autorizzazione a procedere

Diciotti, Salvini: no al mio processo. Di Battista: in Giunta M5S voterà sì

di Nicola Barone

(ANSA)

4' di lettura

Sul caso Diciotti «abbiamo preso insieme, io, lui, il presidente del Consiglio e l'intero governo italiano del cambiamento la decisione, se processano Salvini, devono processare anche me e tutto il governo». È il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli a parlare ribadendo che la scelta fatta a suo tempo «è stata di tutto il governo». Dunque, «non è un processo a Salvini, che ha preso una decisione collegiale, governativa. Ma se vogliono farlo diventare un processo al governo, ci siamo tutti e vogliamo tutti andare di fronte ad un giudice. E se dovessi essere indagato anche io, significa che è una giusta e corretta responsabilità di una scelta fatta da tutto il governo».

Che a dispetto della linea originaria, orientata al sì alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, nei Cinque Stelle siano in corso dei riposizionamenti arriva una conferma esplicita dalle parole del deputato Emilio Carelli. «Io adesso non so se voteremo sì o no, perché le cose son cambiate in queste ultime ore. Ripeto, a mio parere dobbiamo aspettare quello che si diranno poi Salvini e Di Maio in queste ore». Quella per la Diciotti è stata una decisione presa «nell'interesse pubblico», scrive intanto il vicepremier Matteo Salvini in una lettera al Corriere della sera, per questo «va negata l'autorizzazione».

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«La mia vicenda giudiziaria è strettamente legata all'attività di ministro dell'Interno e alla ferma volontà di mantenere gli impegni della campagna elettorale», evidenzia Salvini citando i dati su sbarchi e rimpatri. Potrebbero passare delle settimane ma la massimo entro la fine di marzo Palazzo Madama deciderà se dare o meno l'autorizzazione a procedere contro di lui per la gestione dei migranti a bordo della nave. Se i Cinque Stelle preannunciano il sì per il Carroccio processare il vicepremier leghista significa «processare il governo». Luigi Di Maio prova a serrare le fila scongiurando nuove fibrillazioni all’interno della maggioranza gialloverde. «Non c'è nessuna turbolenza. Io e Salvini ci parliamo. Quello non è il processo al ministro dell'Interno, ma ci siamo tutti, sono scelte di tutto il governo». Ed è in questo scenario che in serata, dopo il voto dell’Aula sul Dl semplificazioni, il capo politico del M5S vedrà i senatori pentastellati membri della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato.

In serata sul caso prende posizione anche l'esponente del M5S Alessandro Di Battista che ospite di “Porta a Porta” preannuncia il voto favorevole del Movimento al processo a Salvini, segnale che il dibattito interno si è risolto con una conferma della linea politica iniziale. «Credo proprio che voteremo a favore di sì alla autorizzazione a procedere, poi cercheremo una soluzione tutti assieme», sottolinea Dibba. Poi definisce «ingiusto» un processo con solo Salvini sul banco degli imputati. e auspica dal premier Conte «un atto formale nei confronti del Tribunale dei ministri e della Giunta per le autorizzazioni certificando che quella decisione presa da Salvini sul caso Diciotti sia stato un atto del Governo, condiviso dalla Presidenza del Consiglio e dal ministro Toninelli». «Non si può giocare la tenuta del Governo su questo caso», conclude Di Battista. La sua richiesta viene esaudita quasi in diretta dal premier Conte che in trasferta a Cipro annuncia ai giornalisti l’assunzione della «piena responsabilità politica di quello che è stato fatto» per il “caso Diciotti”. Stanotte «ci sarà un vertice con i vice premier e si parlerà anche di Sea Watch», aggiunge riferendosi all’altro “caso migranti” al centro delle polemiche. Il confronto a tre servirà a sancire l’ennesima intesa politica all’interno della maggioranza, incentrata proprio sulla pubblica assunzione di responsabilità delle decisioni sulla “Diciotti” del premier Conte.

La procedura per l’eventuale processo a Salvini partirà mercoledì prossimo in seno alla Giunta delle elezioni e delle immunità. «Non rinnego nulla e non fuggo dalle mie responsabilità di ministro. Sono convinto di aver agito sempre nell'interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato. Rifarei tutto. E non mollo», assicura il capo della Lega per il quale la valutazione del Senato è vincolata all'accertamento di due requisiti (ciascuno dei quali di per sé sufficiente a negare l'autorizzazione): la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o il perseguimento di un preminente interesse pubblico. «Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l'autorizzazione a procedere debba essere negata. E in questo non c'entra la mia persona. Innanzitutto il contrasto all'immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico, posto a fondamento di precise disposizioni».

Forza Italia «è sempre stata e sempre sarà garantista» e dunque voterà no «sia che la richiesta di processo riguardi Salvini, sia che riguardi gli avversari grillini». Invece «se il Movimento 5 Stelle vota sì al processo a Salvini vuol dire che secondo loro il ministro degli Interni non ha agito per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo. I grillini non si rendono conto che il processo a Salvini è il processo al loro governo», argomenta il deputato e membro del Comitato di presidenza di Fi Sestino Giacomoni. Biasimo verso l’intera strategia seguita sinora dal governo sui migranti viene espresso dal Pd. Il capogruppo dem Graziano Delrio tiene a rimarcare il fatto che «dopo aver tenuto 47 persone per giorni in ostaggio in mezzo al mare adesso Salvini cambia idea e si dichiara a favore dello sbarco. Finalmente si è arreso al buonsenso». L’attacco è diretto in particolare contro il ministro dell’Interno. «A terra si deve fare la allocazione migranti, se il governo non è in grado di fare accordi con gli altri paesi europei per condividere l'accoglienza ai migranti, si dia mandato alla presidenza del Parlamento europeo o della Camera di trattare con la Commissione europea. Responsabilità penali a parte, di cui eventualmente si occuperà la magistratura, siamo davanti a un uso cinico del proprio ruolo istituzionale. È inaccettabile vedere le istituzioni piegate al volere di un ministro che si sta comportando come un bambino capriccioso».

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