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Diapason, scanner laser per la tutela dell’arte

di Davide Madeddu

2' di lettura

Uno scanner laser per conoscere lo stato di salute di quadri, affreschi, sculture e siti archeologici e quindi programmare interventi di restauro e salvaguardia. Ossia tecnologia e intelligenza artificiale al servizio del patrimonio culturale. Si chiama Diapason ed è lo strumento, brevettato dai ricercatori dell’agenzia nazionale di ricerca Enea, che consente di realizzare un modello 3D multispettrale dell’opera da studiare. A far funzionare il dispositivo sono 7 lunghezze d’onda «dall’ultravioletto fino al primo infrarosso» che consentono l’acquisizione delle immagini «non alterate dalla luce ambientale».

«Le sue misure compatte consentono di ridurre i costi delle campagne di misura evitando difficoltà legate a trasportabilità e accessibilità presso alcuni siti - chiarisce Massimiliano Guarnieri, ricercatore del Laboratorio Enea di Diagnostiche e metrologia che ha lavorato alla realizzazione del prototipo -. La stessa fase di post-produzione delle immagini acquisite, e quindi lo studio e il monitoraggio delle opere, risulterà semplificata dalla regolarità e “pulizia” del set di dati generato».

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Il nuovo strumento, che nasce dall’unione di due prototipi già utilizzati dall’Enea, riesce a operare a una distanza che può arrivare a 15 metri e consente di andare sotto il primo strato di pigmento di un quadro rendendo visibili, è il caso delle tele a olio, ripensamenti, studi e altri interventi di restauro del passato. «Diapason, così come la forcella metallica che emette note standard sulle quali accordare strumenti musicali - prosegue il ricercatore -, combina informazioni provenienti da lunghezze d’onda differenti in un modello 3D che racchiude specifiche precedentemente accessibili non solo con diversi strumenti ma anche con lunghi e complessi lavori di editing».

Con questa tecnica, come sottolineano gli esperti dell’agenzia di ricerca, sono state “acquisite” le opere “Autoritratto” e “La Primavera” del pittore seicentesco Mario De Fiori, conservate a Palazzo Chigi di Ariccia (Roma), come pure il “Ritratto di Papa Gregorio XIII”, opera del XVI secolo del pittore italiano Scipione Pulzone, custodita attualmente presso l’Istituto Salesiano Villa Sora a Frascati (Roma). Nel caso specifico, il modello 3D ottenuto «ha messo in risalto alcuni dettagli, come il fazzoletto stretto nella mano destra del pontefice o parte del drappeggio raffigurato nell’angolo destro superiore, attualmente non più facilmente visibili a occhio nudo a causa dell’inevitabile inscurimento che la pittura ha subito nel tempo». «Da oggi - conclude il ricercatore -, grazie a Diapason, sarà possibile giungere a questi risultati attraverso operazioni più semplici, più rapide e meno costose», conclude il ricercatore.

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