Il managing director Morrow Sodali

Di Segni: «Voto consultivo per dare un giudizio sui singoli candidati»

Il managing director Morrow Sodali

2' di lettura

La governance delle società quotate italiane ha registrato negli anni significativi miglioramenti in termini di qualità dei board member come dei meccanismi di funzionamento interno. Ed è forse per questo che oggi, anche grazie al meccanismo del voto di lista, il sistema italiano rimane tra i più apprezzati dagli investitori internazionali. Eppure vale la pena chiedersi, come emerge chiaramente dal forum organizzato da Il Sole 24Ore in collaborazione con MorrowSodali, se ci sia spazio per ulteriori miglioramenti, facendo tesoro anche delle esperienze internazionali. «

Sono diversi i fronti su cui si potrebbe intervenire», spiega in apertura del confronto Andrea Di Segni, managing director Morrow Sodali. A partire dalle «competenze dei componenti dei cda». Perché oggi «competenze come quelle dell'innovation e del digital sono essenziali» ma «è impensabile racchiudere nel singolo board tutte le competenze indispensabili a un'azienda, visto che esiste una oggettiva difficoltà nel reperirle: si tratta allora di capire se sopperire a questa mancanza con una induction più robusta».

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Una complessità che esiste anche sul fronte dell’internazionalizzazione del board, perché se «è vero e positivo che in Italia c'è stato un aumento della presenza dei consiglieri non italiani o con esperienza internazionale nei Cda», più complicato è «immaginare che ciò accada su larga scala su aziende fuori dal FtseMib». Ampliando di molto la visuale, e immaginando quali altri interventi migliorativi introdurre in prospettiva, posto «il pieno apprezzamento per il meccanismo del voto di lista, che funziona è dà garanzie agli azionisti di minoranza, potrebbe valere la pena ragionare sull’introduzione di un voto consultivo per dare un giudizio sui singoli candidati, come del resto avviene in tanti altri Paesi». In ultimo, secondo Di Segni, serve fare una valutazione sui tempi dei rinnovi dei board e sulla remunerazione degli amministratori. Sul primo fronte «esiste un problema di disallineamento tra Cda che cambiano ogni tre anni, e piani di impresa anche più lunghi, a cui si potrebbe ovviare introducendo un voto annuale» oppure «anticipando il parere di orientamento rispetto alla convocazione assembleare, dando più tempo per la definizione della lista». E anche sul versante dei compensi degli amministratori tramite azioni - che «resta la migliore proxy per un approccio efficiente» - si potrebbe ragionare su possibili miglioramenti.

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