COMPETENZE E SUPERCOMPUTER

Di Franco (Atos): «Assumeremo 300 dipendenti in tre anni nella nuova sede di Bologna»

L'amministratore delegato del gruppo di servizi IT sottolinea l'importanza di tutelare il concetto di sovranità europea del dato

di Simona Rossitto

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Giuseppe Di Franco, ceo di Atos Italia

3' di lettura

Atos, che costruirà, «entro l'anno», il secondo calcolatore al mondo a Bologna, si candida a diventare «polo aggregatore» nella filiera dei supercomputer. Lo dichiara a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) Giuseppe Di Franco, amministratore delegato della divisione italiana, spiegando quanto sia importante tutelare il concetto di sovranità europea del dato, evitando che il Vecchio Continente resti schiacciato nella competizione cinese e americana. Intanto nella nuova sede di Bologna l'azienda si prepara ad assumere 200-300 dipendenti in due-tre anni. Di recente Atos è inoltre diventata partner industriale di Noovle, la nuova azienda dei data center di Tim: «ll nostro obiettivo è essere partner di trasformazioni digitali, agendo da partner industriale per portare know how, competenze ed esperienza internazionale».

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Assieme a Nvidia costruirete Leonardo, uno dei cinque supercalcolatori più potenti al mondo, all'interno del tecnopolo di Bologna, gestito dal consorzio interuniversitario Cineca. Quando sarà pronto?

Leonardo è uno dei più grandi supercomputer, secondo al mondo, dopo uno disponibile in Giappone. È in grado di eseguire 250 miliardi di operazioni al secondo. Siamo in fase realizzativa, il progetto vedrà la luce al termine di quest'anno. C'è un aspetto molto importante che sta dietro questa logica di investimento, cioè quello di dare una grande capacità elaborativa a imprese, enti, Pa per poter realizzare dei modelli di simulazione, come quelli per le smart city o la ricerca scientifica. A Bologna verrà realizzato l'80% della capacità di tutta Italia e il 20% di quella europea.

Avete già le competenze necessarie per portare avanti questo lavoro?

Innanzitutto Atos, unico produttore europeo, investe da anni sull' High performance computing (Hpc). D'altronde il fatto che parte importante della ricerca scientifica e tecnologica sia fatta su strumenti europei ha un valore molto importante. Sperimentiamo oggi in tema di vaccini contro il Covid quanto stiamo pagando per non aver investito abbastanza sulla ricerca scientifica. All'interno di Atos, dunque, le competenze ci sono, ma vanno incrementate nel territorio. Abbiamo, intanto, deciso di aprire una nostra sede a Bologna e di iniziare un percorso di collaborazione con le università per reclutare giovani talenti, seguendo la falsariga di quanto già abbiamo sperimentato nel Sud Italia, A Napoli, dove abbiamo 300 dipendenti.

Quante persone assumerete a Bologna?

La sede di Bologna, che è già aperta, ospiterà in due-tre anni circa 200-300 persone, in analogia con quanto accaduto a Napoli. Al momento stiamo organizzando il recruiting. Quello di Bologna è un progetto molto importante, Atos opera con grandi player nazionali come Eni, Enel, Snam, Terna e Tim. A che punto è, invece, il progetto di cloud europeo Gaia-X di cui siete co-fondatori? Oggi il piano, che era partito per iniziativa di varie aziende tedesche e francesi, vede anche la partecipazione di tante imprese italiane guidate da Confindustria. Si pone l'obiettivo di arrivare a una compliance delle normative europee e all'interoperabilità tra i grandi player. È molto importante mantenere il controllo dei dati pur spostandosi da un operatore all'altro. E il set di regole condivise consente di avere la sovranità del dato. Intanto, in Italia, siamo diventati partner industriali di Tim che ha creato un'azienda dedicata, Noovle.

Sareste interessati anche a una partecipazione finanziaria in Noovle?

ll nostro obiettivo è essere partner di trasformazioni digitali, agiamo da partner industriale per portare know how, competenze ed esperienza internazionale.

T ornando al concetto di sovranità europea del dato, le aziende del Vecchio Continente hanno oggi le risorse necessarie per competere a livello globale?

Sono molto convinto della rilevanza dell'Europa in questo settore, servono però capacità di investimento e massa critica per poter competere con gli investimenti americani e cinesi. Oggi credo che la tecnologia europea rischi di restare compressa tra gli investimenti statunitensi e cinesi ma, allo stesso tempo, credo molto al fatto che Europa debba posizionarsi e garantire capacità di investimento e aggregazione. Far nascere grandi player, cioè, che possano garantire la nostra sovranità tecnologica. Atos, inoltre, è un player a livello mondiale, con 12 miliardi di fatturato, a Bologna abbiamo vinto contro concorrenti americani e cinesi.

Atos potrebbe, dunque, fare da polo aggregatore in Europa?

Sì, sarebbe interessante guidare la filiera, Atos potrebbe diventare un polo aggregatore, ma lo potrebbero essere anche realtà come il Cineca.

Che cosa vi aspettate dal Recovery Plan?

È un'opportunità enorme che ha due grandi dimensioni. Una ha come obiettivo la trasformazione digitale, e può consentire il recupero della produttività del lavoro. L'Italia, peraltro, è uno dei Paesi europei che ha la produttività più bassa. L'altra dimensione punta alla decarbonizzazione, che è un altro tema interessante. A questo proposito va ricordato che digitalizzare è uguale a decarbonizzare. Sono grandi opportunità, un'occasione per la nazione.

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