anche

Deutsche BAnk, per il turnaround 7mila tagli e meno finanza

di Isabella Buffacchi

(EPA)

3' di lettura

La grande promessa, il traguardo di un Roe «significativamente» sopra il 10%. Molta più Germania, più Europa puntando su Italia e Spagna e chiudendo Polonia e Portogallo. Meno Usa e tanta Asia. Meno trading nell’investment banking, meno rischi (CET1 al 13,4%) e 100 miliardi di leverage in meno, più utili con attività tradizionali di banca commerciale, transaction e private banking, meno costi (da 23 a 22 miliardi), un rapporto costi/ricavi al 65% nel 2022 dall’attuale 91% (il più alto a confronto con tutti gli altri colossi europei) meno dipendenti sforbiciati dagli attuali 97.000 per scendere ben sotto i 90.000.

Così, con un misto di altisonanti promesse e di teutonico realismo il nuovo Ceo di Deutsche bank, Christian Sewing, ha affrontato ieri la sua prima assemblea annuale nel grande centro congressi di Francoforte, scrutato da una platea delusa e tesa, le scalinate gremite da azionisti a migliaia, dai numerosissimi pensionati ultra ottantenni accompagnati da figli e nipoti agli aggressivi avvocati dei grandi investitori, primo tra tutti il fondo del Qatar.

Loading...

«Hai parlato tanto ma non hai detto nulla», ha inveito uno dei primi grandi azionisti a prendere la parola rivolgendosi al ceo. «Il primo trimestre di quest’anno è stato disastroso», ha tuonato un altro. «Chi ci dice che i costi scenderanno più dei ricavi - ha urlato un avvocato per conto di un gruppo di investitori istituzionali - non è andata così negli ultimi anni con il rapporto costi/ricavi in aumento dal 2015». «Le agenzie di rating minacciano di declassarci, il nostro titolo in Borsa si avvicina al minimo storico toccato sotto i 10 euro nel 2016 (-4,8% solo ieri), e voi ci parlate di avere pazienza per un altro triennio!», ha polemizzato alzando la voce un azionista che si è conquistato un caloroso applauso. Agli azionisti , per nulla contenti dei bonus ai trader da 2,3 miliardi, viene chiesto di accontentarsi di un dividendo di 11 centesimi (la gaffe del contestatissimo presidente del comitato di sorveglianza Paul Achleitner che ha annunciato «un dividendo da 11mila euro», correggendosi alla svelta, è stato un raro momento di ilarità).

Ma Deutsche bank è un pachiderma dal quale non aspettarsi scatti da felino. Sewing ha ammonito: «Mosse precipitose e azioni disordinate possono distruggere valore, non crearlo». Il percorso che il ceo ha tracciato va nella giusta direzione, stando agli analisti, ma è tutto da verificarsi se sarà raggiunto il traguardo del Roe al 10%, che non è di certo dietro l’angolo con un primo semestre 2018 ancora deludente e dopo tre anni di conti in rosso. Il taglio dei costi (rettificati al netto di spese legali e ristrutturazioni) continuerà: 23 miliardi quest’anno, 22 miliardi nel 2019 dai 26,5 miliardi del 2015. La riduzione del personale di almeno 7000 dipendenti dagli attuali 97mila a ben sotto 90mila alla fine dell’anno prossimo è già iniziata (ma la voce sui tagli di 10.000 non è stata smentita):  intanto sono usciti già in 600 dal settore equity solo nelle ultime settimane.

DB vuole tornare ad essere prima di tutto la «Bank für Deutschland», e sfruttare in pieno la fusione di Postbank ultimata il prossimo fine settimana (è stato impossibile venderla perché per nulla redditizia) . Un bacino da 20 milioni di clienti, solo in Germania. Ma il piano strategico di DB ruota anche attorno a più ricavi in Europa, dove l’Italia assieme alla Spagna viene presentata come un Paese di punta (chiuse l’attività in Portogallo e Polonia). Sewing ha poi disegnato una banca più solida: CET1 al 13,4% alla fine del primo trimestre 2018, sceso dal 14% del 2017 ma quasi il doppio rispetto al 7,8% del 2012; un cuscinetto di liquidità da 280 miliardi di euro, 200 in più rispetto a dieci anni fa e con meno leva, la leverage exposure ridotta di 100 miliardi , il 10% dei 1.050 miliardi registrati alla fine del primo trimestre 2018. «Ma vi state preparando alla prossima recessione? - ha domandato provocatoriamente un azionista - Rischiate il break up o una fusione con un’altra banca». Un tempo DB scherniva Commerzbank, ma ieri in assemblea qualcuno ha detto: «Non possiamo più farlo».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti