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Di Stefano: «L’Europa resta la casa comune, più sostegni alle nuove imprese»

Il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria presenta i temi che saranno trattati al convegno di Rapallo

di Nicoletta Picchio

3' di lettura

Prima la pandemia, poi la guerra: più di due anni terribili che hanno scardinato l'ordine mondiale. «In questo periodo abbiamo avuto la prova che il sistema su cui si fondavano la globalizzazione e la comunità internazionale aveva limiti evidenti. La dipendenza energetica è un esempio, il tema della sicurezza nazionale è stato sottovalutato da noi e da tutta l'Europa. Ma anche la mancanza di materie prime, la carenza di microchip che ha fermato le industrie».

Una riflessione si impone. Riccardo Di Stefano, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria ha scelto di dedicare all'approfondimento di questi temi, determinanti per la crescita del nostro paese e della Ue, il convegno di Rapallo che si apre domani. “PaesEuropa. Tempo di nuova globalizzazione” è il titolo scelto.

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«La Ue - dice Di Stefano - resta la nostra casa comune. Il nostro benessere, la nostra crescita sono legati alle sorti delle Ue che si deve rafforzare: occorre una maggiore identità europea, nel contesto di una difesa e anzi di un rafforzamento delle relazioni multilaterali». Un impegno dell'Europa, quindi, «con l'Italia che deve giocare un ruolo da protagonista. Occorre una nuova globalizzazione, fatta di catene del valore più solide ad alto valore aggiunto, strutturate in modo tale da considerare prioritaria la sicurezza degli approvvigionamenti rispetto alla convenienza economica. Nel rispetto della democrazia e delle regole del libero mercato».

Segretari di partiti, ministri: c'è molta presenza politica tra i relatori. Va rafforzato il dialogo?

In questa fase il confronto con il governo va ulteriormente consolidato, in modo costruttivo. La situazione economica è molto difficile: una pandemia non ancora finita, il rialzo vertiginoso dei costi dell'energia e delle materie prime, l'inflazione che di conseguenza è cresciuta, il debito pubblico aumentato. Servono decisioni importanti ed è assolutamente necessario varare le riforme, legate all'attuazione del Pnrr e non solo. I partiti vanno richiamati sulle urgenze dell'economia, a prendere decisioni. Occorre pensare
al futuro del paese senza farsi dettare l'agenda dalle scadenze elettorali.

Nel 2023 si vota. Temete che il governo e i partiti perdano la loro spinta riformatrice e pensino di più alla campagna elettorale?

Purtroppo i segnali già ci sono, li stiamo vedendo. Nel 2023 avremo le politiche in Italia, nel 2024 si rinnoverà il Parlamento europeo. Sono due scadenze determinanti, per noi e per l'Europa. Dopo questa fase avremo un governo politico: ai politici quindi ci rivolgiamo per presentare istanze su energia, lavoro e legge elettorale, per far presente ciò che occorre alle imprese per crescere, competere e creare occupazione. Bisogna tenere presente che è l'industria il motore dello sviluppo. Si è visto con molta chiarezza nella pandemia: se il paese ha tenuto è stato grazie alla sua manifattura.

Quali sono le azioni prioritarie da compiere in questo momento?

La più urgente, che chiediamo noi Giovani in piena sintonia con Confindustria nazionale, è il taglio del cuneo fiscale. È costoso, sì, abbiamo valutato 16 miliardi. Ma si tratterebbe di una misura con effetti sia congiunturali che strutturali, con la nostra proposta i lavoratori si troverebbero in tasca ogni anno una mensilità in più e questo spingerebbe i consumi. Una scelta ben diversa rispetto a quella dei bonus una tantum i cui effetti in realtà non si vedono. E anche alla riforma dell'Irpef varata con la passata legge di bilancio, un taglio blando di scarsa efficacia.

L'energia resta un'emergenza: qual è l'azione più efficace?

Mettere un tetto al prezzo del gas, la Spagna l'ha fatto, occorre spingere in Europa. Una decisione più efficace rispetto a tassare gli extra profitti delle imprese.

Siete Giovani imprenditori: in un paese dove è difficile fare impresa come stimolare la nuova imprenditoria?

Serve creare un ecosistema con politiche in favore di Start up e Scale up, attraverso partnership pubblico-private tra scuola, ricerca e impresa e uno snellimento delle procedure di avviamento di nuove imprese che sono spesso troppo complesse e un freno alle nuove idee. E rilanceremo a Rapallo la proposta già presentata a Capri: una “quota giovani” riservata agli under 40 nei consigli di amministrazione. Per la parità di genere a favore delle donne ha funzionato, facciamola anche per i giovani.

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