«green rule»

Di Maio: fuori dal deficit gli investimenti verdi

di Manuela Perrone


Bianco (Iren), da nuovo governo spinta sulla green economy

2' di lettura

Nel giorno in cui il premier Giuseppe Conte vola a Bruxelles per perorare la causa dell’Italia e spazi di manovra più ampi per il Sud, Luigi Di Maio riunisce alla Farnesina un gruppo ristretto di tecnici dello staff economico del M5S. E definisce la proposta che vuole intestare al Movimento, in vista degli incontri con il ministro dell’Economia, il dem Roberto Gualtieri, per l’Eurogruppo e l’Ecofin di domani e dopodomani a Helsinki: una green rule per l’Europa. In sintesi: una regola “verde” affinché una parte della spesa per investimenti a favore della sostenibilità e per contrastare i cambiamenti climatici venga esclusa dal calcolo del deficit. L’idea prevede che la quota da scomputare sia pari al 2,5% del Pil per ogni Stato membro, in linea con le stime degli Accordi di Parigi del dicembre 2015. E contempla l’introduzione di green bond emessi dai Paesi europei, ovvero obbligazioni per finanziare le spese legate allo sviluppo ecosostenibile e alla lotta contro i cambiamenti del clima.

La mossa di Di Maio ha una doppia valenza politica. Da un lato il leader pentastellato vuole rivendicare al partito che guida un ruolo nella partita economica che l’Italia giocherà con la Commissione Ue, sventolando la bandiera ambientalista che il M5S impugna anche contro le trivellazioni petrolifere. Dall’altro lato, però, lancia un messaggio allo stesso premier, trasformando il ministero degli Esteri - dove aveva già radunato i neoministri M5S subito dopo il giuramento - nella sua base operativa. Una scelta che aveva già fatto discutere: nel suo intervento al Senato il giorno del voto di fiducia al Governo, la senatrice di +Europa Emma Bonino aveva sostenuto come la Farnesina non possa «diventare il quartier generale di un partito o la sede di un Governo ombra». Modello Salvini col Viminale in epoca gialloverde.

Di Maio non se ne cura, e prosegue sulla sua strada, convinto che non si tratti di una delle «sgrammaticature istituzionali» che Conte ha invitato a evitare accuratamente. «Il M5S vuole incidere sull’agenda economica in Europa», ha spiegato ieri il capo politico del Movimento ai suoi. «Abbiamo idee chiare e tante proposte da fare. Per noi è necessario costituire un tavolo politico permanente a livello di Governo con il presidente del Consiglio, i capi delegazione dei partiti di maggioranza e il ministro dell’Economia per concordare la linea con chi andrà in Europa a rappresentare l’Italia sui temi economici».

Non solo. Come spiegano dai vertici del Movimento, l’intenzione è anche quella di lottare per rivedere «in maniera consistente» i criteri di trasparenza dell’Eurogruppo e delle riunioni in sede comunitaria, un tema che sarà all’ordine del giorno di domani. Perché, ricordano i Cinque Stelle, «l’Eurogruppo non redige verbali». «Il M5S come sempre vuole rendere trasparenti i processi decisionali della politica», è stata la linea dettata da Di Maio. «Dobbiamo fare lo stesso in Europa: milioni di cittadini europei devono avere evidenza di come si prendono le decisioni che impattano sulle loro vite». Parole che suonano anche come un avvertimento al Pd, di cui è espressione non solo Gualtieri, ma anche il neocommissario agli Affari economici Paolo Gentiloni. E che rivelano la grande paura di Cinque Stelle: restare esclusi dalle scelte in campo economico.

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