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Di Maio verso la Difesa, il nodo Economia

Il Pd propone Orlando vicepremier e Minniti all’Interno. Entra Patuanelli

di Emilia Patta


Il j’accuse di Giuseppe Conte a Matteo Salvini

3' di lettura

Caduto il veto del segretario del Pd Nicola Zingaretti su Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, la partita di queste ore è tutta sulla composizione della squadra di governo. Perché Zingaretti, che aveva messo il veto su Conte proprio nelle stesse ore in cui l’ex premier Matteo Renzi lo toglieva, può ora accettare il Conte 2 solo se ci sarà una forte discontinuità nei nomi, e discontinuità nei nomi significa naturalmente anche discontinuità sui contenuti. La trattativa di ieri sera ha visto al centro il ruolo del leader politico del M5s Luigi Di Maio, che ha chiesto per sè il Viminale. Casella che invece il Pd aveva riservato a Marco Minniti (si fanno anche i nomi del capo della Polizia Franco Gabrielli e di Raffaele Cantone). Per Di Maio, proprio ieri «blindato» da Davide Casaleggio, si prospetta in ogni caso un ministero pesante: la richiesta del Viminale potrebbe essere la casella di partenza per arrivare alla Difesa.

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Al Pd spettano - secondo lo schema di accordo delle scorse ore basato sul fatto che Conte è da considerarsi in quota M5s e non “terzo” - anche gli Esteri (il nome più accreditato resta quello di Paolo Gentiloni, a meno che l’ex premier non vada alla commissione Ue per la quale sono in corsa anche Enrico Letta e Roberto Gualtieri) e l’Economia (qui sono in campo Antonio Misiani o Gualtieri, ma tra i democratici di fa strada l’ipotesi di un ritorno di Pier Carlo Padoan salvo veti da parte del M5s). È invece braccio di ferro sulla Giustizia: il Pd vorrebbe la casella per un rappresentante di Leu, ossia Pietro Grasso, o per il vicesegretario Andrea Orlando mentre Di Maio vorrebbe confermare l’attuale ministro Alfonso Bonafede. Così come il leader politico del M5s vuole confermare Riccardo Fraccaro in squadra. E anche la ministra della Sanità Giulia Grillo dovrebbe restare al suo posto. Sembra invece segnato anche il destino di Danilo Toninelli: le Infrastrutture potrebbero andare all’attuale capogruppo in Senato Stefano Patuanelli (e in questo caso per Toninelli ci sarebbe la buonuscita onorevole di prenderne il posto), ma è difficile che alla fine il M5s mantenga il delicato ministero dopo la vicenda Tav che lo ha isolato: in pista per il Pd ci sono la vicesegretaria Paola De Micheli e Roberto Morassut. Il ministero fin qui presieduto da Di Maio verrebbe di nuovo diviso: il M5s chiede lo Sviluppo economico, mentre per il Lavoro sono in pista per il Pd Giuseppe Provenzano e Tommaso Nannicini. Quanto ai ministeri minori, Zingaretti pensa a Francesco Scoppola, presidente dell’Agesci del Lazio, per le politiche giovanili e a Lorenza Bonaccorsi per le pari opportunità. Confermato l’ingresso nel governo di Dario Franceschini (forse Cultura).

Il segretario del Pd non vuole ripetere la diarchia dei vicepremier, anche perché è contrario alla stesura di un contratto di governo sul modello dell’accordo tra Di Maio e Matteo Salvini a inizio legislatura. Piuttosto Zingaretti, dal momento che il premier è un pentastellato, propone un vicepremier unico (Orlando): soluzione che durante il vertice notturno non ha incontrato resistenze da parte del premier Conte, che tuttavia rivendica l’indicazione del sottosegreario alla Presidenza e vuole anche avere voce in capitolo sulla nomina del commissario Ue. Ad ogni modo la trattativa sui ministri, che entrerà nel vivo solo da giovedì, sarà per il Pd anche una trattativa interna tra le “correnti”. In quota Renzi si fanno i nomi di Ettore Rosato e di Andrea Marcucci. Per Area riformista, la corrente dei renziani che hanno appoggiato Maurizio Martina all’ultimo congresso, si fa il nome dell’attuale vicepresidente del Copasir Lorenzo Guerini per la delega ai Servizi.

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