Meccanica del packaging vanto del made in Italy

Dialogo a distanza per processi smart

di Luca Orlando

Un impianto automatico del gruppo Cavanna

3' di lettura

«Ruoti a destra la manopola, proprio quella». Il tecnico segue il suggerimento, problema risolto. Nulla di strano in fondo, a parte la “geografia”. Con le indicazioni in arrivo da Imola a materializzarsi in tempo reale a San Paolo sugli smart glass dell’addetto brasiliano, che si vede evidenziare in giallo il punto esatto in cui agire. Per alcuni impianti Sacmi ormai si lavora così: connessione remota e realtà aumentata come servizi evoluti di manutenzione, sfruttando le opportunità offerte dalla digitalizzazione. «L’altra area di sviluppo riguarda la smart factory - spiega il direttore ricerca di Sacmi Gildo Bosi - che offre ai clienti la possibilità di avere impianti controllabili e flessibili, per modificare con pochi comandi prodotti, modelli e formati. Macchine che stanno imparando a regolarsi, con algoritmi di autoapprendimento che suggeriscono i migliori setup». L’esperienza del gruppo, 1400 addetti e 470 milioni per la sola divisione packaging, non è un caso isolato, in un settore, quello delle macchine per il confezionamento, che grazie all’innovazione battaglia da anni alla pari con i tedeschi sui mercati di tutto il mondo e che solo lo scorso anno ha messo sul piatto più di 300 milioni di investimenti.

Uno sguardo al leader di settore Ima (1,5 miliardi di ricavi, oltre seimila addetti) è una sorta di corso accelerato sui temi di Industria 4.0, area presidiata con decine di addetti impegnati a tempo pieno nel progetto Ima digital, con impatti a 360 gradi sui processi interni e sui prodotti. «Grazie alla modellazione virtuale - spiega Dario Rea, direttore ricerca e innovazione del gruppo Ima - riusciamo ad esempio ad abbattere del 40% i tempi di setup degli impianti, che ora possiamo controllare anche a distanza. Ma lavoriamo anche su algoritmi di manutenzione, intelligenza artificiale, software predittivi e persino robot collaborativi da affiancare ai nostri impianti. Per la prima volta abbiamo assunto dei matematici, figure ormai cruciali per gestire i big data».

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Un modello di innovazione interessante è quello adottato da Marchesini, oltre 330 milioni di ricavi e 2mila addetti, che ha internalizzato nuove competenze rilevando partecipazioni “pesanti” in società hi-tech di sistemi di visione (Sea Vision), automazione (Proteo Engineering), e sistemi di ispezione (Cmp Pharma). Così, analizzando vibrazioni e rumore degli impianti, il gruppo è in grado di attivare interventi di manutenzione anticipata, mentre la raccolta dei dati a distanza consente l’ottimizzazione delle performance di processo. «Abbinare meccanica e digitalizzazione è la strada del futuro - spiega l’ad Pietro Cassani - e credo che il nostro mondo sia solo all’inizio di una grande fase di sviluppo. Altro filone promettente è la stampa 3D, sia di componenti plastici che in metallo, pezzi complessi, difficili da realizzare con le tecnologie tradizionali e che ora produciamo con tecniche additive».

Tra gli apripista della connessione remota c’è Goglio, che monitora a distanza ad esempio due intere linee produttive Lavazza per ottimizzarne i risultati. «L’altra area di sviluppo riguarda le performance - spiega il direttore generale della divisione Machinery Luciano Sottile - perché stiamo approntando una macchina in grado di gestire 200 pacchi di caffè al minuto: sarà la più veloce sul mercato». In manovra sull’innovazione è però l’intero settore, come testimonia Robopac (gruppo Aetna), leader mondiale nella tecnologia dell’avvolgimento con film estensibile, che ha creato un laboratorio ad hoc (TechLab) per sviluppare le nuove tecnologie di fine linea. Oppure MG2, che già nel 2009 ha avviato un percorso di sviluppo per sfruttare le possibilità della digitalizzazione. Cambiamenti che nel tempo hanno portato a modificare il profilo delle competenze richieste. «Il know-how presente nell’azienda ha subito certamente un upgrade - spiega il direttore generale di MG2 Saverio Gamberini - e nel tempo il peso degli ingegneri rispetto a quello dei diplomati è cresciuto. Del resto, lavorando nel settore farmaceutico, essere all’avanguardia in termini tecnologici è una necessità».

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