l’arte di cambiare idea

Di Maio e la narrazione di Mattarella: dall’impeachment a nostro caro angelo

di Francesco Prisco

Impeachment, che dice la Costituzione

2' di lettura

L’aria di Natale la senti dal freddo che ti taglia la faccia alle 7 di mattina e da certe dichiarazioni diramate dalle agenzie alle 8.37. «Il presidente Mattarella è stato fondamentale, come garante della Costituzione, è stato un po’ l’angelo custode del governo, ha sempre seguito con attenzione e in modo imparziale la Legge di bilancio e abbiamo evitato la procedura d’infrazione, ce l’abbiamo fatta». Chi è questo statista dal non comune senso dello Stato, questo europeista convinto, questo campione d’equilibrio sul filo della diplomazia? Risposta: Luigi Di Maio, vicepremier con deleghe al Lavoro e allo Sviluppo economico.

Avete sentito bene, per citare un celebre candidato premier quando annunciò l’abolizione dell’Ici. Di Maio Di Maio, quel Di Maio, lo stesso che soltanto sette mesi fa, quando il veto del medesimo presidente della Repubblica al sovranista Paolo Savona ministro dell’Economia metteva a rischio l’asse Lega-Movimento 5 Stelle che avrebbe portato alla nascita del governo Conte, in diretta telefonica a Che tempo che fa dichiarò: «Se andiamo al voto e vinciamo, poi torniamo al Quirinale e ci dicono che non possiamo andare al governo. Per questo dico che bisogna mettere in Stato di accusa il Presidente. Bisogna parlamentarizzare tutto anche per evitare reazioni della popolazione». E ancora: «Prima attiviamo l’articolo 90 e poi si va al voto, perché bisogna parlamentarizzare questa crisi».

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Chissà chi si ricorda quelle parole, l’ira funesta sovranista via web, i nove giorni che sconvolsero i social a colpi di hashtag che andavano da #impeachment a #impingement e abbondavano di epiteti irriferibili contro Mattarella. Tweet e post sui quali ad agosto la Procura di Roma aprirà un’indagine, ipotizzando attacchi da parte di troll russi. Ma lasciamoci alle spalle tutto quest’odio e apriamo il nostro cuore allo spirito del Natale. Si sa che solo gli stupidi non cambiano opinione, grande verità che, in questo periodo dell’anno, diventa ancora più vera: se ha cambiato opinione lo Scrooge di Charles Dickens, perché mai non potrebbe farlo Gigino da Pomigliano d’Arco?

Grande verità che, nell’era dello storytelling, è più vera che mai, perché non conta quello che sei o quello che fai ma come te lo raccontano. E allora apriamo il nostro cuore all’epifania del presidente della Repubblica, cantiamo un canto nuovo al «nostro caro angelo». Perché «la fossa del leone è ancora realtà, uscirne è impossibile per noi: è uno slogan, falsità. Il nostro caro angelo si ciba di radici e poi lui dorme nei cespugli sotto gli alberi ma schiavo non sarà mai». Se proprio dev’esserci una narrazione su quell’angelo di Mattarella (detto senza ironia), meglio Battisti e Mogol.

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