un problema quanto quella dei sette paesi. Molti dei partiti potenziali alleati del Movimento sono formazioni minori che potrebbero non ottenere seggi a causa della soglia di sbarramento. Il rischio è che i Cinque Stelle finiscano tra i “non iscritti”. Un esito assai deludente.

Rispetto al M5s la Lega Nord è in una situazione decisamente migliore. Tanto per cominciare, se riuscisse a ottenere più del 30 per cento dei voti, e se la Cdu-Csu di Angela Merkel andasse male, quello di Salvini potrebbe diventare il partito con più seggi in assoluto nel Parlamento di Strasburgo. Risultato impensabile fino a qualche mese fa, ma oggi non impossibile. Più difficile che risulti il partito europeo con la percentuale più alta di voti. Il primato andrà probabilmente al partito di Orban in Ungheria e per quanto riguarda l’Europa Occidentale ai socialisti portoghesi. Ma resta il fatto che la Lega Nord sarà la componente più importante del gruppo della destra sovranista denominato “Europa delle Nazioni e della Libertà” (ENF) di cui fa parte naturalmente la grande alleata di Salvini e cioè Marine Le Pen. Ci sono pochi dubbi che questo gruppo è in crescita. Salvini spera che possa diventare il secondo gruppo del Parlamento dopo i Popolari. È molto improbabile che questo accada anche se oggi è difficile stimare i seggi che potrà ottenere. È difficile perché non è ancora chiaro quale sarà la sua futura composizione. Cosa farà la spagnola Vox e soprattutto cosa faranno i conservatori polacchi del Pis? In ogni caso anche con questi eventuali nuovi ingressi non è plausibile che l’ENF possa superare i Popolari. Né è plausibile l’ipotesi che circola insistentemente che l’ENF possa condizionare la scelta del presidente della commissione. Restiamo convinti di quanto abbiamo già scritto, e cioè che dopo le prossime europee il nuovo “governo” dell’Unione sarà una coalizione popolari e socialisti, allargata al gruppo dei liberali dell’ALDE, proprio quello cui si voleva iscrivere Beppe Grillo un paio di anni fa.

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