Colosso del ride hailing

Didi Global, Pechino rovina la festa: titolo in caduta a Wall Street

Indagine sullo stato della sicurezza informatica. Il governo cinese da mesi frena la crescente influenza delle più grandi piattaforme online, commerciali e fintech

di Al.An.

La quotazione di Didi Global a Wall Street (Reuters)

2' di lettura

La festa è durata poco. Didi Global è crollata al Nyse dopo che Pechino ha dichiarato di aver avviato un’esame sullo stato della sicurezza informatica della società. Il tutto a due giorni dalla seconda più importante quotazione di una società cinese a Wall Street (l’Ipo ha raccolto 4,4 miliardi di dollari, con valutazione a quasi 70 miliardi) da quella di Alibaba del 2014. La mossa è stata studiata per contrastare i rischi sulla sicurezza dei dati, salvaguardare la sicurezza nazionale e proteggere l’interesse pubblico, secondo una dichiarazione della Cyberspace Administration of China. Le azioni hanno perso fino all’8,8% per chiudere poi con un -5,3% a 15,53 dollari dal 16,4% del debutto, mercoledì.

La società è già stata coinvolta in un’ampia indagine antitrust sulle società internet cinesi con esiti incerti per Didi e per il gigante dell’internet cinese, Tencent, che pure è azionista della società di ride hailing (6,8%). Il governo negli ultimi mesi ha operato una stretta senza precedenti per mettere un freno alla crescente influenza delle più grandi piattaforme online, commerciali e fintech, nello sforzo di controllare la gigantesca raccolta di dati che è la vera ricchezza di Alibaba & Co. Questa nuova stretta accade non solo dopo la quotazione di Didi ma anche a ridosso dalle celebrazioni del 100° anniversario del Partito Comunista a Pechino.«Didi collaborerà pienamente con l’autorità governativa competente durante la revisione - ha affermato la società in una nota - . Abbiamo in programma di condurre un esame completo dei rischi per la sicurezza informatica e migliorare continuamente i nostri sistemi e le capacità tecnologiche».

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Fondata nel 2012 da Cheng Wei, poco meno di mezzo miliardo di utenti, Didi ha acquisito il braccio cinese della rivale americana Uber nel 2016 e ha intrapreso un’ambiziosa espansione internazionale. Negli ultimi risultati trimestrali ha comunicato il primo utile da 837 milioni di dollari, ma l’attività resta ancora poco profittevole e le perdite sono cospicue, tra 1 e 2 miliardi di dollari all’anno. La società, che era tra i 34 giganti di Internet a cui l’autorità di regolamentazione ad aprile aveva chiesto di correggere alcuni «eccessi», aveva avvertito che non poteva assicurare agli investitori che i funzionari del governo sarebbero stati soddisfatti dei suoi sforzi o che sarebbe sfuggita alle sanzioni.

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