«pronto ddl per tagliare 345 parlamentari»

Di Maio: mai chiesto dimissioni Tria ma un ministro ha il dovere di trovare le risorse

di Nicola Barone


Manovra, Tria: favorevole a partire con il taglio dell'Irpef

3' di lettura

«Nessuno ha chiesto le dimissioni del ministro Tria ma pretendo che il ministro dell'Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per gli italiani che momentaneamente sono in grande difficoltà. Gli italiani in difficoltà non possono più aspettare, lo Stato non li può più lasciare soli e un ministro serio i soldi li deve trovare». Il vicepremier Luigi Di Maio prima di partire per la missione in Cina esplicita il suo pensiero disegnando il perimetro nel quale dovrà muoversi la prossima legge di Bilancio dopo il primo giro di orizzonte, fatto ieri, a Palazzo Chigi. «Lo Stato è già in ritardo di venti anni, ci sono famiglie italiane con figli in momentanea difficoltà, giovani senza lavoro, pensionati che con 500 euro non mangiano. Iniziamo a dare i soldi a loro. Poi semmai ci porremo il problema che non ci sono i soldi per dare stipendi a chi guadagna centinaia di migliaia di euro» è la sintesi fatta dal capo penstellato.
Con la Lega, ha successivamente aggiunto Di Maio, «noi ci capiamo sui fatti, stamattina abbiamo fatto una riunione e la settimana prossima presentiamo una proposta di legge costituzionale per tagliare 345 parlamentari” con “100 milioni di euro di risparmi l'anno”.

All’indomani del vertice se è certo che le misure “bandiera” dei Cinque Stelle e del Carroccio troveranno spazio, è altrettanto certo che alla fine non si intenda per ora calcare troppo la mano nel rapporto con Europa e mercati, entrambi in attesa di vedere quali dimensioni alla fine prenderà la manovra. «Ci stiamo impegnando a ridurre il carico fiscale e questa azione va oltre la flat tax. Siamo a uno stadio molto avanzato di un'imposta sul reddito personale che ridurrà il carico fiscale sulla classe media mantenendo un impatto sul budget gestibile» ha detto stamani il ministro dell'Economia Giovanni Tria intervenendo al Forum di Bloomberg.

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Tria annuncia che «gli investimenti pubblici debbono tornare ad essere il 3% del Pil nel breve termine». Per raggiungere gli obiettivi di crescita si punta a«bilanciare azioni differenti guardando al quadro più grande», attraverso una composizione del budget tra entrate fiscali e spese. E una chiave sta nella digitalizzazione e l'implementazione dell'agenda digitale. «Lavoriamo per progettare una crescita sostenibile e per ricostruire una forte capacità tecnica nelle nostre amministrazioni attraverso pubblici investimenti e partnership tra il pubblico e i privati».

Nelle parole di Tria l’impostazione di politica economica del governo è quella di arrivare a «una crescita più forte e sostenibile attraverso riforme strutturali». Con l’orizzonte di una legislatura di cinque anni e una implementazione graduale delle azioni messe in campo. Per Tria «l'economia italiana sta continuando a crescere ma a un ritmo più lento» e la nostra performance è inferiore a quella di altri Paesi europei che pure a loro volta hanno rallentato il passo. L’esecutivo punta quindi a «eliminare il gap di crescita dell'1% che ci separa dai Paesi dell'Eurozona».

In ogni caso come espressamente ricordato dal responsabile dell’Economia le misure in fase di studio «non cambieranno l'impegno sulla riduzione del debito». L'economia italiana continua nel complesso ad avere «solide fondamenta» ad avviso di Tria («siamo ancora la terza economia europea e il secondo paese manifatturiero e per export»). E per quanto riguarda, nello specifico, il fronte della lotta alla povertà, il ministro precisa che «sulla questione del reddito di cittadinanza bisogna risolvere i problemi sociali che hanno portato alla nascita del bisogno di questo reddito».

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