il presidente della sorveglianza bce

Deutsche-Commerz, Enria critico sulla fusione tra «campioni nazionali»


Dalla Bce segnale agli azionisti, board 'rafforzato'

2' di lettura

«Non mi piace particolarmente l’idea di campioni nazionali, campioni europei, soprattutto quando si è un supervisore non si deve promuovere alcun particolare risultato strutturale». Si è espresso in questi termini, in un’intervista al Financial Times, il presidente del consiglio di sorveglianza della Bce Andrea Enria a proposito della sempre più probabile fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank. Secondo Enria, il Meccanismo di vigilanza unico (Ssm) da lui guidato ignorerà qualsiasi giustificazione politica del merger: «Ciò che ci interessa - ha spiegato - è l’accordo che ci viene proposto, e le uniche cose che ci stanno a cuore sono la sostenibilità del progetto».

Parole che fanno riferimento alla «capacità di consegnare una banca che ha un business forte, una buona posizione patrimoniale, è in grado di generare profitti e di rispettare nel medio termine i requisiti standard, i requisiti prudenziali». La Germania ultimamente è diventata più aggressiva quando si tratta di proteggere le proprie maggiori imprese dalle pressioni straniere. Olaf Scholz, ministro delle Finanze tedesco, secondo Ft sarebbe stato tra i primi a incoraggiare il merger, considerando che la Commerzbank è per il 15% di proprietà statale. Ma a livello europeo, a quanto pare, la concorrenza resta un principio da difendere a tutti i costi. L’opposizione dell’Ssm a creare «campioni» rispecchia quella di Margrethe Vestager, il commissario europeo per la Concorrenza che quest’anno, in ambito industria ferroviaria, ha bloccato il maxi-deal tra la tedesca Siemens e la francese Alstom.

Le banche dell’Eurozona si trovano in una situazione meno critica rispetto agli anni della grande crisi, ma stanno comunque lottando per tenere il passo con i loro rivali americani e asiatici in termini di capitalizzazione di mercato. Secondo Enria è «un problema» che le banche europee non siano viste come «proposte di investimento attraenti», ma il settore dei servizi finanziari dell’area dovrebbe rimanere aperto alla concorrenza. L’auspicio è insomma quello di avere «un mercato aperto, in modo che se ci siano banche straniere, investitori stranieri che portano le loro competenze, i loro capitali, nella vostra giurisdizione».

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