ristrutturazione

Deutsche bank: 3,15 miliardi di perdita netta nel trimestre

DB accelera sulla trasformazione: il secondo trimestre chiude con una perdita netta di 3,15 miliardi di euro, più alta del previsto ma con impatto minimo sul CET1 che scende al 13,4% dal 13,7%. Tagliati già 900 posti sui 18.000 annunciati entro il 2022

di Isabella Bufacchi


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3' di lettura

Deutsche bank spinge sull’acceleratore della ristrutturazione e chiude in perdita per 3,15 miliardi il secondo trimestre, facendo emergere una “parte sostanziale”, ovvero 3,4 miliardi, degli alti costi della trasformazione, stimati in un totale di 7,4 miliardi per il 2022. La perdita registrata nel secondo trimestre è dovuta, stando anche a quanto ribadito dalla conference call di questa mattina, all’impatto contabile dell’implementazione di alcune operazioni di trasformazione del modello di business, tra le quali la chiusura di posizioni in cash equity, il deconsolidamento del business in Portogallo, il taglio di 900 dipendenti. L’impatto sul capitale prudenziale è stato minimo: il CET1 è sceso dal 13,7% al 13,4%, anche per tener conto di quato richiesto dalla Bce, e i vertici della banca promettono che il 2019 chiuderà con un CET1 attorno al 13%, “senza chiedere nulla agli azionisti”.

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La perdita nel secondo trimestre è risultata superiore rispetto ai 2,8 miliardi preannunciati solo dieci giorni ga, ma per il CFO di Deutsche bank James von Moltke, il segnale è “positivo” perchè la banca è riuscita ad anticipare più del previsto l’impatto della ristrutturazione sul goodwill e questo passaggio, che andava fatto, adesso è alle spalle. Resta confermato l’obiettivo di coprire l’intero costo e impatto della ristrutturazione senza aumenti di capitale e senza chiedere ulteriori sforzi agli azionisti: la Capital release unit, nella quale in dieci giorni dall’annuncio sono già confluiti 250 miliardi di posizioni leverage (sui totali 288 annunciati) e 65 miliardi di RWA (che hanno già fatto emergere il peso dell’operational risk) sui 74 totali attesi, dovrebbe liberare 5 miliardi di capitale entro il 2022.

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La ristrutturazione, un piano quadriennale 2019-2022, è incentrata sul taglio di 18.000 dipendenti, l’uscita dall’equity e altre aree di business in trading poco redditizie e il ridimensionamento dell’attività di investment banking.

Nel secondo trimestre, i ricavi dal trading sui bond sono calati del 4% e quelli dalla vendita e trading di equity del 32% ma queste sono le aree poco redditizie dalle quali la banca intende uscire e che hanno avuto negli ultimi mesi “forti venti contrari”. Nel core business, transaction banking su scala globale, attività di banca commerciale e private banking e asset management, i ricavi nel secondo trimestre sono stati stabili o lievemente in crescita. I ricavi complessivi sono scesi del 6%.

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Nella prima metà del 2019, DB registra una crescita di 14 miliardi nei prestiti e 88 miliardi negli asset gestiti.

In risposta alle domande stamattina sul peso dei NPLs nella Capital Release Unit, von Moltke ha confermato che la quota è molto bassa perchè le posizioni che verranno cedute o smantellate sono a fair value. Sono in arrivo le aste dei derivati sull’equity, per le quali la banca avrebbe ricevuto”un buon interesse”.

DB ha un liquidity ratio prudente e conservativo, con 246 miliardi di liquidità di cui 67 miliardi sono sopra il livello richiesto e rappresentano un buffer. Il contesto dei tassi negativi è “doloroso” per l’attività bancaria e se la Bce dovesse tagliare ulteriormente il tasso delle deposit facilities, ora a -0,40%, l’impatto sarebbe ancor più “doloroso”: ma secondo il CFO di DB la Bce ha anche strumenti come il tiering (sistema a fasce per i tassi sulla liquidità in eccesso) che possono attenuare gli effetti collaterali dei tassi negativi. La stessa DB sta comunque utilizzando sui strumenti per controbilanciare i costi dei tassi negativi, ottimizzando la liquidità in eccesso.

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