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Di Maio vola in Libia per incontrare Serraj e Haftar. A gennaio conferenza a Berlino

La Russia di Putin e la Turchia di Erdogan, pur rimanendo i principali attori di una guerra per procura, si trovano ora a fare i conti con un fronte europeo molto più compatto dopo l'incontro tra Conte, Merkel e Macron (con il Regno Unito associato all'esercizio) di venerdì 13 dicembre a Bruxelles

di Gerardo Pelosi

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La Russia di Putin e la Turchia di Erdogan, pur rimanendo i principali attori di una guerra per procura, si trovano ora a fare i conti con un fronte europeo molto più compatto dopo l'incontro tra Conte, Merkel e Macron (con il Regno Unito associato all'esercizio) di venerdì 13 dicembre a Bruxelles


4' di lettura

La visita di martedì 17 dicembre in Libia del ministro degli Esteri Luigi Di Maio che incontrerà le massime autorità di Tripoli (Fayez al Serraj), Bengasi (Khalifa Haftar) e Tobruk (Aguila Saleh Issa) è un altro piccolo tassello del complesso mosaico che l'Italia, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, sta cercando di completare insieme all'inviato dell'Onu, Gahssem Salamè, con l'obiettivo di un cessate il fuoco che apra la strada a una soluzione politica della crisi.

La Russia di Putin e la Turchia di Erdogan, pur rimanendo i principali attori di una guerra per procura, si trovano ora a fare i conti con un fronte europeo molto più compatto dopo l'incontro tra Conte, Merkel e Macron (con il Regno Unito associato all'esercizio) di venerdì 13 dicembre a Bruxelles, a margine del Consiglio europeo. Il ragionamento che il premier italiano Giuseppe Conte ha condiviso con gli altri partner europei è che a nessuno giova (neppure a chi sbandiera la lotta contro il terrorismo) una somalizzazione del conflitto che trasformerebbe Tripoli in un crocevia per tutti i terroristi della regione.

Conte ha anche ricordato che, a differenza dei Paesi europei, in Libia operano attori internazionali che dispongono di grandi risorse finanziarie e che non devono rispondere ai loro Parlamenti. Un invito alla soluzione politica in Libia è venuto lunedì 16 anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il quale, durante lo scambio di auguri con il corpo diplomatico, ha ricordato che “solidarietà politica e comune visione in vicende come quelle che coinvolgono da troppo tempo la Libia sono indispensabili e sarebbero giovevoli”. Ma l'azione congiunta dei Paesi Ue e l'iniziativa della cancelliera tedesca, Angela Merkel per la conferenza di Berlino possono ora cambiare il quadro di riferimento.

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Il ruolo anche economico che i Paesi Ue possono giocare nei confronti dell'Egitto d Al Sisi, principale sponsor di Haftar è tutt'altro che secondario. La cancelliera tedesca vuole tenere la conferenza di Berlino al più tardi nella terza decade di gennaio. Italia e Regno Unito la sostengono con convinzione, la Francia pure ma senza grande enfasi. La Merkel ha avuto sulla Libia contatti con il presidente russo durante l'ultimo formato Normandia sull'Ucraina e lunedì 16 dicembre nel corso di un colloquio telefonico. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas nei prossimi giorni parlerà con il generale Haftar per rafforzare il messaggio politico-diplomatico che viene dall'Europa. Entro fine settimana anche il premier italiano Conte avrà contatti telefonici sulla crisi libica sia con Putin che con Erdogan.

Dopo Berlino l’Assemblea libica all’Onu di Ginevra
Nello stesso tempo anche l'inviato dell'Onu, Ghassem Salamè lavora a una sua agenda che dovrà tenere conto dei risultati di Berlino. Se tutto andrà come previsto entro la seconda parte di gennaio la conferenza di Berlino dovrebbe infatti aprire la strada alla ripresa del dialogo tra le parti. Ovviamente la conclusioni sarebbero molto più forti se venissero tradotte integralmente nel testo di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, obiettivo forse troppo ambizioso tenuto conto dell'atteggiamento quanto meno riluttante sulla pacificazione in Libia da parte di membri permanenti quali Cina, Russia e Stati Uniti. Dopo Berlino Salamè intende convocare a Ginevra, nella sede delle Nazioni Unite, una conferenza interlibica alla quale prenderebbero parte i 40 membri dell'Assemblea libica ed ossia: 13 eletti dal Parlamento di Tobruk, 13 del Consiglio di Stato di Tripoli, 13 designati da Salamè più una quarantesima personalità di garanzia tra le parti.

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Gli accordi Tripoli-Turchia preoccupano la Ue
Nello stesso tempo i due accordi tra Tripoli ed Ankara sui confini marittimi e sulle forniture militari preoccupano il Governo italiano e tutti i partner europei. Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha ricevuto domenica 15 dicembre a Istanbul il premier del governo di unità libico, Fayez al Sarraj. I due hanno fatto il punto sui memorandum bilaterali. Questo mentre la commissione Esteri del Parlamento turco approvava sempre domenica il memorandum d'intesa siglato a fine novembre sulla “cooperazione militare e di sicurezza”, che apre la strada a un possibile dispiegamento di personale e mezzi militari di Ankara a sostegno di Tripoli contro le forze del sedicente Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar. L'accordo passerà ora all'esame della Grande assemblea nazionale in seduta plenaria, dove verrà votato nei prossimi giorni. Un altro memorandum d'intesa che stabiliva una demarcazione dei confini marittimi tra i due Paesi è già stato approvato dal Parlamento di Ankara, nonostante la forte opposizione degli altri Stati della regione, tra cui Grecia, Cipro ed Egitto, che lo ritengono illegittimo. La disponibilità a un invio di truppe turche in Libia su richiesta di Serraj è già stata espressa ripetutamente da Erdogan. Ma anche Serraj si mostra prudente sulla questione perché è consapevole che una internazionalizzazione così esplicita del conflitto lo delegittimerebbe condannandolo a un ruolo politico marginale.

Guerra che si combatte anche a colpi di fake news
Prosegue intanto la guerra sotterranea combattuta a colpi di fake news come quella che riguarda il presunto attentato al ministro dell'Interno del governo libico di accordo nazionale, Fathi Bashagha che sarebbe rimasto ferito in un attacco a colpi di arma da fuoco al suo convoglio a Misurata nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 dicembre. Un esponente di spicco vicino all'esecutivo del premier Al Sarraj, ha però definito “false” e propagandistiche” le informazioni sul presunto attentato. Nel frattempo il Governo di Tripoli, considera una vera “minaccia” di intervento in Libia le frasi pronunciate domenica 15 dicembre dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi che in una dichiarazione aveva definito il Governo di Tripoli “ostaggio di formazioni armate e terroriste” e aveva fatto presente di “essere capace di procedere a un intervento diretto in Libia”.

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