ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa sedia A.I di Kartell

Dialogo tra cervello umano e artificiale

di Giovanna Mancini

 A.I. Lounge è la nuova poltrona della famiglia AI disegnata da Starck

3' di lettura

L’intelligenza artificiale scalzerà l’intelligenza umana e la sua creatività? Philippe Stark, uno dei più grandi designer contemporanei, è convinto di no. E lo ha dimostrato progettando, nel 2019, la prima sedia realizzata con l’uso appunto dell’intelligenza artificiale, prodotta dall’azienda di design Kartell, A.I, che negli anni è diventata una famiglia di prodotti, con l’aggiunta degli sgabelli e, quest’anno, anche delle poltroncine lounge. È stato un dialogo, tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. «Un lavoro a quattro mani», dice Lorenza Luti, responsabile marketing dell’azienda milanese. Anzi, a sei mani, considerando la parte svolta dall’azienda produttrice, se non addirittura a otto, perché dietro a questo progetto c’è il software realizzato dalla società della Silicon Valley Autodesk. Alla base del progetto, racconta Lorenza Luti, c’era l’esigenza di realizzare un prodotto sostenibile, che riducesse al minimo la quantità di materiale utilizzato. «Starck era certo che l’intelligenza artificiale potesse aiutarci a raggiungere questo obiettivo e così è stato», spiega Luti. Il software non ha sostituito il designer, ma lo ha affiancato: Starck ha lavorato per un anno con queste macchine, trasferendo a esse il suo concetto di design. «Si parte dalla sua idea e l’intelligenza artificiale interviene nella fase di progettazione, per ottimizzare questa idea– spiega Lorenza Luti –. Il suo scopo era creare la forma che lui aveva in mente, o la forma più vicina alla sua idea, utilizzando il minor materiale possibile, quindi la tecnologia ci ha aiutati a eliminare tutte le parti non necessarie della sedia, mantenendone però gli aspetti meccanici, di flessibilità e utilizzo». Il processo è stato come una partita di ping pong durante la quale Philippe Starck forniva i suoi input e l’intelligenza artificiale restituiva una forma, poi il designer la rivedeva, aggiungeva o cambiava dettagli e la rimandava alla macchina e così via per circa un anno.

Il designer ha ottenuto il suo risultato, ma anche la Kartell ne ha tratto un grande vantaggio: «Per noi come azienda c’è stato un importante valore aggiunto dal punto di vista delle tempistiche di progettazione – spiega Lorenza Luti –. In media impieghiamo circa due anni per immettere un prodotto sul mercato, dal primo al disegno alla commercializzazione, mentre questo progetto ha più che dimezzato i tempi e in meno di un anno abbiamo portato la sedia A.I nei negozi, perché l’intelligenza artificiale ha eseguito tutti i test di meccanica, di flussi, o di progettazione degli stampi che di solito dobbiamo fare attraverso diverse prototipazioni, prove e test al computer».

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Al valore originario, legato all’uso sostenibile del materiale (peraltro ottenuto al 100% dal riciclo di scarti di elettrodomestici e automobili), si è aggiunto perciò anche un valore economico in senso stretto, grazie alla riduzione dei tempi di processo. «È stata una bellissima esperienza», ammette Lorenza Luti. Un’esperienza che ha insegnato qualcosa a tutti, anche alla società americana di software, che prima di questo progetto non aveva mai applicato le proprie soluzioni su un oggetto così grande, oltretutto un oggetto di design dal grande valore estetico.

La sedia A.I è il frutto di un lavoro congiunto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, definita dallo stesso Starck come «intelligenza naturale»: per il designer, questo processo è simile a una conversazione tra due persone umane. Autodesk ha affermato che il processo di progettazione con software di intelligenza artificiale ricorda «l’apprendimento di un bambino».

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