IL LEADER M5S TRA LA FOLLA

Di Maio festeggia nella sua Pomigliano: «Andremo a Palazzo Chigi»

di Vera Viola


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Luigi Di Maio festeggia la vittoria a Pomigliano d’Arco (Ansa)

4' di lettura

«Siamo la prima forza politica del Paese, di tutto il Paese. Abbiamo ricucito l'Italia. Qui si è fatta la storia», così esordisce Luigi Di Maio, arrivato a Pomigliano, nella sua città, in serata, a ringraziare la sua gente. Piazza Giovanni Leone è gremita, cittadini di tutte le età sono in attesa da tempo. Parla a lungo “Giggino il premier” (dal titolo della seconda edizione della biografia di Di Maio scritta da Paolo Picone e in libreria a giorni), come già lo chiamano i sostenitori di Pomigliano, in modo scaramantico.

«Siamo proiettati verso il Governo - dice - poiché sento la responsabilità di dover realizzare un programma. Andremo a Palazzo Chigi e aboliremo vitalizi, taglieremo gli stipendi dei parlamentari per recuperare 30 miliardi da destinare ai cittadini». La folla applaude, annuisce. «Hai detto bene!», commenta una donna di mezza età.
Poi Di Maio aggiunge: «Dicono che ci avete votato per il reddito di cittadinanza, quindi perché abbiamo promesso soldi - arringa con forza - vi trattano come miserabili!. Voi invece ci avete votato perché vogliamo migliorare la qualità della vostra vita». La pensa così, tra la folla, Serena, 25 anni, musicista: «Il nostro voto in cambio del reddito di cittadinanza? Non è vero, ci interessa sopratutto la lotta per la legalità dentro e fuori il palazzo».

Di Maio snocciola i risultati elettorali da record. «Abbiamo avuto il voto di 11 milioni di italiani, siamo primi in tante regioni, del sud e del nord. Non siamo una forza territoriale come altri. Abbiamo più di 300 parlamentari. Abbiamo vinto senza lobbies né poteri forti». Ora per il giovane leader dei 5 stelle «abbiamo detto che siamo aperti al dialogo - conferma- ma dovranno venire a parlare con noi».

Il successo parte dalla sua città
A Pomigliano Luigi Di Maio ha raccolto il 64,95% di voti, lasciando Vittorio Sgarbi al 17,73%, e Antonio Falcone del Pd al 12,53%. Si conferma il plebiscito se si considerano i voti dell'intero collegio elettorale di Acerra-Pomigliano, in totale undici comuni a nord di Napoli con un bacino elettorale di 220mila elettori. Più in generale, è in Campania che i pentastellati raggiungono un successo che va al di là delle previsioni, con una percentuale di voti del 49%, lasciando il Pd al 13,8%, Forza Italia al 19,8% e la Lega al 4,6%.

La città operaia diventa roccaforte dei 5 stelle
Pomigliano D'Arco, da città operaia, diventa roccaforte del Movimento 5 stelle. Caso limite e allo stesso tempo un esempio tra tanti nel Mezzogiorno. «Parliamo, nonostante le crisi, del polo manifatturiero più importante del Sud - riflette il segretario regionale della Uil, Giovanni Sgambati - con un bacino di circa 10mila addetti. Certo, un tempo, negli anni 80, ce ne erano almeno 25mila di posti di lavoro. Ma erano altri tempi».

A Pomigliano ha sede lo stabilimento di Fca, il Giambattista Vico, con circa 4.500 addetti, storico impianto, recentemente riconosciuto come uno dei più efficienti nel mondo. Si produce la Panda, ma sono ancora attivi i contratti di solidarietà, e tra i sindacati c'è preoccupazione per circa 2000 posti di lavoro. A Pomigliano ha sede anche la ex Alenia Aermacchi, oggi Leonardo, con 2.630 addetti, dove vengono assemblate parti di aerei e fusoliere complete. Con una sede anche a Nola, un impianto con alto livello di automazione, e altri 840 addetti. E poi c'è Avio, controllata da Ge, che sta completando un investimento di 80 milioni con contratto di sviluppo.
«Nelle fabbriche la stragrande maggioranza di lavoratori ha votato per il movimento 5 stelle. Dopo anni di promesse mancate - spiega Francesco Percuoco, segretario provinciale di Napoli della Fiom - dopo anni di vita a 800 euro di ammortizzatori sociali. Ci si affida a chiunque possa cambiare. Si scommette sulla speranza».

Pesano le ferite della Terra dei fuochi
Siamo anche al centro della Terra Dei fuochi. Una tragedia irrisolta. Con Regi Lagni, incendi e devastazioni sul Vesuvio, l'ambiente in Campania, come testimoniano le recenti ed esplosive inchieste di Fanpage, resta un tema che fa tremare. Un nervo scoperto, lo definisce Alessandro Salvi, 33 anni, ingegnere dell'automazione e dottore di ricerca in automatica presso la Scuola Politecnica di Napoli della Federico II. Salvi si è avvicinato da tempo al M5s in nome di un'amicizia nata ai tempi del liceo con Luigi Di Maio, poi dal 2011 è diventato un attivista. «Mi sono dedicato a una campagna elettorale porta a porta- racconta- di Luigi è stata apprezzata la spontaneità e la capacità di comunicazione». Crisi economica, danni ambientali, troppi disservizi, per Salvi, sono all'origine della voglia di cambiare dei cittadini campani.

L'identikit degli elettori
Per il sociologo Domenico De Masi, si tratta di un elettorato dal basso reddito. Ma il profilo, almeno nella provincia a nord di Napoli va cambiando. «Nel mondo accademico, a esempio - aggiunge Salvi - crescono le adesioni». In altre parole, in Campania quello a sostegno del Movimento fondato da Grillo non è solo voto di protesta, ma è anche espressione della società civile che aderisce: cresce il numero di professionisti, di esponenti del mondo accademico, commercialisti, imprenditori, musicisti. Salvi parla di un «mondo di competenze». Come conferma Carmine Aveta, 34 anni, funzionario del ministero Infrastrutture e Trasporti, oggi alla Motorizzazione civile. «Il gruppo di Pomigliano da sempre conta professionalità accademiche - dice Aveta - oggi sempre più. Onestà, trasparenza, sono i valori fondamentali, ma oggi anche le competenze».

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