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Dichiarazione integrativa, quali sono i contributi da comunicare al fondo

Tutte le istruzioni e i benefici fiscali per i versamenti nei vari regimi (ordinario o forfettario) entro il 31 dicembre

di Giuseppe Argentino

Garbarino, Bocconi: «La flat tax è una norma incostituzionale»

6' di lettura

Garbarino, Bocconi: «La flat tax è una norma incostituzionale»

A proposito di previdenza complementare, un lettore ci ha scritto offrendoci lo spunto per trattare un dubbio concreto nel quale ci si può imbattere. “Dallo scorso anno presto attività di lavoro autonomo in regime forfettario agevolato con applicazione sul reddito imponibile di un’imposta sostitutiva. Il consulente fiscale mi ha detto che per tale motivo non ho possibilità di dedurre dalla dichiarazione dei redditi i contributi che verso regolarmente al mio fondo pensionistico complementare, mentre in precedenza, aderendo al regime fiscale ordinario, mi era consentito di dedurre fiscalmente i contributi versati al fondo. Devo considerare perdute le somme versate, o posso recuperare in qualche modo qualcosa?”. Fin qui la domanda posta, vediamo ora di chiarire cosa succede nel caso descritto che, ovviamente, può riguardare molte altre persone.

Che fine danno le somme versate

Prima di tutto va chiarito che le somme versate non sono perdute, perché non saranno tassate quando sarà erogata la prestazione, secondo le motivazioni di seguito esposte. L’articolo 8, comma 4 del Dlgs 252/2005, dispone che i contributi versati ad un fondo pensione siano deducibili annualmente nel limite massimo di euro 5.164,57. Il successivo articolo 11, comma 6, afferma poi che al momento della erogazione delle prestazioni, sulle somme fiscalmente dedotte sarà applicata una ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 15%, che si riduce dello 0,3% per ogni anno eccedente il quindicesimo di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione del 6%: in pratica, a chi rimane iscritto alla previdenza complementare per almeno 35 anni, si applicherà una tassazione del 9%.

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Per il calcolo dell’anzianità

A questo proposito l’articolo 11, comma 9, del decreto precisa che ai fini della determinazione dell’anzianità necessaria per la verifica del “quindicennio”, sono considerati utili tutti i periodi di partecipazione alle forme pensionistiche complementari per i quali non sia stato esercitato il riscatto totale. Con “orientamento interpretativo” del 10 febbraio 2011, la Covip ha specificato che circa il momento da prendere in considerazione per definire l’anzianità di partecipazione alla previdenza complementare, si debba fare riferimento al momento dell’iscrizione, anche qualora l’adesione non coincida con la decorrenza della contribuzione. In ogni caso, se una persona decide, nel corso degli anni, di cambiare fondo, l’anzianità rimane fissata alla data di inizio della prima iscrizione al primo fondo. Il quadro normativo si completa affermando che sulle prestazioni erogate in forma di capitale, la ritenuta sarà applicata dal fondo pensione, mentre nel caso di prestazioni erogate in forma di rendita la ritenuta sarà applicata dal soggetto erogante al quale il fondo pensione comunicherà per tempo i dati necessari perché il calcolo della tassazione venga correttamente effettuato.

Le deduzioni mancate

Ciò assume particolare rilevanza per le somme corrispondenti ai contributi che, come nel caso del lettore, non è stato possibile dedurre, perché sugli importi della prestazione derivanti da tali somme non si applica la tassazione, altrimenti sulle stesse somme graverebbe una doppia tassazione: una prima volta al momento del versamento contributivo, e una seconda al momento in cui si riscuote la prestazione. Affinchè il fondo pensione possa conoscere la misura esatta delle somme di contribuzione non dedotta, perché versate in eccedenza al limite annuo di deducibilità consentito dalla legge, o perché ricorre la condizione esposta dal lettore, il secondo periodo del citato comma 4 riconosce al contribuente la possibilità di comunicare al fondo pensione, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento, l’importo non dedotto, ovvero, se antecedente alla data in cui sorge il diritto alla prestazione, l’importo che non sarà dedotto nella dichiarazione dei redditi. Normalmente sui siti web dei fondi pensione è reperibile il modulo per comunicare l’importo della contribuzione non dedotta che la persona interessata provvederà a inviare al fondo per rendere nota la quota di prestazione che non dovrà essere tassata: attenzione, quindi, perché al 31 dicembre mancano pochi giorni.

Come funziona il meccanismo di tassazione sui rendimenti

Da alcuni anni ho aderito ad un fondo negoziale a contribuzione definita. Ogni tanto controllo sul sito web del fondo l’andamento dei rendimenti che si realizzano sui contributi versati, ma non capisco bene come vengono tassati. Potreste darmi una spiegazione ?

L’articolo 17 del Dlgs 252/2005 detta le norme relative al regime tributario delle forme pensionistiche complementari, disponendo che sul risultato netto, maturato in ciascun periodo d’imposta dai fondi pensione, si applica un’imposta sostitutiva del 20%.
Va tuttavia precisato che i rendimenti da titoli pubblici italiani ed equiparati, come pure da obbligazioni emesse da Stati o enti territoriali di Stati inclusi nella cosiddetta “white list”, concorrono alla formazione della base imponibile dell’imposta sostitutiva nella misura del 62,50%, garantendo in tal modo una tassazione effettiva del 12,50%.
Come precisato dall’agenzia delle Entrate, con circolare 70/E/2007, le prestazioni complementari sono fiscalmente imponibili al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta, e tra questi rientrano i redditi di capitale derivanti dai rendimenti della posizione individuale. L’Agenzia conferma infine che l’ammontare della prestazione corrispondente ai contributi non dedotti non va assoggettata a tassazione, poichè vanno tassate solo le prestazioni riferibili alle somme che hanno goduto della deducibilità fiscale durante la fase di accumulo.

Per gli occupati al primo lavoro cifra deducibile più ampia

Ho 22 anni e ho cominciato a lavorare da due mesi in un’azienda metalmeccanica. Mi è stato proposto di aderire al fondo Cometa, dove potrei versare il Tfr e contribuzione aggiuntiva. Se ho capito bene, la mia condizione di nuovo lavoratore mi consentirebbe di dedurre fiscalmente per un certo numero di anni una somma superiore al limite consentito. Potrei avere dei chiarimenti ?

L’articolo 8, comma 4, del Dlgs 252/2005, dispone che i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro ai fondi pensione, con esclusione del Tfr, sono fiscalmente deducibili, ogni anno, per un importo non superiore a 5.164,57 euro. In deroga a tale disposizione, il successivo comma 6, con norma di complessa formulazione, al fine di agevolare i lavoratori di prima occupazione che nei primi cinque anni di partecipazione ad un fondo effettuano versamenti per un importo inferiore alla somma sopra esposta, consente loro di dedurre dal reddito complessivo, nei 20 anni successivi al quinto, contributi eccedenti il limite sopra esposto, per una somma pari alla differenza tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione al fondo, e comunque in misura non superiore a 2.582,29 euro. In pratica, se ricorrono le condizioni, e se vi sono disponibilità finanziarie, l’importo massimo annuale complessivamente deducibile sarà di 7.746,86 euro.

Omissioni contributive: se l’azienda non versa il dovuto

In occasione del fallimento dell’azienda dove ho lavorato per parecchi anni è emerso che negli ultimi due anni non è stato versato il mio Tfr al fondo negoziale presso il quale sono iscritto. Come posso recuperarlo?

Il Dlgs 252/2005 non detta una norma specifica in merito alla domanda posta dal lettore. Tuttavia la Covip, nell’ottobre 2010, rispondendo ad un quesito posto da un fondo negoziale, ha osservato che, in caso di omissioni contributive, l’unica norma certa a tutela dei lavoratori è dettata dall’articolo 5 del Dlgs 80/1992, che riconosce al lavoratore il diritto di chiedere l’intervento del Fondo di garanzia, istituito presso l’Inps. Con circolare 23 del 2008, l’Inps, dopo avere affermato che la tutela riguarda anche la posizione di previdenza complementare, ha esposto le procedure per accedere all’intervento di tale Fondo. La Covip, a sua volta, con la risposta a quesito sopra citata, ha poi espresso l’avviso che se il giudice della procedura fallimentare individua nel fondo pensione l’unico soggetto legittimato all’insinuazione nello stato passivo dei crediti per contributi non versati alla previdenza complementare, è opportuno che il fondo stesso si attivi negli adempimenti necessari a tutela degli interessi dell’iscritto. In tal caso, ha concluso la Covip, è consigliabile che il fondo si faccia rilasciare dal lavoratore una specifica delega recante anche l’indicazione dell’importo del credito.

Dalla Covip una Guida pratica per i reclami e gli esposti

Sono iscritta a un fondo negoziale che da qualche tempo non è gestito adeguatamente, soprattutto nell’aggiornamento del sito web con riferimento ai rendimenti maturati. Ho provato anche a chiedere notizie per telefono, ma ho ricevuto solo risposte evasive. Esiste una possibilità di avere risposte chiare e soprattutto scritte ?

La risposta è affermativa. La Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) ha redatto una “Guida pratica”, consultabile sul sito www.covip.it, nella quale si espongono le modalità per presentare “esposti” in cui rappresentare eventuali irregolarità e anomalie dei fondi. Nella Guida si afferma che l’esposto va preceduto dalla presentazione di un “reclamo” scritto, da inviare al fondo, specificando le criticità riscontrate; il fondo è poi tenuto a rispondere entro 45 giorni dalla richiesta. Se trascorso tale periodo, il fondo non ha risposto, o se la risposta non è ritenuta soddisfacente, la persona interessata potrà presentare alla Covip un “esposto” specificandone le ragioni, e allegando sia il “reclamo” presentato al fondo, sia la eventuale risposta ricevuta, nonché altra documentazione a convalida delle ragioni espresse. Nella “Guida” è contenuto anche un “fac-simile di esposto”, ed è specificato che la Covip, se la situazione lo richiede, si attiverà presso il fondo, mentre non saranno fornite risposte in mancanza di elementi utili all’esame di fatti.

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