Lettera al risparmiatore

tecnologia in borsa

DiaSorin, nuovi test diagnostici per accelerare negli Usa e in Cina

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

Da un lato aggredire una nuova fascia di clientela costituita da piccoli ospedali e poliambulatori dei medici consorziati. Dall’altro sfruttare l’innovazione di prodotto come, ad esempio, nel caso del nuovo test diagnostico sulla tubercolosi latente.

Il tutto per, oltre a consolidarsi in Europa, spingere l’acceleratore in Nord America (soprattutto Usa) e Asia (in particolare Cina). Sono tra le priorità strategiche di DiaSorin, presumibilmente presenti nel prossimo piano d’impresa.

La multinazionale di Saluggia (TO), a ben vedere, proprio di recente ha pubblicato i dati contabili del primo trimestre del 2019. Il conto economico è contraddistinto da ricavi e redditività in rialzo. Le vendite nette si sono assestate a 170,8 milioni in aumento, a cambi costanti, dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2018 (+3,8% a valute correnti). Il Mol e l’utile netto reported, dal canto loro, sono rispettivamente saliti, del 6,6% (+3,4% a valute costanti) e del 5,4%. Infine la marginalità: il rapporto tra Ebitda e ricavi è passato dal 38,5% del 31/3/2018 al 39,6% di fine marzo scorso. Insomma: i dati sono in aumento. Un incremento che, soprattutto in Italia, è stato sostenuto anche dal nuovo test sulla tubercolosi latente.

IL GRUPPO DIASORIN IN NUMERI
IL GRUPPO DIASORIN IN NUMERI
IL GRUPPO DIASORIN IN NUMERI

Innovazione di prodotto
Già, la tubercolosi latente. Si tratta di una procedura diagnostica legata all’accordo con l’olandese Qiagen. Quest’ultima ha sviluppato un nuovo test per individuare la presenza della malattia in soggetti portatori sani. Una condizione, purtroppo, che desta allarme. Tra la popolazione mondiale i decessi per questo virus sono circa 1,5 milioni l’anno. Ebbene Qiagen ha definito un nuovo sistema per la sua diagnosi: il QuantiFERON-Tb. L’accordo con DiaSorin ha previsto lo sviluppo di una tecnologia per la lettura del test medesimo sulla “famiglia” di piattaforme automatizzate della società italiana (denominate Liason). In Europa il kit diagnostico è stato lanciato nel 2018 e risultati positivi si sono riscontrati ad esempio in Italia. DiaSorin, però, punta ai mercati esteri. In primis agli Stati Uniti, dove viene effettuato il più alto numero di test sulla tubercolosi nel mondo. Il gruppo italiano prevede che l’ok della Fda alla sua soluzione arrivi quest’estate. La strategia, a fronte dei minori costi e delle maggiori efficienze del procedimento, è riuscire a convincere gli ospedali a realizzare in “casa” simili analisi (attualmente sono date all’esterno ai grandi laboratori). Inoltre DiaSorin, al di là dell’opportunità di sfruttare il test per aumentare il suo business, sarà in grado di accedere alla base di clienti di Qiagen. Cui evidentemente proporrà, in un’ottica di cross selling, le sue soluzioni.

Ma non è solamente l’immunodiagnostica nella tubercolosi latente. La società di Saluggia ha l’obiettivo di continuare a registrare, essenzialmente nell’ambito delle malattie infettive, nuovi test negli Usa (ad esempio per le epatiti e l’Hiv). Un programma che, evidentemente, punta a spingere il business in quell’area geografica.

Sennonché il risparmiatore, proprio con riferimento ad un’attività in larga parte legata all’America, storce il naso. Si tratta della diagnostica molecolare che, nel primo trimestre del 2019, è stata contraddistinta da ricavi (a cambi costanti) in calo del 17,2%. Il trend, è il timore, potrebbe essere l’espressione di una problematica più strutturale.

La società, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, rigetta l’obiezione. La dinamica, viene spiegato, è conseguenza del fatto che nel primo trimestre del 2018 c’è stata una stagione influenzale eccezionalmente severa negli Usa. Una condizione che non si è replicata quest’anno. Quindi, spiega DiaSorin, da una parte i due periodi non sono confrontabili; e, dall’altra, non c’è alcuna preoccupazione perchè, al netto della diagnosi influenzale, i test molecolari sarebbero cresciuti più del 10%. In generale, comunque, il gruppo stima l’attività in oggetto in aumento sull’intero 2019.

Nuovi macchinari
Fin qui le considerazioni su prodotti e alcune strategie negli Usa. L’impegno sulla tubercolosi latente, tuttavia, è una leva anche per la crescita in altre zone geografiche. In particolare la Cina, mercato dove DiaSorin ipotizza che l’approvazione al kit diagnostico dovrebbe arrivare nel 2020. Ciò detto in quel Paese il gruppo italiano punta ad ampliare l’offerta agli stessi ospedali di piccole dimensioni. Come? Sfruttando una nuova piattaforma diagnostica, presentata la scorsa settimana, di più minore grandezza: il Liason Xs. La soluzione tecnologica è prevista ricevere il nulla osta dall’Authority cinese nel 2021.

Si tratta, a ben vedere, dell’anno successivo a quello in cui (2020) dovrebbe esserci, sempre rispetto al Liason Xs, l’ok della Fda negli Usa. Anche negli Stati Uniti, quindi, DiaSorin guarda a clienti più piccoli. Soprattutto i poliambulatori dei medici consorziati che offrono test diagnostici. Insomma: il Liason xs, nelle intenzioni della società, costituisce una sorta di “passepartout” per aggredire una nuova fascia di mercato di potenziali utenti di minori dimensioni (anche e soprattutto all’estero) cui offrire i propri kit di test diagnostici (che restano il focus del gruppo).

Al di là di ciò il risparmiatore, con riferimento ai programmi di crescita internazionale, esprime un dubbio. La considerazione è che la guerra commerciale voluta dagli Usa contro la Cina possa costituire un problema. Certo: la Casa Bianca, dopo i roboanti annunci spesso non ha fatto seguire mosse concrete. E però c’è il rischio che la “trade war” possa impattare il business di DiaSorin.

La società non condivide la preoccupazione. Le tecnologie legate alla immunodiagnostica, viene spiegato, finora sono escluse dai dazi. Di conseguenza sia l’attività negli Usa che quella in Cina non sono coinvolte. In particolare poi, riguardo al Paese del Dragone, i test vengono esportati dall’Europa. Inoltre, aggiunge DiaSorin, la presenza nello Stato asiatico avviene attraverso una joint venture con una società controllata dallo stesso Governo cinese. Quindi, non c’è il pericolo di essere percepiti come stranieri. Infine, ricorda sempre il gruppo, Pechino ha un programma d’investimenti di medio periodo nella sanità. Un progetto che, a fronte della maggiore sofisticazione richiesta nei test di immunodiagnostica, necessita di soluzioni tecnologiche cui le società domestiche non sono in grado di dare adeguate risposte. Quindi, conclude DiaSorin, su questo fronte non sono fin qui visti particolari problemi.

Già, particolari problemi. Se si guarda gli ultimi dati trimestrali salta fuori che la variabile valutaria ha un impatto non da poco. I ricavi, ad esempio, a cambi correnti crescono del 3,8% mentre a tassi costanti il rialzo è “limitato” all’1,4%. Cioè: le monete, in questo caso, hanno giocato un ruolo positivo. Ma potrebbero anche “remare” contro. Un problema? DiaSorin risponde negativamente. Dapprima perchè, come qualsiasi realtà multinazionale, la variabile valutaria è insita nel business. Poi perchè, viene ricordato, il cambio più rilevante è l’euro-dollaro. Ebbene la presenza industriale negli Usa ne limita gli effetti. Ogni variazione di un centesimo di dollaro, viene spiegato, impatta, positivamente o negativamente, per circa 2 milioni il fatturato e per “solo” 1 milione il Mol. In conclusione, dice DiaSorin, dei tassi monetari ce se ne occupa e non preoccupa.

A fronte di un simile contesto quali le prospettive sul 2019? DiaSorin stima, a cambi costanti, il fatturato in rialzo tra il 5 e l’8% e l’Ebitda margin in linea con quello del 2018.

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