botta e risposta

Di Maio: «Pil colpa del Pd». Calenda: «Colpa mia e di mia zia»

L'Italia smette di crescere, il Pil e' fermo

2' di lettura

Il ministro Luigi Di Maio scarica sul Pd e sul «bugiardo seriale Renzi» le responsabilità sulla frenata del Pil, attribuendo la diminuzione della crescita (dall’1,2% allo 0,8%) alla Manovra approvata a dicembre 2017, targata Partito Democratico. «Tutti sanno che la nostra Manovra del Popolo deve ancora essere approvata e non può aver avuto nessun effetto sul rallentamento in atto», scrive il leader del M5S. Per Di Maio anche l’innalzamento del deficit al 2,4% sarebbe colpa del Pd: «Se abbiamo alzato il deficit, scontrandoci con la Commissione Europea, è proprio perché vogliamo dare impulso a un’economia che il Pd ha condannato a una lunga stagnazione».

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Nel post pubblicato sul blog pentastellato Di Maio spiega la sua ricetta: «Dobbiamo reagire all’annunciato fallimento dei governi Letta, Renzi, Gentiloni e lo faremo rilanciando gli investimenti produttivi, aumentando il reddito degli italiani in difficoltà e abbassando la pressione fiscale sulle imprese». Le misure elencate dal vicepremier saranno in vigore «a partire dal 1° gennaio 2019 e non arretreremo davanti a niente e nessuno per garantire agli italiani una politica economica finalmente espansiva».

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Alle accuse di Di Maio hanno risposto in molti. «La frenata del Pil è colpa mia, del Pd, di mia zia», ha detto l’ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. «In sei mesi - ha spiegato l’ex ministro - il Pil si è fermato, gli investimenti sono scesi, il decreto dignità ha fatto saltare 40.000 lavoratori a tempo determinato ad agosto, la fuga dei capitali è livelli allarmanti, le banche sono in difficoltà perché lo spread è fuori controllo. Tutto questo in sei mesi, se si fossero seduti al tavolo pensando come far saltare l’Italia non potevano fare più casino».

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Anche il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio ha respinto le accuse del ministro Di Maio: «L’economia italiana dopo anni smette di crescere. E i primi dati dimostrano la perdita di 40mila posti di lavoro dopo il decreto Di Maio. Maggioranza e Governo, invece di dedicarsi al solito sport di ricercare altrove colpevoli e responsabilità, farebbero bene a riflettere sugli errori commessi fino ad ora».

«I dati sul Pil sono peggiori di quelli attesi» ha commentato l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan spiegando che «sono da attribuire a una congiuntura internazionale più debole e a un peggioramento del grado di fiducia e degli investimenti, abbassati dal peggioramento del clima politico e dall’aumento dello spread. Quindi quello che dice il vicepresidente Di Maio è quantomeno risibile. È un’accusa che rinvio al mittente. È il governo gialloverde che si sta facendo male da solo e purtroppo fa male anche al Paese».

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