MOVIMENTO NEL CAOS

Di Maio lascia la guida dei Cinque Stelle: «Rifondiamoci, al nostro interno i peggiori nemici». Crimi reggente

A 4 giorni dal voto in Emilia Romagna e Calabria, il ministro degli Affari esteri ha annunciato la decisione a viceministri e sottosegretari M5S convocati nella sala della Biblioteca Chigiana, a Palazzo Chigi

di Manuela Perrone


M5s perde pezzi

4' di lettura

Dalle stelle del 32,7% conquistato alle politiche del 4 marzo 2018 alle stalle di una raffica di batoste alle regionali in Abruzzo, Sardegna, Basilicata e Umbria e di 31 addii tra i parlamentari da inizio legislatura, 13 dei quali soltanto negli ultimi due mesi. Per Luigi Di Maio quella di dimettersi da capo politico (non sarà neanche capo delegazione del M5S al governo) è stata una scelta più che sofferta, ma diventata inevitabile. È stato lui a traghettare il M5S al Governo, è lui adesso a pagare il prezzo della crisi profonda in cui versa.

Di Maio: si chiude una era, rifondiamoci
«Rassegno le dimissioni da capo politico. La reggenza passa a Vito Crimi, che è il rappresentate anziano del Comitato di garanzia. Dopo gli Stati generali decideremo il successore. È giunto il momento di rifondarsi: oggi si chiude un’era. Ed è per l’importanza di questo momento che ho iniziato a scrivere questo documento un mese fa». Così Luigi Di Maio parlando al M5s dal tempio di Adriano. «Ho lavorato per far crescere il Movimento e proteggerlo dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso – ha sottolineato – anche prendendo scelte dure e a volte incomprensibili. La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita ma per uno che ci ha tradito almeno dieci quella fiducia l’hanno ripagata». Di Maio ha poi precisato: «Non abbandonerò mai il movimento, è la mia famiglia».

Di Maio: consapevole dei delusi del M5S
«Alcuni obiettivi purtroppo non abbiamo potuto raggiungerli ma abbiamo sempre lottato. Sono consapevole che parte del Movimento è rimasta delusa e si è allontanata», ha detto Luigi Di Maio parlando al M5s dal tempio di Adriano. Ma Di Maio si è tolto anche qualche sassolino: «Abbiamo tanti nemici, qualcuno che resiste e che ci fa la guerra. Ma nessuna forza politica è mai stata sconfitta dall’esterno. I peggiori nemici sono quelli che al nostro interno lavorano non per il gruppo ma per la loro visibilità. Te ne vai dal Movimento e poi continui a votare la fiducia dal Misto? Non è politica: è psichiatria».

Di Maio: governo avanti fino al 2023
«Noi dobbiamo pretendere il sacrosanto diritto di essere valutati almeno alla fine dei cinque anni di legislatura», ha detto Di Maio. «Io penso che il governo deve andare avanti – ha sottolineato – perché alla fine» della legislatura «i risultati si vedranno ma dobbiamo avere il tempo di mettere a posto il disordine fatto da chi ha governato per trent’anni prima. Giuseppe Conte è la nostra più alta espressione».

Di Maio: in piazza se cancellano reddito e prescrizione
«Dalle leggi che abbiamo approvato non si può tornare indietro. Se proveranno a cancellare la legge anticorruzione, prescrizione o reddito di cittadinanza ci saranno migliaia di persone in piazza per impedirlo. E io sarò con loro», ha detto Luigi Di Maio parlando al Tempio di Adriano.

La comunicazione ai ministri
Ai ministri e ai sottosegretari convocati mercoledì 22 gennaio alle 10 nella sala della Biblioteca Chigiana, a Palazzo Chigi, Di Maio ha comunicato - come filtra da fonti M5S di governo - l’addio da capo politico che annuncerà pubblicamente alle 17, quando è in programma la presentazione della pattuglia dei facilitatori regionali. Vito Crimi, in qualità di componente anziano del comitato di garanzia, assume la reggenza del Movimento.

Le dimissioni “preventive”
“Dimissioni preventive”, le chiama qualcuno. Perché arrivano a soli quattro giorni dalle elezioni in Emilia Romagna e in Calabria e perché dunque possono essere interpretate in modi differenti. La prima, e la più semplice, è quella che lo vuole indisponibile ad assumersi da solo la responsabilità della (prevedibile) nuova débâcle alle urne di domenica 26 gennaio. Anche perché la scelta di correre in solitaria è stata decisa dagli iscritti su Rousseau contro il suo parere.

La tentazione di tenersi le “mani libere”
Ma si rincorrono altre letture. Come quella che arriva da alcuni big dell'ala sinistra del Movimento, convinti che Di Maio voglia tenersi le mani libere dopo il voto, senza la zavorra di un incarico così gravoso come quello di leader. Libere anche per decidere, se il Pd dovesse perdere in Emilia e il Governo saltare, di tornare ad allearsi con la Lega di Matteo Salvini. Uno scenario indigesto a quanti tra i Cinque Stelle sono ormai schierati a favore della confluenza del M5S in un fronte progressista ampio, come chiede il segretario dem Nicola Zingaretti e come vuole il garante Beppe Grillo.

Ipotesi organo collegiale ad interim
Ecco perché il passo indietro di Di Maio, per non destabilizzare il Governo, necessita di un paracadute strutturato per non lasciare il Movimento allo sbando. La reggenza di Crimi, in qualità di componente anziano del comitato di garanzia, non sembra bastare, neanche soltanto per condurre il Movimento agli stati generali del 13-15 marzo. Per questo si fa strada l'ipotesi di un organo collegiale ad interim, che provi a tenere unite tutte le anime ed evitare la deflagrazione. Sempre che a deflagrare non sia la maggioranza.

Lo spread sfiora i 170 punti
A questo punto si tratta di capire se la scelta di Di Maio e i nuovi equlibri all’interno dei pentastellati avranno delle ripercussioni sul Conte due. L’esecutivo M5S-Pd-Italia Viva e Leu deve già affrontare il nodo giustizia, dopo che nell’ultimo vertice di maggioranza non è stata raggiunta un’intesa sulla prescrizione. Una vittoria del centrodestra in Emilia Romagna e Calabria potrebbe produrre un ulteriore scossone. In queste ore lo spread si è impennato, arrivando a sfiorare i 170 punti, con gli interrogativi degli investitori sulla tenuta del governo.

Conte: «Mio partito? Non ci penso affatto, sarebbe sbagliato»
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiuso all’ipotesi di un suo partito. «Non ci penso affatto - ha chiarito ai microfoni di “Nonstopnews”, su Rtl 102.5 -. Non solo perché non ho velleità, ma perché ritengo sarebbe profondamente sbagliato». E sulla mossa di Di Maio: «È stato tirato per la giacchetta. Se fosse una sua decisione lo rispetterò anche se mi dispiacerà sul piano personale».

Per approfondire:
Di Maio verso il passo indietro da leader M5S: convoca ministri e sottosegretari
Di Maio caccia Paragone dal M5S. Il senatore: «Espulso dal nulla»

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