tavolo operativo a foggia

Di Maio: caporalato si sconfigge con Centri per l’impiego

di Redazione Roma


Luigi Di Maio a Foggia per il Tavolo sulla lotta al caporalato

2' di lettura

Il rafforzamento della lotta al lavoro nero con l'impiego anche dei Carabinieri forestali e la nomina – in settimana, con un nome «che farà parlare» - del nuovo direttore dell'Ispettorato del lavoro. Passa da qui, secondo il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, la lotta alla piaga del caporalato, tema del tavolo operativo, riunito nel pomeriggio in Prefettura a Foggia, per il contrasto dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura. «Bisogna aggredire l'illegalità, tutelando gli imprenditori che rispettano le leggi», ha spiegato al termine Di Maio, annunciando un cronoprogramma con piano triennale per il contrasto al fenomeno.

«La legge sul caporalato c'è e bisogna farla funzionare»
Per riuscire «sarà fondamentale la repressione, ma soprattutto la prevenzione, attraverso il buon funzionamento dei centri per l'impiego. Il lavoro nero è un problema comune a tutte le regioni. Ho voluto che a questo tavolo fossero presenti i rappresentanti di tutte le Regioni: sarebbe sbagliato localizzare il fenomeno. La legge sul caporalato - ha concluso Di Maio - c'è e bisogna farla funzionare».

Il governo sfida il caporalato

Agrinsieme: urgente revisione normativa
Di diverso avviso Franco Verrascina, alla guida di Agrinsieme, il coordinamento delle organizzazioni professionali del lavoro agricolo (Cia, Confagricoltura e Copagri, e le centrali cooperative Confcooperative, FedAgriPesca, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital), presente al vertice di Foggia. Per Verrascina, la legge 199/2016 anti-caporalato, «a causa della mancanza di chiarezza in alcune sue disposizioni, in alcune casi assolutamente inapplicabili, ha determinato sinora scarsi risultati concreti, e necessita pertanto di essere rivista». Le modifiche da apportare alla normativa per il contrasto del caporalato, fenomeno che riguarda circa 400mila lavoratori con punte nel periodo estivo, vanno da una «più chiara distinzione tra reati gravi/gravissimi e violazioni, anche solo meramente formali» alla necessità di «agire sulla riduzione degli oneri burocratici e produttivi». Urgente anche accompagnare la revisione normativa a un «profondo impegno politico e istituzionale» per incentivare le assunzioni «e mettere le aziende agricole nelle condizioni di consolidare gli importanti e positivi trend occupazionali del settore».

Coldiretti: repressione non basta, serve riforma dei reati alimentari
A chiedere la riapertura del cantiere legislativo per un aggiornamento della legge 199/2016 è anche Coldiretti, che per bocca del suo presidente Roberto Moncalvo auspica la riforma dei reati alimentari, «agendo anche sulle leve economiche per spezzare la catena dello sfruttamento che cresce dalle distorsioni lungo la filiera, dalla distribuzione all'industria fino alle campagne dove i prodotti agricoli pagati sottocosto pochi centesimi spingono all'illegalità». Moncalvo, in occasione del vertice di Foggia, ha quindi segnalato «la necessità di una grande azione di responsabilizzazione dal campo allo scaffale, per garantire che dietro tutti gli alimenti in vendita italiani e stranieri, ci sia un percorso di qualità che riguarda ambiente, salute e lavoro, con una equa distribuzione del valore». A quasi due anni dall'approvazione della legge sul caporalato – ha concluso Moncalvo - «l'esperienza dimostra che la necessaria repressione da sola non basta» e occorre «affiancare alle norme sul caporalato le proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall'apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell'Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti».

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