LA CITTA’ SANTA

Diario di viaggio: 10 giorni in Israele. Prima tappa a Gerusalemme

di Franco Sarcina


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8' di lettura

Cronaca giorno per giorno di un viaggio tra storia, religiosità ed emozioni. In questa prima parte: Gerusalemme

Primo giorno, giovedì – Arrivo, da Tel Aviv a Gerusalemme

Gli aeroporti sono quasi tutti “non luoghi”, spazi indefiniti che servono solo a trasportare e smistare cose e persone. Quello di Tel Aviv non si discosta: moderno nella struttura architettonica, offre un ingresso dolce, spersonalizzato, a un paese che si rivelerà invece con una fortissima e contradditoria personalità. I controlli in ingresso sono standard: nessuna domanda per chi arriva dall'Italia, e il passaggio al check del passaporto è veloce. Dopo essere usciti, cerchiamo un bus per Gerusalemme. Il viaggio tra le due città è circa un'ora e mezza. Arriviamo alla stazione dei bus di Gerusalemme, prendiamo un veloce tram a più carrozze e arriviamo nella zona del nostro ostello, non senza aver sbagliato la fermata di uscita e aver passato un buon tre quarti d'ora per rintracciare il posto e arrivarci a piedi. Il nostro ostello è subito fuori dalla Città Vecchia, a due passi dalla Porta di Damasco, in una zona abitata prevalentemente da arabi ma all'interno dello Stato di Israele.

Sistemiamo i bagagli nella stanza (piccola, sporca e con un letto dalla situazione igienica al di là del bene e del male) e poi usciamo per mangiare qualcosa. Subito a sinistra dell'ostello c'è un ristorantino arabo, con ottima cucina, prezzi da fast food e zero alcolici. Mangiamo con soddisfazione. Rientriamo in ostello giusto per incontrare i nostri tre amici, arrivati da Milano e Parigi con un altro volo. Sono circa le 9.30 di sera, e decidiamo di uscire e di recarci per la prima volta nella Città Vecchia.

Gerusalemme: la Città Vecchia e il Muro del Pianto la sera

    Subito dopo la Porta di Damasco, si entra nell'area musulmana della Città Vecchia. La sera, c'è poca gente e le viuzze sono tranquille. È però molto facile perdersi, ma proseguendo dritti si arriva al check point che segna l'ingresso dell'area ebraica. Rapido controllo degli effetti personali che passano sotto un metal detector, ma il piccolo gruppo di cinque turisti italiani non viene perquisito. Subito dopo l'ingresso nella parte ebraica, l'atmosfera cambia totalmente. È pieno di gente; dopo pochi metri arriviamo subito al Muro del Pianto. In pratica, è una piazza quadrata di circa 100 metri di lato; i maschi vengono smistati a sinistra, le femmine a destra.

    Per avvicinarsi al Muro, gli uomini devono coprirsi la testa con una kippah che troviamo in una cesta e che restituiremo all'uscita. Ci avviciniamo al Muro. In totale, ci saranno un paio di centinaia di persone; molte in piedi, molte fanno brevi inchini ritmici, diversi toccano il muro e infilano pezzi di carta scritta fra le grandi pietre. Tocchiamo il muro anche noi; nessuno fa caso al nostro avvicinarsi, ma l'atmosfera ci impone silenzio e rispetto. Sul lato riservato alle donne, una fedele ebraica piange a dirotto: speriamo che il Muro le abbia dato conforto. A sinistra del Muro, c'è un lungo corridoio pieno di fedeli e con tanti libri alle pareti. Usciamo.

    Dopo il muro c'è un'area archeologica con delle panche e un'aria del tutto “laica”. Ci fermiamo a riposare.

    Perdersi nella zona musulmana, a notte fonda

    Quando ritorniamo indietro e passiamo il check point che ci riporta alla zona musulmana (nessun controllo), ormai è notte fonda. Ci perdiamo nei vicoletti per una buona oretta, usciamo dalla porta di Damasco e andiamo a dormire.

    Consigli di viaggio

    I controlli in dogana una volta arrivati all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv non presentano problemi, anche se ovviamente serve un passaporto valido (e il nostro non aveva visti “scomodi” per chi si reca in Israele ). La scelta più economica per trasferirsi a Gerusalemme è prendere un autobus della compagnia Egged : sono frequenti, economici e veloci; occorre solo trovare un tram o un bus che porti a destinazione una volta arrivati al terminal di Gerusalemme. In alternativa, a un prezzo un po' più alto, ci sono i taxi collettivi che offrono il vantaggio di non avere orari e di scaricarci direttamente davanti al posto dove abbiamo deciso di pernottare. Trovare una sistemazione nei pressi della Città Vecchia di Gerusalemme è una scelta equilibrata se non si vuole spendere troppo ma si desidera comunque essere vicini alla zona della città che è obbligatorio visitare. Attenzione però: se si scelgono ostelli molto economici la qualità della sistemazione e l'igiene possono essere un po' precari.

    Secondo giorno, venerdì – Nella Città Vecchia, alle radici della cristianità

    Il giorno successivo, la piccola truppa di turisti italiani si alza di buon’ora. Ci concediamo un ottimo caffè arabo a due passi dall'albergo e poi passiamo la Porta di Damasco. Qui l'atmosfera nella parte araba è completamente diversa rispetto alla sera precedente. Le viuzze sono piene di bancarelle e di piccoli negozi che vendono un po' di tutto: dalle paccottiglie per turisti a ortaggi e cipolle. C'è tanta ressa da far fatica, in alcuni punti, a camminare, con decine di gruppi organizzati di turisti. Percorriamo la Via Dolorosa, seguendo il percorso che, secondo la tradizione, fece il Cristo portando la croce verso il suo martirio. Alla fine, c'è la Basilica del Santo Sepolcro. È affollatissima, piena di comitive di pellegrini da ogni nazionalità. All'interno del suo perimetro si ritiene ci sia stato sia il luogo dove è stato crocifisso Gesù Cristo sia quello, anticamente scavato nella roccia, ove è stato sepolto. Per risolvere le centenarie dispute fra le diverse confessioni cristiane (ortodossa, cattolica e armena), le chiavi che aprono la Basilica vengono custodite, fin dai tempi del Saladino, da una famiglia di custodi di fede mussulmana. Subito dopo l'unico ingresso vi è la Pietra dell'Unzione, dove si ritiene che il corpo del Cristo fu preparato per la sepoltura. Per nostra impressione, la calca dei turisti stempera quasi completamente la sacralità del luogo.

    A pranzo, ci rechiamo in un posto all'interno della zona araba. La qualità, questa volta, è scarsa e il prezzo non particolarmente economico. Evidentemente è vero quanto dicono: che per mangiare e dormire bene e in economia è meglio recarsi all'esterno della Città Vecchia. Nel pomeriggio visitiamo la Cittadella di Davide. L'ingresso è a pagamento. All'interno vi è un belvedere dove è possibile dare un'occhiata a tutta la Città Vecchia e alle sue vicinanze, con tanto di indicazioni dei luoghi; è inoltre presente un interessante museo sulla storia di Gerusalemme, dall'antichità ai giorni nostri, molto ben curato e con spiegazioni in inglese. Percorriamo poi il Cardo Maximus, che separa le zone cristiane e armene della città (ad ovest) da quelle musulmane ed ebraiche. Ormai il sole sta tramontando: è shabbat, il sabato ebraico.

    La sera, usciamo e andiamo verso il quartiere che, secondo la testimonianza di un amico di Gerusalemme, è uno dei centri della vita notturna gerosolimitana. Siamo un po' scettici, essendo in pieno shabbat, ma in realtà la “movida” c'è: una via è costellata da bar e altri locali dove è possibile mangiare e, soprattutto, bere. Ci fermiamo a mangiare in uno di questi, bevendo dell'ottimo vino locale e facendo amicizia con Vassili, il giovane cameriere, che ci sa assai fare e che conduce la piccola combriccola di amici a mangiare (e bere) non poco. Alla fine, il conto non è economico, ma si ride e ci si diverte parecchio. Torniamo all'ostello che sono ormai le ore piccole.

    Consigli di viaggio

    A Gerusalemme a fine ottobre il clima è molto variabile . Se di giorno il sole è forte e scalda, consigliando di indossare capi leggeri, la sera spesso tira un venticello fresco e, se si vuole rimanere all'aperto, è bene portarsi dietro qualcosa di più pesante. D'obbligo anche scarpe comode per camminare e una adeguata copertura per recarsi nei luoghi santi. Attenzione ai prezzi del cibo nella Città Vecchia, che possono essere relativamente alti.

    Terzo giorno, sabato – Israelian Museum, passeggiata fuori dalla Città Vecchia

    La mattina seguente, facciamo un tentativo per raggiungere la Spianata delle Moschee, sempre all'interno della Città Vecchia. Il giorno precedente ci avevano detto che sarebbe stata visitabile in mattinata. In realtà, l'ingresso della spianata è presidiato da un militare israeliano armato di tutto punto, che ci dice che oggi è chiusa ai non musulmani e che l'avremmo trovata aperta domattina prima delle 11. Il militare è simpatico, ci chiede se siamo italiani e si mette a parlare di calcio. Accenna al derby Milan-Inter che è in programma la sera successiva, e si dice tifoso rossonero. Ci lascia con un sorriso, ma la Spianata delle Moschee, per ora, è out. A seguire, andiamo a berci un caffè turco in un bar nella zona musulmana e decidiamo di andare all'Israel Museum, un paio di chilometri ad est dalla Città Vecchia. Si raggiunge camminando all'interno di un parco, ove si trova anche il monastero ortodosso della Santa Croce, le cui prime mura furono realizzate nel VI secolo. Merita certo una deviazione: secondo la leggenda, qua crebbe l'albero da cui fu ricavata la Santa Croce; l'atmosfera è bellissima e siamo fuori dai percorsi delle comitive turistiche.

    All'Israel Museum andiamo a vedere con cura l'esposizione permanente che riguarda il rinvenimento a Qumran, a partire dal 1947, dei Rotoli del Mar Morto, che risalgono a un periodo tra il III secolo a.C. e il primo d.C. e comprendono, tra gli altri, i manoscritti più antichi finora scoperti di molti frammenti della Bibbia ebraica. Quest'area del museo è molto bella anche dal punto di vista architettonico. Da vedere poi anche le esposizioni temporanee (una molto interessante in corso riguarda i capi di vestiario realizzati da stilisti israeliani) e quella generale permanente, sui reperti archeologici rinvenuti in terra d'Israele dal Neolitico in poi.

    Quarto giorno, domenica – alla Spianata delle Moschee e nel quartiere ebraico

    Il giorno successivo riusciamo finalmente a vedere la Spianata delle Moschee, all'interno del quale sono presenti la Moschea di al-Aqsa, la Cupola della Roccia e la Cupola della Catena. Il luogo è ampio, ci sono parecchi turisti ma anche bambini che giocano a pallone e diversi fedeli. L'atmosfera è tranquilla. Non riusciamo però a visitare l'interno di uno dei luoghi di culto, perché alle 11 un funzionario conduce noi e gli altri turisti presenti verso l'uscita, in modo gentile ma fermo. Ci rechiamo in seguito nel quartiere ebraico. Qui, dopo un pranzo al sacco in una piazzetta piena di militari israeliani, facciamo visita a una sinagoga karaitica, una variante dell'ebraismo formatosi in Mesopotamia intorno all'VIII-IX secolo che non considera come dottrina le leggi basate sulla tradizione orale e dove le donne hanno pari diritti, dal punto di vista religioso, agli uomini. La spiegazione della dottrina karaitica ci viene data attraverso un bel filmato e le foto, con commenti in inglese, contenute in un piccolo ma interessante museo.

    Altra tappa le quattro sinagoghe sefardite. La più antica risale al XVI secolo, ma tutte e quattro sono state quasi totalmente distrutte dall'esercito giordano nel 1948 ma ricostruite dopo la guerra dei Sei Giorni e reinaugurate nel 1973 in una sontuosa cerimonia ufficiale. Alle pareti, una piccola mostra fotografica testimonia la loro storia da prima della distruzione a oggi. All'interno, sono presenti alcuni arredi provenienti anche da sinagoghe italiane (Livorno, Ancona). All'ingresso (a pagamento) ci viene consegnata una guida testuale in inglese: leggiamo tutto e facciamo la nostra visita con estrema calma. A seguire, prendiamo un caffè in una piazza adornata da un grande candelabro a sette fiamme, in mezzo a bambini che girano in bicicletta e a un giovane che suona l'ukulele.

    La sera, passeggiata fino a Mahane Yehuda, il mercato di Giuda, un altro luogo di movida in Gerusalemme dove è possibile mangiare qualcosa a prezzi bassi, bersi una birra circondati da ventenni e, se si ha il coraggio di sopportare la qualità un po' dubbia della musica, fare quattro salti ballando musica caraibica. Ritornando in albergo, verso l'una di notte, dei ragazzi suonano hit internazionali su un piano elettrico piazzato in un piccolo slargo lungo la Jaffa Road, la lunga strada che attraversa la città da ovest a est. Anche questo è Gerusalemme.

    Consigli di viaggio

    Una vista alla Spianata delle Moschee di Gerusalemme è assolutamente da fare , ma attenzione agli orari: spesso l'accesso ai non musulmani è interdetto (i turisti possono entrare per poche ore la settimana), e ricavare delle informazioni sugli orari di apertura chiedendo in giro fornisce informazioni contradditorie e spesso sbagliate . Noi abbiamo risolto interrogando direttamente il militare israeliano che blocca l'ingresso: probabilmente è la soluzione migliore.

    (fine prima parte - continua)

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