tribunale dei ministri di Catania

Diciotti, chiesta l’autorizzazione a procedere per Salvini. Il vicepremier: ci riprovano

di Nicola Barone


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4' di lettura

Il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini per la vicenda del pattugliatore d’altura della Guardia Costiera Diciotti. «L'obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell'immigrazione irregolare», scrivono i giudici secondo i quali «le Convenzioni internazionali cui l'Italia ha aderito costituiscono un limite alla potestà legislativa dello Stato e, in base agli art.10, 11 e 117 della Costituzione, non possono costituire oggetto di deroga da parte di valutazioni discrezionali dell'autorità politica».

La nave fu protagonista nell’agosto del 2018 di un caso internazionale dopo aver raccolto in mare al largo della Libia oltre 13o migranti, poi sbarcati a Catania dopo un’attesa durata giorni al termine di un duro braccio di ferro diplomatico con Malta, Francia e Germania.

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L'inchiesta vedeva indagato il titolare del Viminale per sequestro di persona, in relazione al mancato sbarco dei migranti soccorsi lo scorso agosto dal mezzo della Guardia Costiera. Diversamente, secondo le motivazioni indicate in precedenza dalla procura il ritardo nello sbarco era «giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per la separazione dei poteri, di chiedere in sede europea la distribuzione dei migranti (e il 24 agosto si è riunita la Commissione europea) in un caso in cui secondo la convenzione Sar sarebbe toccato a Malta indicare il porto sicuro».

Dal canto suo il ministro dell'Interno si difende con fermezza commentando in una diretta Facebook la decisione del Tribunale dei ministri di Catania, la sezione specializzata del tribunale ordinario competente per i cosiddetti “reati ministeriali”, quelli commessi dal premier e dai ministri nell'esercizio delle loro funzioni. «Ci riprovano, torno ad essere indagato per sequestro di persona e di minori, con una pena prevista da 3 a 15 anni. Manco fossi uno spacciatore o uno stupratore. Ora la parola passa al Senato e ai senatori che dovranno dire si o no, libero o innocente, a processo o no. Ma lo dico fin da ora, io non cambio di un centimetro la mia posizione», attacca Salvini. Che chiede agli italiani «se ritengono che devo continuare a fare il ministro, esercitando diritti e doveri, oppure se devo demandare a questo o a quel tribunale le politiche dell'immigrazione. Le politiche dell'immigrazione le decide il governo, non i privati o le Ong, se ne facciano una ragione». Si autodefinisce colpevole Salvini. «Lo ammetto, lo confesso e lo rivendico, ho bloccato lo sbarco. E mi dichiaro colpevole dei reati nei mesi a venire, perché non cambio. Rispetto il lavoro dei giudici ma serve chiarimento».

I toni del vicepremier e leader della Lega non sono piaciuti all’Associazione nazionale magistrati che stigmatizza le sue parole «irrispettose verso i colleghi nei toni di derisione utilizzati e nei contenuti, anche laddove fanno un parallelismo tra i tempi di redazione di un provvedimento giurisdizionale, come noto previsti dalla legge, e il funzionamento di un'azienda privata». «Il rischio di una delegittimazione della magistratura, il cui operato viene fatto nel rispetto delle leggi dello Stato - rileva l’Anm in una nota - è alto e va assolutamente evitato».

«Rettifiche sospette» dei Prefetti del Viminale
«Il ministro dell'Interno non ha ancora formalmente comunicato il Pos (il porto sicuro, ndr) e quindi tutta la catena di comando, dal centro verso la periferia, rimane bloccata in attesa delle determinazioni di carattere politico del signor ministro dell'Interno». È quanto ha riferito ai magistrati di Agrigento (i primi ad aprire il fascicolo sulla vicenda) il capo del Dipartimento delle libertà civili e immigrazione del Viminale, il prefetto Gerarda Pantalone, in merito alla mancata assegnazione del Pos alla Diciotti lo scorso agosto. Nelle 53 pagine del provvedimento i giudici del tribinale del riesame affermano che il centro di coordinamento dei soccorsi di Roma (Imrcc) ha avanzato al Dipartimento tre diverse richieste di Pos, il 15, il 17 e il 24 agosto. E ci sono state«rettifiche sospette» da parte dei Prefetti del Viminale ascoltati dai magistrati.

«Situazione di costrizione a bordo» per i migranti
Nelle loro conclusioni, i giudici sottolineano che «l'omessa indicazione del Pos» dopo la richiesta delle 22.30 del 17 agosto «da parte del dipartimento per le libertà civili e immigrazione, dietro precise direttive del ministro dell'Interno, ha determinato...una situazione di costrizione a bordo delle persone soccorse fino alle prime ore del 26 agosto (quando veniva avviata la procedura di sbarco a seguito dell'indicazione del Ps rilasciata nella tarda serata del 25) con conseguente apprezzabile limitazione della libertà di movimento dei migranti, integrante l'elemento oggettivo del reato ipotizzato». Ora la procura di Catania, in ottemperanza alla decisione del Tribunale dei ministri di Catania, ha inviato al Senato l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno e gli atti relativi all'inchiesta sulla nave Diciotti.

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