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Detrazioni Irpef del 19%, rischio di nuovi tagli per 1,3 milioni di persone

Con la legge di Bilancio per il 2023, la soglia di reddito che fa scattare la forbice sulle detrazioni fiscali potrebbe essere abbassata dagli attuali 120mila euro fino a 60mila

di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste

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3' di lettura

Un altro taglio delle detrazioni fiscali è in arrivo. Nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2021, circa 270mila italiani che dichiarano più di 120mila euro annui hanno sperimentato una prima riduzione progressiva dei bonus del 19 per cento. Nelle prossime settimane – con la legge di Bilancio per il 2023 – la soglia di reddito che fa scattare la forbice potrebbe essere abbassata. Di quanto? La prima ipotesi, circolata nei giorni scorsi, è di 60mila euro. Un livello di reddito che coinvolgerebbe un milione e 80mila persone, portando così a 1,35 milioni la platea dei contribuenti interessati dal taglio.

I dettagli, però, non sono ancora definiti, come ha spiegato a Radio 24 il sottosegretario all’Economia, Federico Freni: «È un’ipotesi allo studio, non c’è nulla di certo. Ho qualche perplessità personale che sia corretta la soglia di 60mila euro. Secondo me dovrebbe essere un pochettino più alta». Per come è strutturata la piramide dei redditi, basta un piccolo innalzamento della soglia a restringere molto la platea. Ad esempio, se il taglio scattasse a 70mila euro, i contribuenti colpiti scenderebbero a 720mila. Mentre, se la soglia fosse di 90mila euro, gli interessati sarebbero 276mila.

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Fuori due terzi delle spese

Il meccanismo introdotto dalla manovra per il 2020 prevede una riduzione progressiva per le detrazioni del 19% regolate dall’articolo 15 del Tuir. Il taglio scatta quando il reddito complessivo supera i 120mila euro e diventa via via più intenso, fino ad azzerare totalmente i bonus per chi dichiara 240mila euro. La misura, però, non riguarda le agevolazioni per le spese mediche e quelle per i mutui sull’abitazione principale (acquisto e costruzione), che rappresentano la fetta più sostanziosa delle detrazioni del 19 per cento.

Nelle dichiarazioni 2021, per intendersi, le persone con un reddito tra i 120mila e i 240mila euro hanno indicato oneri detraibili al 19% per 602 milioni di euro, ma,di questi, 336 milioni sono spese mediche e 71 milioni interessi sui mutui. Cosìcché le spese effettivamente colpite dal taglio sono solo un terzo del totale, cioè 195 milioni (tra cui le spese scolastiche, quelle per le attività sportive dei ragazzi, l’intermediazione immobiliare, i canoni degli studenti fuori sede e così via).

In media, gli oneri “tagliabili” valgono poco più di mille euro all’anno per chi ha redditi oltre i 120mila euro, e l’importo non aumenta più di tanto al crescere del reddito, perché molte detrazioni hanno un limite di costo massimo agevolato. Significa che chi guadagna più di 240mila euro – e subisce l’azzeramento dei bonus – nel 2021 ha perso mediamente 204 euro. Chi si colloca tra 120mila e 240mila euro annui, invece, ha subìto un taglio inversamente proporzionale al reddito: ad esempio, con 180mila euro dichiarati, potrebbe aver perso in media 100 euro.

Tutto dipende da come verrà scritta la legge di Bilancio, ma è chiaro che l’abbassamento della soglia da cui cominciano i tagli farà scendere anche il livello reddituale a partire dal quale le detrazioni si azzerano (l’ipotesi attuale prevede un tetto a 120mila euro). Di fatto, gli unici a poter ignorare il taglio saranno i forfettari privi di redditi di lavoro dipendente o pensione.

Benefici da verificare

Il taglio progressivo delle detrazioni del 19% – introdotto dal Governo Conte 2 – di fatto serve a evitare di scegliere quali bonus eliminare, nel mare magnum delle 592 tax expenditures censite nel Rapporto allegato alla Nadef 2022.

Dopo oltre un decennio di tentativi di riordino falliti, insomma, la riduzione legata al reddito del beneficiario si è rivelata la strada politicamente più comoda. Non è detto, però, che sia senza rischi. Già tre anni fa il Servizio bilancio del Senato evidenziava «un possibile effetto elusivo/evasivo della norma che potrebbe indurre i contribuenti a non richiedere più le fatture per gli oneri». Le dichiarazioni 2021, comunque, non consentono di verificare se ciò è accaduto, vista l’anomalia dell’anno Covid 2020 (anzi: Caf e intermediari hanno seguito la prassi di indicare ugualmente gli oneri in dichiarazione, anche per i redditi oltre i 240mila euro).

C’è poi da ragionare sul rapporto costi/benefici di tutta l’operazione. Gli oneri “aggredibili” indicati nelle dichiarazioni 2021 dai contribuenti con redditi tra i 60mila e i 120mila euro ammontano a 678 milioni, cui corrispondono 129 milioni di euro detrazioni, che peraltro non sarebbero totalmente azzerate. Mentre dovrebbero essere integralmente tagliati i bonus dei contribuenti con redditi oltre i 120mila euro: che però valgono solo 48 milioni.

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