ddl catalfo

Di Maio: c’è accordo su salario minimo. Durigon: intesa se a costo zero per imprese

Il ddl Catalfo è attualmente fermo al Senato. Per Di Maio il tema woorking poor è reale e va affrontato. Durigon: l’Italia ha già il più alto costo del lavoro e non possiamo gravare ancora sulle pmi

di Claudio Tucci


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2' di lettura

Il vice premier, e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio annuncia l’accordo di maggioranza sul salario minimo: «Sono contento che in queste ore si sia raggiunto un accordo di maggioranza -ha detto -. Il salario minimo è una legge di civiltà. Non è più accettabile che in Italia ci siano cittadini pagati due o tre euro l’ora».

Il riferimento è al ddl Catalfo, che fissa il livello minimo salariale a 9 euro lordi l’ora, che è ora fermo al Senato proprio perché la Lega si è sempre dichiarata contraria. Per Di Maio il «Parlamento è al lavoro. Il tema dei “working poor” appare quanto mai attuale ed è necessario affrontarlo, visto che l’Inps certifica che il 29% dei contratti di lavoro attualmente attivi si colloca al di sotto dei 9 euro lordi».

Durigon: intesa solo se a costo zero per le imprese
Alle parole del ministro del Lavoro ha subito replicato il sottosegretario al Lavoro, il leghista, Claudio Durigon: «Stiamo lavorando e abbiamo buttato giù alcune idee - ha sottolineato -. Ma “l’accordo” sul salario minimo c’è «se sarà a costo zero per le imprese». Le basi per l’intesa, ha aggiunto Durigon, «ci sono» ma «l’Italia ha già il più alto costo del lavoro e non possiamo gravare ancora soprattutto sulle piccole e medie imprese».

Ipotesi taglio al cuneo per sterilizzare l’effetto del salario minimo
Di qui l’ipotesi, anticipata oggi sul giornale quotidiano, di prevedere un taglio al cuneo proprio per sterilizzare gli incrementi di costo del salario minimo (6,7 miliardi secondo calcoli Inapp). L’intervento infatti riguarderebbe 2,6 milioni di lavoratori dipendenti privati a esclusione di agricoltura e lavoro domestico. Comprendendo anche questi due settori - che tuttavia la norma esclude - il costo per le aziende salirebbe a 9,7 miliardi, per il 29% dei lavoratori.

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