Transizione energetica

Dialuce: «Enea gioca un ruolo di primo piano per cambiare il paradigma culturale. L'impegno per l'idrogeno»

Il presidente di Enea parla a SustainEconomy.24 anche di Pnrr e degli investimenti per la ricerca

di Alessandra Capozzi

5' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Gli impegni dei Paesi per contenere le emissioni non sembrano ancora compatibili con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. A pochi giorni dall'avvio di Cop26, il presidente di Enea, Gilberto Dialuce, a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Radiocor, auspica il rafforzamento della collaborazione internazionale ed impegni economici concreti.

Enea sta portando avanti il suo impegno e gioca un ruolo di primo piano "per cambiare il paradigma culturale". E guarda alle risorse e agli obiettivi del Pnrr e agli investimenti in ricerca che vedono l'Italia ancora distante dagli altri Paesi. E racconta l'impegno sulla filiera dell'idrogeno a partire dalla Hydrogen Valley.

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Si sta per aprire la Cop26. Da più parti arrivano allarmi sulla difficoltà di rispettare gli accordi di Parigi. Cosa si aspetta? E quali direzioni andrebbero privilegiate dal suo punto di vista?

«Obiettivo degli Accordi di Parigi era limitare l'aumento della temperatura media del pianeta entro i 2°C, perseguendo ogni sforzo per contenere tale crescita entro 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. L'ultimo report Ipcc ha, però, rilevato che la temperatura media della Terra è già aumentata di 1,1°C, quindi contenere questo incremento entro 1,5 °C diventa arduo senza un dimezzamento delle emissioni mondiali di gas a effetto serra entro il 2030 e il raggiungimento della cosiddetta neutralità carbonica entro il 2050. Purtroppo, però, ad oggi gli impegni dichiarati dai singoli Paesi per contenere le emissioni, proteggere i territori e mettere a disposizione finanziamenti congrui non sembrano ancora compatibili con tale obiettivo. A Glasgow ci si aspetta che Paesi industrializzati e grandi emettitori di gas serra implementino i loro percorsi di decarbonizzazione mobilitando, come previsto, i 100 miliardi di dollari l'anno fino al 2025 per rispondere ai bisogni dei Paesi in via di sviluppo, e che vi sia un chiaro impegno per la cessazione dell'uso del carbone nella generazione elettrica. In Enea siamo fortemente impegnati nello sviluppo e nel trasferimento delle tecnologie di mitigazione e adattamento, sia nel nostro territorio che nei Pvs e seguiamo con particolare attenzione i lavori del Meccanismo Tecnologico istituito dalla Convenzione sul Clima. Le direzioni privilegiate da intraprendere a Glasgow sono legate al rafforzamento della collaborazione internazionale e agli impegni economici concreti per rendere operativo l'Accordo di Parigi e conciliare gli obiettivi di decarbonizzazione e resilienza seguendo principi quali il 'building back better' e 'non lasciare nessuno indietro'».

Si parla tanto di clima, ambiente e sostenibilità. Arriverà una spinta dai fondi del Pnrr? Anche per la ricerca?

«Il Pnrr mostra una straordinaria sensibilità verso questi temi. È un'occasione unica per il nostro Paese, così vulnerabile e così esposto ai rischi climatici sia per le caratteristiche del suo territorio sia a causa degli abusi commessi nel tempo. Il Piano mette a disposizione ingenti risorse economiche per intraprendere la strada della transizione ecologica. La Missione 2 "Rivoluzione Verde e Transizione ecologica" prevede uno stanziamento di 59,47 miliardi di euro: 5,27 miliardi per economia circolare e agricoltura sostenibile, 23,78 miliardi per energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile, 15,36 miliardi per efficienza energetica e riqualificazione degli edifici e, infine, 15,06 miliardi per tutela del territorio e della risorsa idrica. Con gli investimenti su idrogeno e batterie avanzate, il Pnrr guarda anche agli obiettivi di neutralità climatica al 2050 oltre che a quelli al 2030. Sul fronte delle rinnovabili, il Piano prevede risorse per incentivare circa 4,2 GW di potenza elettrica, che dovranno contribuire al raggiungimento del target italiano previsto in circa 70 GW e per il quale si dovrà intervenire sulle barriere burocratiche e i complessi processi autorizzativi. Le riforme previste potranno anche dare un importante contributo in tal senso. Sugli investimenti in ricerca, l'Italia rimane ancora distante dagli altri Paesi (1,4% del Pil nel 2018, rispetto alla media Ocse del 2,4%). Fortunatamente questo gap sembra destinato a ridursi grazie anche alle risorse del Pnrr che, con la Missione 2 stanzia importanti risorse per la ricerca applicata e la sperimentazione sull'idrogeno e con la Missione 4 "Dalla Ricerca all'impresa", che stanzia 11,44 miliardi di euro per rafforzare la ricerca di base e applicata in sinergia tra università e imprese».

Lei ha assunto la guida di Enea da qualche mese. Quale sarà il ruolo di Enea nella transizione energetica ed ecologica?

«In fatto di transizione energetica, lotta al cambiamento climatico e riduzione di emissioni di CO2, il Paese ha di fronte obiettivi estremamente complessi da raggiungere in meno di dieci anni e per i quali, come Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, siamo chiamati a giocare un ruolo di primo piano, anche per favorire un cambio di paradigma culturale. Questo a partire dal contributo che possiamo fornire alle attività comprese nel Pnrr e in forza del nostro posizionamento su temi inerenti sostenibilità, energia, ricerca e trasferimento di competenze a Pubblica Amministrazione, imprese e cittadini. Penso al settore dell'efficienza energetica e all'importanza che ricopre proprio in questo periodo segnato da un aumento rilevante dei prezzi dell'energia. Enea sarà protagonista dei programmi volti a riqualificare e a migliorare la sicurezza del patrimonio edilizio pubblico e privato e si troverà in prima linea anche nella comunicazione dell'importanza dell'efficienza energetica, con un programma di formazione e informazione per contribuire ad accrescere gli investimenti nel settore civile. Saremo impegnati anche nell'applicazione e la dimostrazione di tecnologie energetiche innovative, così come nella promozione delle smart communities, una sorta di nuova frontiera per cercare di portare l'energia più vicina ai cittadini. Continueremo inoltre a dare vita a strumenti in grado di favorire la promozione delle politiche in chiave sostenibile, supportare modelli circolari di produzione, l'eco-innovazione nei cicli di vita e lo sviluppo di tecnologie, metodologie e strumenti che favoriscano l'integrazione di competenze diverse e il cambiamento degli stili di vita che dovranno necessariamente essere rivisti in chiave più sostenibile».

Una delle principali sfide future, in campo energetico, sarà rappresentato dall'idrogeno. Ci parla della strategia di Enea?

«Nel nostro Centro Ricerche Casaccia stiamo lavorando alla realizzazione dell'Hydrogen Demo Valley, un incubatore tecnologico nazionale finanziato dal Ministero della Transizione Ecologica nell'ambito dell'iniziativa Mission Innovation, che riguarderà l'intera filiera dell'idrogeno, dalla produzione con fonti rinnovabili alla distribuzione, dall'accumulo agli usi finali, in collaborazione con aziende, associazioni di categoria, enti di ricerca e università. Questa piattaforma di ricerca consentirà anche la sperimentazione di nuove tecnologie legate, ad esempio, allo smaltimento dei rifiuti, al recupero di sottoprodotti industriali e al calore rinnovabile ad alta temperatura ottenuto in impianti solari a concentrazione. Ma questo è solo un piccolo spaccato di ciò faremo all'interno dell'incubatore Enea. E tutto ciò sarà favorito dal Pnrr che ha stanziato per l'idrogeno 3,7 miliardi di euro, di cui 2 per decarbonizzare i settori "hard to abate", con iniziative volte a sperimentare nelle imprese che utilizzano gas per uso termico (quindi non elettrificabili) un utilizzo fino al 90% di idrogeno in miscelazione col metano, e all'uso in prospettiva dell'idrogeno anche in altri settori, come quello siderurgico. Ma il suo raggio d'azione riguarderà anche la mobilità (pesante su gomma e tratte ferroviarie non elettrificabili), la creazione di Hydrogen Valley in alcune Regioni e la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie che garantiscano sicurezza e sostenibilità economica e ambientale di tutta la filiera dell'idrogeno, incluso il trasporto e lo stoccaggio».

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