caso siri

Di Maio: la Lega vuole la crisi per un indagato? Salvini: il governo durerà altri quattro anni

di Nicola Barone


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(ANSA)

3' di lettura

Continua in un clima da guerra fredda il confronto interno all'esecutivo sul caso Siri. Secondo indiscrezioni, prontamente raccolte in chiave polemica da Luigi Di Maio, Giuseppe Conte non avrebbe più la fiducia dell'altro vicepremier Matteo Salvini a causa della sua posizione favorevole alla decadenza del sottosegretario leghista.

«Oggi non su uno, ma su quasi ogni giornale c'è scritto che la Lega vuole staccare la spina al governo e ha pianificato di far saltare tutto dopo il voto. E tutto questo per cosa? Per una poltrona? Per non mollare un loro indagato per corruzione? Lupi, e dico l'ex ministro Maurizio Lupi di Ncd, si dimise per molto meno». Il richiamo, l'ultimo dopo numerosi altri arrivati nelle piazze battute a tappeto negli ultimi giorni dal capo politico dei Cinque Stelle, è «semplicemente di smettere di fare le vittime e rimettersi a lavorare. Il M5S vuole che il governo vada avanti. Si chiama responsabilità».

Tutti i segnali, informali e non, concordano però sul fatto che nessuno nel Carroccio, nemmeno il leader, voglia una crisi. Armando Siri viene difeso apertamente e non si dimetterà prima che il premier porti la proposta di allontanamento forzato in Consiglio dei ministri. È solo questione di tenere il punto per una scelta subìta, quella ad opera di Conte dietro la regia di Di Maio, giudicata alla stregua di un vero e proprio inaccettabile colpo in faccia. Del resto una conferma definitiva che non sono alla viste problemi di navigazione reali per Palazzo Chigi viene dalle parole di Matteo Salvini stesso. «Io penso a lavorare e la mia parola vale più dei sondaggi, il governo durerà altri quattro anni e agli italiani non frega niente di quello che titolano i giornali o i telegiornali che rincorrono polemiche inutili. È per questo che vendono sempre meno e i dibattiti televisivi perdono ascolti». La tempesta nel bicchiere d'acqua viene addebitata alla solita stampa. «I giornalisti sono liberi di scrivere quello che vogliono ma poi non si devono lamentare se i giornali vendono sempre meno», chiosa. «Io la sera preferisco guardare Peppa Pig con mia figlia».

GUARDA IL VIDEO - Conte: «Siri si deve dimettere»

Anche Conte allontana gli spettri. «Non ho dubbi» che la vicenda Siri sulla sua permanenza nel governo «si risolverà nel modo in cui l'ho annunciata, nel senso che tutti potranno confidare nella soluzione che ho anticipato e non credo che possa essere messo in dubbio che questa sia la soluzione da perseguire» ha detto il premier, che ha aggiunto: «la mia decisione è la più giusta, per certi versi anche sofferta ma non è pensabile che l'azione di governo possa essere collegata alle tappe di una vicenda giudiziaria». L'intera vicenda offre comunque il destro al neosegretario dem Nicola Zingaretti per chiedere al presidente del Consiglio di presentarsi davanti alle Camere. «Il leader della Lega ha detto "Conte non ha più la mia fiducia". O è la solita buffonata di un gruppo di buffoni o prendiamo atto che il governo non ha più la maggioranza». Anche perché secondo Zingaretti «i conti sono fuori controllo, l'Europa e i mercati se ne sono accorti e il ministro del Tesoro ha annunciato o tagli ai servizi o aumento Iva. Gli italiani devono sapere se qualcuno sta governando».

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