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Europarlamento, 10 decisioni che ci hanno cambiato la vita (spesso senza saperlo)

di Chiara Bussi


I 10 leader politici che comandano in Europa

6' di lettura

Da giugno 2017, quando andiamo in un altro Paese europeo non paghiamo più un sovrapprezzo per telefonare, andare sui social o mandare messaggi. È la fine del roaming selvaggio, dove il Parlamento europeo ha avuto un ruolo decisivo. L'eliminazione di questa tassa nemmeno tanto occulta non è un caso isolato: sono almeno dieci le decisioni prese dai nostri rappresentanti a Strasburgo che hanno eliminato le barriere cambiando in meglio la nostra vita quotidiana. E offrendo ai cittadini europei, a seconda dei casi, gli stessi vantaggi, tutele, obblighi. Ecco allora 10 decisioni dell’Europarlamento che hanno cambiato le nostre vite. A conferma di quanto il suo ruolo sia determinante nel processo legislativo europeo.

1. Fine del roaming selvaggio
A decretare la fine del sovrapprezzo sul roaming è stato un regolamento europeo proposto dalla Commissione Ue nel settembre 2016 e approvato con un accordo informale tra Parlamento Ue e Consiglio nell'aprile 2017 . Usare il cellulare durante una permanenza temporanea in Europa o usarlo nel paese in cui si vive non fa più alcuna differenza.
I vantaggi sono stati subito evidenti, come dimostra un sondaggio realizzato nel maggio 2018, a quasi un anno dallo stop.
L’84% dei cittadini italiani ha dichiarato di averne già beneficiato e uno su quattro (pari al 34%) dice di farne uso come a casa dato che i costi sono identici.

PER SAPERNE DI PIÙ / Roaming, meno stress per chi viaggia nella Ue

2. Iban &C
Ormai ci siamo abituati all'infinita sequenza di cifre che ci viene richiesta in caso di un bonifico bancario. Stiamo parlando dell'Iban (il codice bancario nazionale) o del Bic (codice internazionale di identificazione della banca).
Dal 1° febbraio 2016, con l'entrata in vigore di una serie di regolamenti e direttive europee, vengono utilizzati come coordinate bancarie in tutta l'Unione europea. In questo modo bonifici, addebiti e pagamenti tramite carta sono stati standardizzati in tutti i Paesi con l'obiettivo di renderli più veloci e meno costosi.
Esiste infatti un'area unica di pagamenti in euro (Sepa) di cui fanno parte 36 Paesi: i 28 della Ue oltre a Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Monaco, San Marino, Andorra e Città del Vaticano.

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3. Difesa della privacy
Più tutela dei nostri dati sensibili a partire dal 25 maggio scorso. Tutti se ne sono accorti perché qualsiasi organismo, ente o servizio che per un motivo o per l'altro entra in contatto con i nostri dati personali ci chiede il consenso e si impegna a non utilizzarli per altri fini se non quelli previsti. Succede ogni giorno e più volte al giorno, dal medico, negli ospedali, in banca, se chiediamo un certificato all'anagrafe, se acquistiamo online o se iscriviamo i nostri figli a scuola. Milioni di dati sensibili che ci identificano (genetici, sulla nostra salute, sulle relazioni sociali, sulla nostra situazione economica, finanziaria e giudiziaria) che ora hanno una maggiore tutela.
E succede la stessa cosa in tutti i Paesi Ue perché è una diretta conseguenza dell'entrata in vigore del regolamento Gdpr (n.2016/679) proposto dalla Commissione europea nel maggio 2016 e approvato successivamente da Europarlamento e Consiglio.

DOSSIER / Privacy, come mettersi in regola con il Gdpr

4. E-commerce senza frontiere
Acquistare online in un altro Paese Ue agli stessi prezzi applicati sul territorio nazionale. Dalla fine del 2018 si può. Un regolamento Ue approvato da Europarlamento e dal Consiglio ha posto fine al cosiddetto geoblocking che finora consentiva agli operatori esteri di bloccare gli acquisti provenienti da altri Paesi o di reindirizzarli automaticamente verso un altro sito web a causa della loro nazionalità.
Ora gli operatori commerciali devono trattare gli acquirenti online provenienti da un altro Paese allo stesso modo dei clienti nazionali.
Le nuove regole hanno rimosso questo ostacolo e oggi rendono più agevole l'e-commerce di prodotti, prenotazioni alberghiere, noleggio auto e biglietti per partecipare a concerti o per l'ingresso a parchi di divertimento. Ma anche servizi elettronici non protetti da copyright, come cloud, firewall, memorizzazione di dati, hosting di siti web. Sono esclusi per il momento i contenuti protetti da copyright.

IL PARLAMENTO EUROPEO USCITO DALLE ELEZIONI DEL 2014

I colori corrispondono ai partiti indicati nella legenda

5. Progetto Erasmus
Un semestre di studio in un altro Paese europeo. Il progetto Erasmus, che ha compiuto 30 anni nel 2017, è un programma finanziato con il bilancio dell'Unione europea che per il periodo 2014-2020 ha stanziato 14,7 miliardi per favorire gli scambi tra studenti universitari. Finora ne hanno beneficiato più di 9 milioni di persone.
Gli studenti hanno diritto a un assegno tra i 150 e 250 euro al mese e sono esonerati dalla tasse universitarie previste nell'università di arrivo.
Nel 2014 il programma è diventato Erasmus + che comprende anche un programma di master e dottorato e la possibilità di uno scambio anche per neo imprenditori e liberi professionisti.

6. Il marchio Ce
Lo vediamo di continuo, ma spesso non ce ne curiamo. È il marchio Ce che campeggia sui prodotti che utilizziamo. Significa che quel prodotto è conforme a tutte le disposizioni europee dalla sua progettazione alla fabbricazione, fino alla messa sul mercato e allo smaltimento. Questo simbolo è stato creato nel lontano 1993. Per essere commercializzati nella Ue, in Norvegia, Liechtenstein e Svizzera, per alcuni prodotti questo marchio è obbligatorio. Lo è per giocattoli, dispositivi medici o elettrici, occhiali (da vista e da sole), macchine, tv. Questo marchio tutela la nostra salute e dal rischio di contraffazione.

7. Il numero di emergenza 112
Avete un incidente in un Paese europeo e volete chiamare la polizia o un'ambulanza? O si verifica un incendio e dovete mettervi in contatto al più presto con i vigili del fuoco? Non tutti lo sanno, ma nell’intera Unione esiste un numero unico da comporre in caso di emergenza sia su rete fissa che mobile: il 112. Se il cellulare non ha copertura di rete, componendo il 112 esso si collegherà automaticamente alla rete disponibile.
È stato istituito nel 2008, ma la completa adozione è arrivata solo in seguito (in Italia nel 2017).

8. Pnr
Dal giugno scorso ogni volta che viaggiamo in aereo veniamo “tracciati” con un codice di prenotazione. Si chiama Pnr, acrononimo dall'inglese Passenger Name Record. I dati sono infatti raccolti in un database che conserverà le informazioni su chi viaggia in aereo in Europa per un periodo di cinque anni. E potranno essere consultati in tempo reale dalle autorità di tutti i Paesi europei ed eventualmente, ma solo in casi particolari, dagli alleati nella lotta al terrore. Anche a distanza di tempo, sarà possibile controllare e ricostruire gli spostamenti di persone sospette all'interno dell'Eurozona.
Una misura decisa per prevenire il rischio di terrorismo e decisa sull'onda degli attentati di Parigi e Bruxelles.
Vista la natura dei dati trattati la sua gestazione ha richiesto tempo per poter trovare l'equilibrio tra il rispetto della privacy e l'esigenza di sicurezza. Una prima proposta di direttiva proposta dalla Commissione Ue era stata respinta proprio per i timori dell'Europarlamento legati alla protezione dei dati personali. Nell'aprile 2016 è stata approvata definitivamente.
In base alle regole in vigore le compagnie aeree sono obbligate a comunicare alle autorità i dati dei passeggeri per tutti i voli provenienti da Paesi terzi verso la Ue e viceversa.

9. Tessera sanitaria europea
Forse non tutti lo sanno, ma esiste una tessera sanitaria europea che ci consente l'assistenza sanitaria gratuita in tutti i Paesi Ue. Non si tratta di un nuovo documento, ma è semplicemente il retro della nostra tessera sanitaria nazionale o della Carta regionale dei servizi. In gergo si chiama Team (Tessera europea di assicurazione malattia) ed è entrata in vigore il 1° novembre 2004.
Permette di usufruire delle cure medicalmente necessarie (e quindi non solo urgenti) coperte in precedenza dai modelli E 110, E 111, E 119 ed E 128. Ha una validità di sei anni, come previsto da un decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 2010.

10. Pagamenti più puntuali
Pagherò. Sì, ma quando? Il ritardo dei pagamenti da parte delle imprese o della pubblica amministrazione è uno dei mali cha affliggono il nostro Paese, che è in buona compagnia in Europa. Oggi però questo non è più possibile. Una direttiva del 2011 (entrata in vigore nel 2013) stabilisce che le imprese sono tenute a saldare le fatture entro 60 giorni, a meno che non sia stato esplicitamente concordato e le amministrazioni pubbliche devono pagare merci e servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni. Tempi che lo Stato italiano raramente rispetta, tanto che nel dicembre 2017 la Commissione europea lo ha deferito alla Corte di Giustizia Ue. In caso di mancato rispetto delle scadenze la direttiva europea fa scattare gli interessi di mora, superiori di almeno dell'8% al tasso di riferimento della Bce.

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