vivissime condoglianze

Diaconesse in arrivo?


1' di lettura

Chiamiamole diaconesse. “Donne diacono” è bruttino. Di loro si torna a parlare dopo il Sinodo sull’Amazzonia, nel quale la proposta di avere preti sposati ha trovato consenso (128 sì e 48 no), ma è stata sconfitta dai voti (137 sì e 30 no) la richiesta per le diaconesse. Certo, il Santo Padre deciderà: si è preso tempo sino alla fine dell’anno. Nella «Lettera ai Romani», Paolo se ne occupa: «Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre» (16,1). Forse nel primo cristianesimo il significato era diverso. Oggi il diacono, nell’organizzazione gerarchica della Chiesa cattolica, è un ministro di grado immediatamente inferiore al prete. Può distribuire l’Eucarestia, predicare e amministrare il Battesimo, oltre ovviamente dedicarsi alle opere di carità. Dopo varie prudenze – l’ultima risale al maggio scorso quando il regnante pontefice ha detto che «non possiamo andare oltre la rivelazione e l’esplicitazione dogmatica» – il problema si riapre. E riaprendosi fa prevedere che in seguito si chiederà anche l’ordinazione sacerdotale per le diaconesse. Se ciò avvenisse, le vedremo in carriera: le ritroveremo cardinalesse e papesse. Non preoccupatevi: per oltre mezzo millennio si credette all’esistenza di tale Giovanna, divenuta papa alla metà del IX secolo, tanto che anche quel pettegolo di Boccaccio nel suo libro su «Le donne illustri» ne offre la biografia. Ma, narra la leggenda, Giovanna non era casta: partorì durante la processione di Pasqua tornando al Laterano, dopo aver celebrato messa in San Pietro.
E da allora è calato molto silenzio sulle diaconesse.

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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