la mappa della criminalità organizzata

Dia: la mafia di Roma simile a Cosa nostra e ’ndrangheta

di Ivan Cimmarusti


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La carrozza con cui si è celebrato lo sfarzoso funerale di Vittorio Casamonica

3' di lettura

Il «modello organizzativo e operativo» della criminalità romana acquisito da cosa nostra, ’ndrangheta e camorra. La relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia rappresenta la mappatura delle associazioni criminali capitoline, legate alle storiche organizzazioni mafiose da alleanza strategiche per la gestione del business illecito. Una sorta di accordo che ha consentito alle mafie siciliane, calabresi e campane di «adattarsi alle caratteristiche socio-economiche del territorio di elezione», così da avviare fiorenti attività di riciclaggio di denaro sporco.

La mafia romana sempre più come in Sicilia e Calabria
Stando all’analisi della Dia, «gli esiti investigativi e giudiziari degli ultimi anni continuano a dar conto di una realtà, quella romana, particolarmente complessa sotto il profilo delle infiltrazioni criminali, che vedono all’opera qualificate proiezioni delle organizzazioni di tipo mafioso italiane (siciliane, calabresi e campane in primis), che sono riuscite agevolmente ad adattarsi alle caratteristiche socio-economiche del territorio di elezione. All’occorrenza, queste compagini criminali sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera, ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, in termini di modello strutturale e di azione connessa all’esercizio del potere criminale, hanno
adottato il modello, organizzativo ed operativo, di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento».

L’alleanza ’ndrangheta-Casamonica
In particolare, le rielaborazioni investigative hanno fatto luce su una alleanza stretta tra ’ndrangheta e il clan romano dei Casamonica, associazione finita in arresto in una operazione della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Il procuratore capo Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Michele Prestipino e il sostituto Giovanni Musarò hanno raccolto una mole di prove che dimostrerebbe il patto d’acciaio tra associazioni. Negli atti dell’indagine della Procura capitolina si parla di acquisti di cocaina dalla ’ndrina degli Stangio. Non solo. Debora Cerreoni, ex moglie di un Casamonica, ha deciso di avviare una collaborazione con i magistrati, raccontando la struttura dell’organizzazione. Afferma che «ogni nucleo familiare ha un capo e i vari nuclei familiari sono legati fra loro, non esiste un capo assoluto di tutto, un capo dei capi». Aggiunge che «il clan Casamonica è caratterizzato da un comune senso di appartenenza alla medesima famiglia, è un vincolo che lega praticamente tutti i Casamonica. Per cui, alla bisogna o nei momenti di difficoltà, tutti sono a disposizione degli interessi della famiglia. A seconda della zona di competenza, ogni nucleo familiare ha la sua autonomia e il suo capo. Il capo del singolo nucleo familiare, di solito, è il padre o il primogenito».

La presenza di ’ndrine nel Lazio: a Roma il riciclaggio del clan Mancuso
Più in generale, la ’ndrangheta risulta asserragliata «sul territorio laziale» si legge nella relazione Dia. In particolare è scritto che «si registrano proiezioni ’ndranghetiste, in costante legame con le consorterie della regione d’origine». A Roma «si rileva l’operatività di sodalizi legati ai Mancuso, attivi nell’acquisizione di attività commerciali e imprenditoriali, allo scopo di riciclare capitali nei settori della ristorazione e delle acquisizioni immobiliari». Nell’area sud di Roma, tra Spinaceto e Tor de’ Cenci, sono attive nel traffico di droga e nel riciclaggio le cosche crotonesi Arena e reggine Bellocco, Piromalli e Molè, nonché Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo di Oppido Marmetina (Reggio Calabria). Sempre nella Capitale sono registrati i reati di usura, estorsione, rapine, traffico di droga e armi di soggetti legati alle cosche Pelle, Pizzata e Strangio e ai Muto di Cetraro (Cosenza), assieme a pregiudicati romani.

Cosa nostra : nella Capitale business in edilizia, ristorazione, gioco e agroalimentare
Le mire «imprenditoriali di Cosa nostra investono in primis Roma, il suo hinterland, il litorale ed il Sud Pontino, risultando funzionali soprattutto al riciclaggio di capitali». Secondo la Dia i settori di maggiore interesse sono quelli «dell’edilizia, della ristorazione, delle sale da gioco e dell’agroalimentare». Gli esiti di una indagine ha fatto luce sulle mire imprenditoriali e sul riciclaggio compiuto da soggetti legati alla famiglia mafiosa di Gela dei Rinzivillo «il cui reggente, da tempo residente a Roma, era riuscito a realizzare un significativo commercio di prodotti ittici importanti dal Marocco».

Camorra: droga e riciclaggio sotto il Colosseo
Anche la criminalità organizzata campana ha i suoi interessi a Roma. I «vertici di alcuni gruppi si sarebbero trasferiti nella Capitale (Pagnozzi, Senese) ed in altre aree del territorio, quali il frusinate e la provincia di Latina (Casalesi) per riciclare il denaro e farvi confluire parte delle ingenti quantità di stupefacenti importante dalle zone di origine». La Dia ritiene che «nel corso del tempo nel Lazio è stata accertata l’operatività dei clan Di Lauro, Giuliano, Polverino, Licciardi, Contini, Mariano, Moccia, Mallardo, Gallo, Gionta, Anastasio, Zaza, Schiavone, Noviello, Zagaria, Belforte, Bardellino».

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