Space economy

Di Pippo alla Bocconi: «Ricerca e formazione per la nuova economia dello spazio»

Dopo otto anni all’Onu, l’esperta alla guida dello Space Economy Evolution Lab dell’ateneo milanese: «Costruire competenze e leader per il settore»

di Leopoldo Benacchio

Reuters

3' di lettura

Da qualche settimana Simonetta Di Pippo è la nuova direttrice dello Space Economy Evolution Lab della Bocconi, dove insegna anche una materia nuovissima e importante: Space Economy. All'Università milanese la Di Pippo arriva da un'altra posizione prestigiosa, per otto anni alla direzione dell'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico, Unoosa, a Vienna.

Sul laboratorio della Bocconi, che ora conta cinque persone ma nei progetti della Di Pippo crescerà velocemente oltre la decina, le idee della nuova direttrice sono chiare: primo dare un robusta formazione multidisciplinare ai futuri leader di questo campo in piena ascesa, ma contemporaneamente, qualificare via via il Lab di Milano come punto di riferimento nazionale e internazionale e in breve tempo.

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Simonetta Di Pippo

«Lo spazio oggi è fondamentale in tutti i campi: dall'agricoltura al controllo del traffico aereo e navale, fino alle nostre quotidiane necessità di ricorrere al geoposizionamento, ma è tanto importante anche per problemi di medio termine, come il monitor delle variabili più importanti per il cambiamento climatico» sostiene Di Pippo.

Lo spazio per lo spazio, insomma ma anche per la Terra: senza satelliti e servizi connessi oramai sul nostro pianeta non si vive, o quasi, anche se questo non è ancora del tutto avvertito dal grande pubblico, anche nei paesi più progrediti. Se i 5mila satelliti che orbitano attorno alla Terra sono oramai indispensabili, e anzi possiamo considerare la fascia entro i 1000 chilometri dal suolo quasi come una estensione del suolo stesso, bisogna dire che al tempo stesso c'è in quella fascia un problema importante di sostenibilità, dovuto non solo al numero crescente di satelliti che vogliono stare nella cosiddetta orbita bassa, fra i 400 e i mille chilometri, ma anche dall'incredibile quantità di pericolosissimo space debris, pezzi di rifiuti spaziali che si contano ormai a decine di migliaia e con dimensioni dal centimetro a quelle di interi satelliti zombie.

Questo, come sottolinea Di Pippo, è un problema centrale da risolvere per evitare che l'economia legata allo sviluppo dello spazio si blocchi. A questi problemi, peraltro, Di Pippo ha già lavorato per anni all'Ufficio Onu che ha diretto: «Lì copri tutti gli aspetti possibili, è un luogo di incontro fra Stati, ong, associazioni, avevamo 50 osservatori permanenti, quasi tutte ong».

Lo Spazio, insomma come ecosistema, un bel concetto, non semplice, a cui ora intende lavorare dalla Bocconi, mettendo insieme competenze multidisciplinari e il suo importante network anche di conoscenze, costruito negli anni, con le importanti competenze della Bocconi. Peraltro prima che all'Onu è stata ad Asi, l'agenzia italiana, all’Esa, l'agenzia spaziale europea, e anche all’Unione europea, a Bruxelles.

Un crescita continua che ora le dà una visione a 360 gradi a proposito di leggi, comunità coinvolte e principali progetti in essere e previsti. Alla Bocconi si lavorerà anche con le società italiane per i progetti di space economy e space commerce, e il primo traguardo è valorizzare al massimo l'opportunità di avere lo Iaf nel 2024. Un approccio un po' visionario che non guasta, anche in funzione dei grandi progetti che ci aspettano, come per esempio la ri-conquista della Luna per la fine del decennio.

Per il resto, visto il momento molto particolare in cui siamo, con i satelliti che ci mostrano anche scene terribili di guerra, vale ancor di più la sua convinzione, elaborata in anni di esperienza a VIenna, sul fatto che la diplomazia , anche nello spazio, deve giocare un ruolo fondamentale.

La collaborazione tuttora in piedi sulla Stazione spaziale internazionale, nonostante i roboanti annunci del capo dell'agenzia spaziale russa, Roscosmos, è un esempio di cosa si può fare fra varie nazioni. «Sono qui per aiutare a costruire il futuro e i suoi leader», conclude Di Pippo.

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