«nessun diverbio con grillo»

Di Maio lancia la riorganizzazione del M5S. «Via tetto 2 mandati per consiglieri comunali»

di Nicola Barone

M5S, si cambia. Di Maio: via il limite dei due mandati nei Comuni


3' di lettura

Si parte per ora con l'area di ascolto su Rousseau. Poi mano a mano prenderà corpo col contributo degli iscritti la nuova fase del M5S, quella seguita ai duri colpi delle elezioni amministrative. Prove difficili. Che se «non avranno alcun impatto sul governo e la vita interna del Movimento» come dice Luigi Di Maio di certo hanno segnato un'accelerazione quanto alle contromisure da prendere. Del «ruolo del capo politico si ridiscute tra quattro anni» mette tuttavia subito in chiaro il vicepremier.

Il centrodestra si è ripreso la Sardegna ma i risultati arrivati dal voto nell'isola non sembrano preludere nell'immediato a scossoni per l'esecutivo. Per il M5S, superato anche dal Pd, il colpo subìto rimane fuori discussione e non può non allarmare i vertici. Malgrado venga negata apertamente si fa largo la paura di pagare uno schiacciamento sulla guida leghista. Di qui la svolta per una nuova organizzazione che «non sarà calata dall'alto, serve perché abbiamo richieste di aiuto da cittadini in tutta Italia, su temi come la sanità ad esempio. È impossibile rispondere dal governo, serve un'organizzazione per filtrare, in modo che gli eletti facciano da filtro a istanze molto diverse. Non servirà solo al M5S, ma anche agli italiani». Serviranno figure che possano coordinare gli eletti, secondo il leader pentastellato.

«Fare il consigliere comunale non si può pensare sia un privilegio, lo dico in generale non solo per M5S. Oggi un nostro eletto in un comune è presidio di legalità e lotta contro i privilegi e contro la gestione disinvolta dei Comuni. Dobbiamo discutere nuove regole, ad esempio affinché il secondo mandato non valga come tale in modo che possano pensare di candidarsi al Parlamento e al consiglio regionale».

L'assetto in via di costruzione avrà modo per essere rodato. Sulle liste civiche, altro tema in gioco, si comincerà infatti con delle sperimentazioni. «Ce ne sono di nate in provetta per le elezioni e non ci interessano. Poi ci sono gruppi civici sul territorio, interessanti. Ma non abbiamo fretta. Il tema è il Movimento nel futuro, non alle prossime amministrative». Tutto ruota attorno a un attivismo civico destinato a diventare la base di ripartenza decisiva, con allo stesso tempo la necessità di valorizzare «maggiore esperienza». Per questo si renderà obbligatorio, per chi si candida alle Parlamentarie, almeno un mandato da consigliere comunale. Tra le innovazioni prefigurate anche il fatto che gli attivisti votino «molto di più» su Rousseau, non solo sulle decisioni del governo, ma anche ad esempio sulle restituzioni degli stipendi dei parlamentari e su come usarle.

Per il resto avanti tutta senza esitazioni con l'attività di governo («otto provvedimenti su dieci sono del M5S»). Non c'è alle viste una manovra correttiva. E «sul reddito di cittadinanza quello che abbiamo messo in piedi sono le erogazioni e le politiche attive. È tutto a posto per poter partire da fine aprile». Per il fronte Bankitalia Di Maio conferma invece la piena intesa e il costante dialogo con l'allegato leghista. L'istituto di via Nazionale «farà parte di un discorso unico ma che non ci vede in contrapposizione» con il Carroccio. Non senza una stoccata per il ministro dell'Economia Giovanni Tria, preoccupato per il calo degli investimenti esteri se l'Italia non dovesse rispettare i patti internazionali. «Qualche ministro, anche ieri, dice la sua. Ma il contratto è il contratto. Vanno bene le opinioni personali, ma poi si fa quello che dice il contratto di governo».

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