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Di Maio, il Pontiere pronto a scalzare i due Beppe

Il titolare della Farnesina potrebbe alla fine essere l’unico a non uscire con la faccia tumefatta e forse anche a guadagnarci qualcosa

di Barbara Fiammeri

Grillo: «Non sono un padre-padrone, ho agito con il cuore»

I punti chiave

  • Le mosse di Di Maio nello scontro Grillo-Conte
  • Probabile che resti nel M5S
  • Il ritorno degli ortodossi mette in pericolo la permanenza al Governo
  • La conquista della leadership del Movimento

2' di lettura

Potrà dire di averci provato fino all’ultimo. Di aver svolto con diligenza il suo ruolo di Pontiere tra i due Beppe, Grillo e Conte. Se alla fine la pace, o almeno la tregua, non sarà firmata la responsabilità certo non sarà la sua. Eccolo il terzo protagonista della saga M5S: Luigi Di Maio. Il titolare della Farnesina che a giorni compirà 35 anni potrebbe alla fine essere l’unico a non uscire da questa guerra con la faccia tumefatta e forse anche a guadagnarci qualcosa.

Su di lui in questo momento è concentrata l’attenzione anche di tanti parlamentari. Assieme al presidente della Camera Roberto Fico è certamente l’esponente più popolare e noto tra i pentastellati. Averlo con sé per Grillo ma anche per Conte potrebbe rivelarsi un “acquisto” decisivo. Per questo l’ex premier l’altro giorno lo ha convocato a casa sua. Per chiedergli da che parte stesse: con lui e il suo nascente nuovo partito oppure con Grillo.

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Quale sia sta la risposta non è dato sapere. Forse non lo sa ancora neppure Conte. Ma certo il silenzio del ministro degli Esteri lascia propendere che non seguirà la pattuglia dei futuri transfughi che si sono già esposti a sostegno dell’ex premier come il suo collega di Governo Stefano Patuanelli. Di Maio è uomo concreto. È stato il primo (e unico) capo politico del Movimento e il fuoco amico lo ha assaggiato sulla prorpia pelle.

La rottura tra Conte e Grillo certamente lo preoccupa. Le ragioni sono ovvie. La spaccatura dei gruppi parlamentari inevitabilmente indebolirà ancora di più il Movimento e quindi anche la delegazione al Governo. Non solo. Grillo, che fin qui ha sponsorizzato il sostegno del Movimento per Mario Draghi, potrebbe fare un’inversione a U e puntare a un ritorno alle origini.

In questo modo potrebbe sostituire gli scissionisti contiani con la pattuglia di fuoriusciti vicini ad Alessandro Di Battista che ha già fatto sapere dal suo tour in Bolivia novello Che Guevara di essere pronto a rientrare se ci sarà l’addio al Governo. Ipotesi che certo non piace al ministro degli Esteri, che anche per questo il tentativo di ricucire lo strappo tra i due narcisi lo ha portato avanti davvero.

Andare con Conte per Di Maio non è meno difficile. Intanto, i rapporti con l’ex premier non sono mai stati idilliaci. Ma questo è un dettaglio. Il punto è per fare cosa? Per aderire a un altro partito di stampo personale che si prende una parte dei voti M5S? E poi anche Conte potrebbe avere interesse a rompere con Draghi per ritagliarsi un ruolo all’opposizione e drenare voti a sinistra come ha fatto Giorgia Meloni a destra.

Di Maio restando nel Movimento avrebbe invece un’opportunità. L’uscita di scena di Conte gli apre una autostrada per riconquistare la leadership. E stavolta sarebbe ben diverso da quanto avvenne nel 2017, quando venne scelto ed eletto grazie alla benedizione di Grillo. Stavolta sarebbe lui a salvare l’Elevato e il Movimento.

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