IL VERTICE AL MISE

Di Maio sdogana la concertazione. La corsa con Salvini per ritessere il filo con le imprese

di Manuela Perrone


Di Maio-imprese: tavolo permanente per correggere manovra e semplificazioni

2' di lettura

Salvini raduna intorno a un tavolo 15 associazioni del mondo produttivo? Di Maio più che raddoppia, convocandone al Mise ben 36 e allargando ai vertici di Cdp, Invitalia e Ice. Salvini promette ascolto e dialogo, riabilitando l’utilità di quei corpi intermedi tanto invisi ai populisti? Di Maio esordisce annunciando un tavolo permanente, a partire dalle correzioni al decreto semplificazioni e alla manovra: un ritorno alla concertazione in piena regola. Alla faccia della disintermediazione.

La necessità dei due vicepremier di ricucire con imprenditori, commercianti, artigiani, agricoltori, settore della cooperazione va oltre la contingenza legata al peggioramento della congiuntura economica, che richiede sforzi e collaborazione reciproca. È anche una questione squisitamente politica: per la Lega significa scongiurare il rischio di uno scollamento con l’elettorato storico del Nord, che al governo gialloverde ha concesso finora una grande apertura di credito; per il Movimento 5 Stelle vuol dire tentare di non farsi schiacciare ancora dal Carroccio, che continua ad avanzare nei sondaggi, e insieme di irrobustire la posizione di Di Maio come ministro dello Sviluppo economico.

La battuta di ieri - al Viminale parole, «i fatti al Mise» - è una rivendicazione del suo mandato e del suo territorio di competenza, che va difeso dai continui assalti di Salvini, iperpresente sulla scena politica come un premier ombra, ma pure un ministro dello Sviluppo ombra, un ministro degli Esteri ombra, un ministro delle Infrastrutture ombra. Ecco, dunque, la lettera inviata da Di Maio sabato al Sole 24 Ore in cui annuncia altre novità per le imprese, ribadite all’incontro odierno: la promessa di sbloccare i pagamenti della Pa, per una cifra di 30 miliardi nel 2019; l’impegno a garantire lo sgravio sui contributi Inail per stemperare il costo del lavoro e a portare al 50% la deducibilità dell’Imu sui capannoni; l’attesa ondata di semplificazioni (anche se il decreto continua a slittare), con l’abolizione del Sistri, il registro che traccia i rifiuti delle aziende.

E poi il coup de theatre sulla fatturazione elettronica, con la garanzia che nella prima fase di applicazione (entrerà in vigore da gennaio) non ci saranno sanzioni per almeno sei mesi, «finché non sarà chiaro il da farsi». «Affermazioni singolari e gravi» per la capogruppo di Forza Italia in Senato, Anna Maria Bernini, che invece chiede di accogliere l’emendamento degli azzurri che proporrà il rinvio della e-fattura dal 2020.

C’è stata infine, nelle parole di Di Maio, una rassicurazione sul reddito di cittadinanza, fumo negli occhi per chi teme sia un intervento assistenzialista che fallirà l’obiettivo di creare lavoro. «Chi si dimette non prenderà il reddito», ha assicurato il ministro. «Su questo saremo rigorosi. Ci sono obblighi ben precisi che i percettori di reddito dovranno rispettare. Anche il reddito è una misura per la crescita».

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