conte: ridurremo debito con la crescita

Di Maio: non vogliamo scontro con Ue. Salvini: se Bruxelles boccia la manovra tiriamo avanti

di Nicola Barone


Manovra del popolo: deficit al 2,4%. Di Maio e Salvini esultano

4' di lettura

«Ora parte l'interlocuzione con l'Ue e con i grandi investitori privati e non abbiamo intenzione di andare allo scontro». Dice così il vicepremier Luigi Di Maio all’indomani del vertice chiave che ha portato alla decisione di un sforamento del deficit oltre le previsioni, coi mercati ora col fiato sospeso e i primi sonori mugugni in arrivo da Bruxelles. La nota di aggiornamento al Def è un «passo in avanti verso la civiltà e i mercati se ne faranno una ragione». A parlare qui è invece l’altro vicepremier, Matteo Salvini. E se Bruxelles boccia la manovra «noi tiriamo avanti».

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Il diritto «al lavoro, alla vita, alla salute degli italiani vengono prima delle minacce europee», per Salvini. Insomma avanti insieme, di pari passo, minimizzando i rischi e a testa alta per fronteggiare le reazioni ampiamente messe in conto alla vigilia. Il ministro dell'Interno e capo della Lega respinge con forza l'ipotesi di una trattativa che veda al centro deficit e accoglienza dei migranti («non siamo al mercato dei tappeti, ti do tre immigrati per uno 0,1%»). In passato è stato fatto. E «infatti stiamo pagando gli errori di Renzi. Non scambiamo perline per cappellini, non siamo in un suq. Noi tiriamo dritti».

A chiedere un giudizio meno affrettato è il premier Giuseppe Conte, più che mai impegnato a spegnere l’incendio divampato nei mercati. «Che lo spread oggi sia salito non fa piacere al presidente del Consiglio ma dobbiamo tenere conto che abbiamo finito ieri sera e non c'è stato neanche il tempo di una conferenza stampa per illustrare le linee essenziali e i dettagli: sono molto confidente che quando i mercati e i gli interlocutori potranno conoscere nei dettagli la nostra manovra lo spread sarà coerente con i fondamentali della nostra economia». Per Conte il punto vero è ridurre il debito, sì, ma mediante la crescita. «La spesa finalizzata sarà per buona parte agli investimenti, realizziamo il piano più consistente mai realizzato, pari a 38 miliardi in 15 a cui aggiungiamo 15 miliardi nel prossimo triennio» e nel contempo verranno messe in campo «riforme strutturali».

In relazione invece alle parole di ammonimento venute da Moscovici, Di Maio vuol considerare solo «interlocutorio» quanto detto dal commissario agli Affari economici Ue. Le preoccupazioni «sono legittime» ma il governo «si è impegnato a mantenere il deficit/Pil al 2,4% e vogliamo ripagare il debito», giura anche il leader pentastellato che annuncia per il prossimo mese il decreto fiscale che conterrà gran parte delle riforme agli appalti e al Codice di procedura civile «per ridurre drasticamente i tempi dei contenziosi». Anche in merito alle tensioni giunte sino alla soglia della rottura col ministro dell'Economia di cui riferiscono tutti i resoconti dell’incontro a Palazzo Chigi, il vicepremier esibisce tranquillità. «Tria ha seguito tutto quello che avevamo concordato insieme. Lui aveva previsto vari scenari e uno era anche di intervenire con la legge Fornero a 8 miliardi, il reddito a 10, la flat tax a 1 e i truffati a 1,5 una tantum, quindi quando abbiamo fatto le previsioni non ci siamo impiccati ai numeri». La sostanza del discorso insomma era politica. «Abbiamo detto queste sono le misure che si devono fare per il popolo italiano e poi si fa il calcolo e si vede quanto si deve fare di deficit». Un riunione che non è stata «algida» e in cui «si parlava di numeri», ma «della carne viva del Paese».

Tutto questo mentre cominciano a farsi vive reazioni critiche verso la linea adottata dall’esecutivo gialloverde. «Come giudicare un governo che si pone l'obiettivo di aumentare di mezzo milione i pensionati? Direi che si dovrebbe parlare di un esecutivo non previdente» si chiede rispondendosi il presidente dell'Inps Tito Boeri. «Si dice che servirà a liberare opportunità di lavoro per i giovani ma non c'è nessuna garanzia che questo avvenga. Le imprese di fronte all'incertezza tenderanno a ridurre gli organici e a gestire così gli esuberi», aggiunge Boeri per il quale c'è u«na grande iniquità nelle scelte del governo sulle pensioni e questo è un pericolo molto serio». Ammesso e non concesso «che per ogni pensionato creato per scelta politica ci sia un lavoratore giovane - spiega ancora Boeri - bisogna tenere conto che chi va in pensione oggi in media ha una retribuzione di 36.000 euro lordi, mentre un giovane assunto con contratto a tempo indeterminato, cosa molto rara, avrà una retribuzione di 18.000 euro. Quindi ci vorrebbe la retribuzione di almeno due giovani lavoratori per pagare una pensione».

Prima di commentare la situazione italiana «attendiamo la bozza di legge di Bilancio come per tutti gli Stati, ogni anno» si è limitato a dichiarare un portavoce della Commissione Ue. Ma col passare delle ore crescono le fibrillazioni con la Borsa di Milano a picco e lo spread oltre i 270 punti. Anche se al presidente di Confindustria Vincenzo Boccia questo nervosismo appare «eccessivo» sarebbe comunque opportuno «che il governo facesse comprendere l'analisi di impatto di questa manovra, cioè gli effetti sull'economia reale». E interpellato sulle indiscrezioni relative alle dimissioni del ministro dell'Economia Boccia risponde plaudendo al senso di responsabilità di Tria che è elevato. «C'è una dimensione di senso di responsabilità che dobbiamo avere verso il Paese, speriamo che riguardi tutti e non solo una parte».

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