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Detrazioni, bonus e incapienti: ecco la nuova Irpef oggi in Cdm

L’aumento della detrazione è la variabile fondamentale che abbasserà l’imposta anche per le fasce di reddito interessate nel nuovo sistema da un’aliquota marginale più alta di quella di oggi

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Cambia il Fisco, la riforma premiera' i redditi medi

4' di lettura

La nuova Irpef a quattro aliquote che sarà introdotta dall’anno prossimo con la legge di bilancio poggerà su una detrazione di base da 3.100 euro, contro i 1.880 previsti dalle regole attuali. L’aumento della detrazione, che alza oltre gli 8.000 euro (e porta a 5.500 per i pensionati) il livello della no tax area e modifica il decalage previsto per quelli superiori, è la variabile fondamentale che abbasserà l’imposta anche per le fasce di reddito interessate nel nuovo sistema da un’aliquota marginale più alta di quella di oggi.

Dove finisce il bonus 80 euro

La nuova curva degli sconti serve anche a inglobare il bonus Renzi da 80 euro, portato a 100 dal governo Conte-2, che però non scomparirà del tutto: il bonus, che contabilmente ha la forma di trasferimento monetario e non di riduzione d’imposta, rimarrà in vita per i redditi fino a 15mila euro, perché la loro Irpef sarebbe troppo bassa per poter utilizzare la detrazione. Altri piccoli sostegni saranno previsti per quei redditi che nell’incrocio fra le vecchie e le nuove regole potrebbero inciampare in qualche svantaggio: si tratta di numeri marginali, che saranno azzerati dal nuovo sostegno, all’interno di un quadro che prevede risparmi generalizzati nell’imposta media chiesta a tutte le fasce di reddito.

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LA CURVA DELLE ALIQUOTE
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Il testo in Cdm

La traduzione normativa dell’intesa raggiunta la settimana scorsa al ministero dell’Economia fra il governo e i partiti della maggioranza ha preso forma dopo un complicato lavoro tecnico su formule e calcoli per disegnare la nuova curva dell’Irpef. Il testo arriverà questa mattina alle 11.30 in consiglio dei ministri, dopo una cabina di regia di maggioranza, per blindare l’intesa su quello che sarà uno degli emendamenti governativi chiave alla legge di bilancio in discussione al Senato. Ad assumere un assetto definitivo sono anche i numeri complessivi, che misurano in 4,8 miliardi i costi sul 2022 di una riduzione Irpef complessiva da 7 miliardi a regime. Ad alleggerirne il peso finanziario nell’anno del debutto è in primo luogo il meccanismo degli acconti e dei saldi, che scarica sull’anno successivo una quota di imposta (e quindi di sconti) prodotta dai redditi dell’anno prima.

Da questo calcolo emerge quindi la presenza di 2,2 miliardi “liberi” all’interno del fondo per la riduzione della pressione fiscale: risorse che serviranno per la decontribuzione una tantum da 1,5 miliardi per il 2022 e per l’intervento ulteriore sulle bollette. Ma non va dimenticato che anche il mini-intervento sull’Irap, con l’addio all’imposta regionale per gli autonomi e le ditte individuali, ha bisogno di 300 milioni aggiuntivi al miliardo già messo in conto dall’intesa.

LA CURVA REALE DELLE TASSE SUI REDDITI
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Nel nuovo confronto di giovedì con i sindacati, con una replica questa mattina prima del consiglio dei ministri, il governo ha messo sul tavolo le cifre della distribuzione dei vantaggi fra i redditi nel tentativo (vano) di superare le obiezioni di Cgil, Cisl e Uil su una scarsa attenzione per le buste paga più leggere.

Le stime del Mef

Nei calcoli del Mef, alla parte bassa della piramide dei redditi è destinato il 47% della riduzione Irpef a regime, diviso fra gli 1,1 miliardi per i redditi fino a 15mila euro lordi annui e i 2,2 indirizzati alla fascia 15-28mila euro. Un miliardo è destinato ai 2,34 milioni di italiani che dichiarano più di 50mila euro. Mentre nell’area 28-50mila euro, abitata da circa 7 milioni di contribuenti, si concentra la maggioranza relativa dei fondi, 2,7 miliardi (il 38,6% del totale). Proprio lì, del resto, si addensano i problemi della progressività Irpef, che si fa particolarmente ripida esattamente nelle fasce di reddito più popolate dai dipendenti con lavori stabili (e da una parte importante dei pensionati).

Lo dimostra l’andamento delle aliquote medie effettive, cioè del peso reale dell’Irpef sul reddito imponibile, riprodotto nel grafico qui sopra in base ai dati del dipartimento Finanze: il peso dell’imposta oscilla di fatto intorno allo zero per i redditi fino a 12mila euro, fa un primo salto a quota 15mila euro quando arriva al 9,6%, e si impenna poi a partire dai 26mila euro attestandosi al 17,4% per arrivare rapidamente al 25% fra 40 e 50mila euro. Sopra, la crescita del peso dell’Irpef è molto più lenta: a 90-100mila euro è al 32,8%, e sale al 40,8% solo sopra i 300mila euro di reddito: cifra scritta solo in 40.841 dichiarazioni, una su mille.

Nuova Irpef da marzo

Nell’impianto tecnico del primo modulo della riforma oggi in consiglio dei ministri si precisano anche i tempi di attuazione delle novità. E si conferma, in particolare, il debutto operativo della nuova Irpef nelle buste paga di marzo, come anticipato sul Sole 24 Ore di sabato scorso. Buste paga, però, che dovrebbero risultare particolarmente ricche perché insieme allo sconto del mese dovrebbe arrivare il conguaglio relativo a gennaio e febbraio. La partenza da marzo ha infatti una motivazione tecnica, legata all’esigenza di concedere i tempi tecnici per l’adeguamento dei software e di allinearsi all’avvio del nuovo assegno unico ai figli. Non è quindi legata a ragioni di carattere finanziario, perché l’effetto della riduzione d’imposta sarà pieno su base annua già a partire dal 2022.

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