POLITICA ESTERA

Di Maio agli Esteri, i dossier caldi sul tavolo: Libia, Cina e migrazioni

Il leader politico M5S approda alla Farnesina. «L’attenzione verso l’Africa, il tema delle migrazioni e le relazioni con le nuove economie emergenti saranno le linee guida su cui costruirò il mio lavoro», spiega. L’Italia dovrà trovare una sua posizione in un contesto geopolitico che vede Stati Uniti e Cina sempre più in competizione

di Andrea Carli

Conte: «Ecco la squadra di governo»

Il leader politico M5S approda alla Farnesina. «L’attenzione verso l’Africa, il tema delle migrazioni e le relazioni con le nuove economie emergenti saranno le linee guida su cui costruirò il mio lavoro», spiega. L’Italia dovrà trovare una sua posizione in un contesto geopolitico che vede Stati Uniti e Cina sempre più in competizione


4' di lettura

L’Africa sicuramente, sia per le opportunità che le economie emergenti in quel Continente possono offrire alle aziende italiane, sia nell’ottica di un contenimento della pressione migratoria, sia per gli effetti positivi che il collocare il Mediterraneo al centro dell’agenda internazionale potrebbe garantire sul piano della sicurezza.

Ma tra i dossier sul tavolo del nuovo ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio ci sarà anche un quadro geopolitico sempre più complesso, nell’ambito del quale l’Italia dovrà trovare una sua collocazione. Una missione non facile, stretta come sarà tra gli Stati Uniti e il tavolo atlantico da una parte, la Cina e la Russia dall’altra, e un’Unione europea che in questa partita tra pesi massimi dovrà ritagliarsi un suo spazio, con un asse Parigi-Berlino che si potrebbe accentuare ulteriormente.

L’importante sarà, anche, fare in modo che la linea di politica estera sia una sola e non si avverta la sensazione, come è invece accaduto negli ultimi mesi, che le politiche estere siano più di una, a seconda del ministero che si prende in considerazione.

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Di Maio su Facebook: Africa e migrazioni priorità alla Farnesina
«L’attenzione verso l’Africa, il tema delle migrazioni e le relazioni con le nuove economie emergenti saranno le linee guida su cui costruirò il mio lavoro» anticipa Luigi Di Maio, in un post pubblicato su Facebook pochi minuti dopo la lettura da parte di Giuseppe Conte della lista della squadra del nuovo governo, nel quale il leader pentastellato entra come ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. «Il Governo si impegna - si legge nel programma di governo del Conte bis che sta per nascere - a rafforzare, anche all’interno dell’Unione europea, una politica di investimenti mirata al Continente africano, secondo un modello di partenariato tra pari».

Il dossier libico e la necessità di rilanciare la mediazione Onu
Oltre al contenimento dei flussi migratori che premono sull’Europa - l’Italia, per la sua collocazione geografica, è in prima fila - all’Africa è connessa un’altra sfida per la politica estera italiana. È la situazione in Libia, sempre più destabilizzata dal braccio di ferro tra il premier Fayez al Serraj e l’uomo forte della Cirenaica generale Haftar. L’iniziativa di mediazione delle Nazioni Unite stenta a ripartire.

Un piede nella nuova Commissione von del Leyen
Africa, ma anche Europa. Nell’immediato, sul tavolo (ma non solo sul suo) del neo inquilino della Farnesina arriverà il dossier per ottenere un portafoglio pesante nella nuova Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen (potrebbe giocare la partita l’ex premier Paolo Gentiloni). C’è poi la necessità di ricomporre quella frattura con le cancellerie della Vecchia Europa, Parigi e Berlino fra tutte, che il governo giallo verde d’impronta sovranista, di cui lo stesso Di Maio era vicepremier, ha contribuito a creare. Sempre connesso al rapporto con l’Europa, sul piano delle politiche migratorie l’Italia continuerà a muoversi per la modifica del regolamento di Dublino che disciplina il diritto d’asilo a livello Ue, e per il ricollocamento dei migranti giunti in Italia. «È indispensabile - sottolinea il programma di governo - promuovere una forte risposta europea, soprattutto riformando il Regolamento di Dublino, al problema della gestione dei flussi migratori, superando una logica puramente emergenziale a vantaggio di un approccio strutturale, che affronti la questione nel suo complesso, anche attraverso la definizione di una organica normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all'immigrazione clandestina, ma che - nello stesso tempo - affronti i temi dell’integrazione».

Internazionalizzazione sulla base della cooperazione multilaterale
Sul piano della cosiddetta “diplomazia economica”, ovvero il sostegno promosso dalla Farnesina alle aziende italiane che puntano a conquistare quote di mercato nei mercati di altri paesi, Di Maio assicura su Facebook: «Al ministero degli Esteri sarà mia premura puntare all’internazionalizzazione del nostro sistema economico e della nostra industria e ricerca, incrementando i canali di cooperazione in ambito multilaterale».

I due pilastri: alleanza euroatlantica e integrazione europea
E poi ci sarà da destreggiarsi con i pesi massimo della geopolica: Usa, Cina e Russia. «Il Governo - si legge ancora nel testo del programma - persegue la tutela degli interessi nazionali, promuovendo un nuovo equilibrio globale basato sulla cooperazione e la pace e rafforzando il sistema della cooperazione allo sviluppo, nel quadro di un “multilateralismo efficace”, basato sul pilastro dell’alleanza euroatlantica, con riferimento all’opera delle Nazioni Unite, e sul pilastro dell’integrazione europea», Due punti fermi, quindi: la Nato e l’Unione europea, con la seconda che sta compiendo i primi passi per una sua politica di difesa. Bisognerà trovare, e la Farnesina sarà in questo in prima fila, un punto di equilibrio.

Il pressing per aderire al progetto cinese delle Nuove vie della Seta
Un punto di equilibrio andrà trovato nelle relazioni con gli Stati Uniti da una parte, e la Cina dall’altra. Nel precedente esecutivo, da ministro dello Sviluppo economico Di Maio ha visitato in più di un’occasione il gigante asiatico per sottoscrivere accordi bilaterali - lo scorso novembre, in occasione di una trasferta a Shanghai, chiamò il presidente Xi Jinping “Ping” -, e si è adoperato affinché l’Italia aderisse, prima tra i Paesi Ue e dopo settimane di polemiche soprattutto sul tema delle infrastrutture 5G, al maxiprogetto delle Nuove vie della Seta.

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