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Deutsche Bank, il presidente sulla graticola degli azionisti

di Riccardo Barlaam

Paul Achleitner, presidente del supervisory board di Deutsche Bank (Reuters)

2' di lettura

L’assemblea annuale di Deutsche Bank di domani davanti a 4.500 azionisti si preannuncia infuocata. La telenovela contro i nuovi vertici, appena saliti in sella, il presidente Paul Achleitner e il giovane ceo Christian Sewing, continua. L’ultima puntata è una lettera scritta da Hans-Christoph Hirt, responsabile del fondo attivista britannico Hermes Eos in cui si chiede agli azionisti della prima banca tedesca di porre le condizioni per preparare la sostituzione di Achleitner: «Deve dare prova di una governance più efficace alla testa del Consiglio di sorveglianza». Il manager viene criticato da più parti per le scelte del passato effettuate dall’investment bank, all’origine delle perdite degli ultimi anni.

«Paul Achleitner - scrive il direttore esecutivo del fondo Hermes - non ha solo supervisionato il significativo numero di turnover di ceo e management durante il suo mandato di sei anni ma anche tutti i tentativi di definire e implementare una strategia di creazione di valore per Deutsche Bank». Hirt non è l’unico azionista a puntare il dito contro l’attuale dirigenza. Klaus Nieding, dell’associazione di difesa degli azionisti Dsw chiederà a Sewing «di premere sull’acceleratore. Non c’è tempo da perdere e bisogna arrivare presto a dei risultati». E soprattutto: «Basta ristrutturazioni». Nelle scorse settimane la società americana di analisti indipendenti Glass Lewis aveva inviato ai gestori dei fondi una lettera per valutare la possibilità di presentare una mozione all’assemblea del 24 maggio per chiedere la sostituzione del presidente Achleitner.

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Una battaglia che si preannuncia complessa e che con molta probabilità si giocherà a colpi di deleghe. Con, da un lato, gli investitori istituzionali, gli hedge e i fondi attivisti, tra Londra e New York, che sostenevano la strategia dell’ex ceo John Cryan sostituito ad aprile, prima di aver terminato il suo lavoro, dopo solo tre dei suoi cinque anni di mandato, e che contestano apertamente l’operato di Achleitner il quale avrebbe assecondato le scelte strategiche sbagliate degli ultimi anni ed è considerato il punto di unione tra la banca e i suoi due principali azionisti: il fondo sovrano del Qatar e il conglomerato cinese Hna che invece sostengono i nuovi vertici.

Non aiuta a tenere ben stabili a terra le due poltrone di ceo e presidente nelle nuove torri di Deutsche Bank a Francoforte il fatto che da gennaio le azioni della società abbiano perso circa il 32% del loro valore. Dopo anni di pesanti ristrutturazioni, che rischiano di dover continuare ancora. La prima banca tedesca negli ultimi tre esercizi ha chiuso in conti sempre in rosso ed ha dovuto accollarsi una serie di maxi-risarcimenti e multe miliardarie negli Stati Uniti e nel Regno Unito che hanno affossato la fiducia dei clienti e degli azionisti.

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